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“(…) Genitori! Se per la vostra vecchiezza non volete apparecchiarvi un calice di angosce e di rimorsi; se non volete chiudere solitari i vostri occhi in una stanza deserta abbandonati a mani mercenarie; se non volete che la vostra memoria abbia il triste retaggio dell’oblio, o della maledizione, se non volete la vostra e l’infelicità dè vostri figli, educate il loro cuore! L’educazione dell’intelletto è utile, ma quella del cuore è necessaria (…)”.

Parole del giornale “Il pirata” di martedì 23 agosto 1836, periodico milanese, di cui, in coerenza a tale giorno della settimana, si riferiva nella sua prima pagina che “si pubblica il martedì e venerdì d’ogni settimana”.

Il tema, fra gli altri, affrontato in quella edizione, conserva la costante attualità della propria importanza, a cerniera di ogni avvicendamento generazionale, nel rispettivo riproporsi del ruolo intercorrente fra genitori e figli, senza nulla togliere al notevole mutamento della società fra l’Ottocento andato ed il Terzo millennio pertinente alle complesse sfide educative che e per fortuna attengono ancora al presente.

Alcuni punti fermi erano già stati, naturalmente, fissati anche allora, in quell’illuminante essenzialità sostanziale che seguita a rappresentare una perdurante chiave di lettura, rispetto ad una tematica fondamentale, ancora oggi alquanto responsabilizzante chiunque si trovi a ricoprirne le posizioni nelle quali è tuttora strutturata, nella sua naturale caratterizzazione familiare, attraversata dalle necessità di una metodica educativa efficace e calzante un’impostazione basilare.

Come, alla luce di quanto affermato da quel periodico, si doveva giungere alla “educazione del cuore”? Fuori da quella proposta di lettura, divulgata nel periodo pre-unitario, con l’aquila bicipite austriaca a vessillo pure della Lombardia, pareva, in quel tempo, intervenire, analogamente pronunciandosi sull’argomento, “La Moda – Giornale di Scene della Vita, Mode di vario genere e Teatri” di giovedì 4 aprile 1839, pubblicando, a sviluppo di uno scritto intitolato “Del primario fondamento ad una nuova educazione dè figlioli”, che “(…) Quale sarà il primario fondamento di questa educazione del cuore? Assai giovano gli ammaestramenti, assai le massime di morale e di religione, assai, infine, gli stessi lusinghieri doni. Ma non son tutto. V’ha altra educazione, la più necessaria e la più efficace, vogliam dire l’educazione dell’esempio. Sull’esempio dè genitori è che formar si deve il cuore dè figli, in quanto che l’esempio ha forza di persuasione, la più possente. Chiamarono i Greci, l’uomo, animale d’imitazione, imperciocchè, niuno altro essere vi ha, che sia più portato a seguire quelle tracce, che vide segnare dagli altri. L’educazione del cuore non può meglio impararsi che alla scuola dell’esempio. La buona e cattiva morale, adunque, dè figli dipende solo dalla buona o cattiva morale dè genitori. A che giovano, invero, le belle parole, quando elleno vengono smentite coi fatti? Quando questi fatti vengono a portare più forti impressioni di quelle che possano lasciare i più bei consigli e le più utili massime? La felicità o il malessere delle generazioni figlie è da ripetere quasi sempre tutta intera dalle generazioni madri. Vedano, pertanto, i genitori quanta responsabilità pesi su di loro. Soltanto allora che ne daranno l’esempio, potranno sperare che tutte le virtù pratiche saranno apprese e praticate dai figli. (…)”.

Forte di questa visione, tanto inappuntabile, quanto vagamente meccanicistica, da ingarbugliarsi, forse, un poco da sola, tacendo di considerare il ruolo centrale del libero arbitrio che pure il Padre Eterno pare abbia elargito alle sue creature, da sempre, almeno un poco, renitenti e refrattarie, però, a seguirne l’esempio e gli ammaestramenti, pare che, comunque, sull’onda di tanta asseverata e lucida appropriatezza educativa, si cercasse, in coerenza, di coltivare il mandato, opportunamente, messo in chiaro, fra le prerogative genitoriali, nel fornire ad esse, pari mezzo giornalistico, alcune ispirazioni per un corrispondente approfondimento.

A titolo di curiosità, le tendenze del momento, ovvero riscontrabili sul crinale di quei giorni, ancora risparmiati dalle lotte cruente del Risorgimento, erano pure costituite dal dare, ad esempio, visibilità all’iniziativa editoriale “Guida dell’educatore – Foglio Mensuale, redatto da Raffaello Lambruschini – Firenze, soi tipi della Galilejana”, verso la quale stampa di settore, una diffusa recensione, dedicata, appunto, a tale pubblicazione, era andata a contraddistinguere le fitte pagine del giornale, probabile evoluzione del precedente, dal titolo “La Fama – Rassegna di Scienze, Lettere ed Arti” di lunedì 11 maggio 1840.

In armonia con le parole di Francesco Ludovisi, autore dell’articolo prima accennato, a firma, invece, di “G.P.” si cercava di amalgamare le comprensibili necessità del provvedere, il meglio possibile, a favore dei discenti, anche sottolineando alcuni mirati accorgimenti.

In questo caso, la riflessione era, insieme ad altre considerazioni, espressa a favore dell’utilità propria dell’attingere a concetti narranti, instradati su edificanti vicende, come, a volte, si intende ancora alludere al fascino, anche aneddotico, di un dato passato, sottolineando la fattibilità di una presa sulle “(…) novelle, perché, oltre la conoscenza della storia, aiutan, colla celebrità di nomi famosi, la potenza degli affetti virtuosi nelle tenere menti. Questa, poi, è dettata con tale candore che non può non fare che non produca, in essi, solenne impressione. (…)”.

Intanto, a scuola, la via per frequentarla, poteva avere uno sbocco anche a Vienna, come lo stesso giornale, ma di lunedì 20 agosto 1838, già, aveva specificato, fra le sue pagine, pubblicate a Milano, in una emblematica prossimità ed in una chiara dimestichezza con la capitale di quel vasto impero, di cui, la metropoli lombarda, ne faceva ancora parte.

Sul lato pratico, in tema di educazione, mediata da un’ulteriore modalità di applicazione, era, stavolta, la, tuttora non scontata, scelta, circa quale fosse la via formativa da poter, caso per caso, meglio intraprendere.

Qui, non si avevano dubbi. A chi, naturalmente, vista l’epoca, poteva sostenerne il materiale e non indifferente passivo, fra le uscite economiche per la scuola, come investimento futuro per la propria prole, si indicava lo “stabilimento scolastico del signor Hocke in Vienna”, caldeggiato anche perché, come in relazione ad altri punti illustrati nell’articolo, era precisato, che “(…) Il vitto è sano ed abbondante. Le ore sono saviamente ripartite fra lo studio, gli esercizj della persona, la ricreazione e le passeggiate in campagna e nel vasto ed ameno giardino dello stabilimento. (…)”.

Significativo, a tutta evidenza, anche l’aspetto che, nella codifica di questa proposta rivolta ai lettori dell’epoca, risultasse, a conclamato fattor comune, l’ammissibilità del poter riconoscere che “(…) La molteplicità e frequenza delle relazioni che esistono fra le province italiane e le tedesche della monarchia austriaca, potrebbe per avventura, fare nascere in vari genitori il pensiero di fare educare i loro figli in Germania, sia per abilitarli ad ottenere colà impieghi, sia per renderli atti ad esercitarvi professioni, sia ad occuparsi nel commercio. (…)”.