Giallo ocra, ornato di rosso: sintesi cromatica di copertina per il “Lonare Bressà (Almanacco Bresciano)”, a decisa definizione pastello dell’annuale iniziativa che, anche per il 2019, conferma la proposta di una tipica portata esclusiva.

Poco meno di duecento pagine, sviluppate in un tradizionale formato illustrato, proporzionano, nel taglio rettangolare, la dimensione ad album di una pubblicazione stilisticamente riconoscibile anche per l’acquisito ricorrere sistematico di una propria edizione, realizzata dalla “Publimax”, in riferimento al progetto editoriale di Massimo Boni, nella riconoscibilità esplicita di una stampa divulgativa che, come un giornale, ha anche un proprio direttore responsabile, qui, nella persona di Giovanni Cherubini.

Grazie alla regia di questa tredicesima edizione, come testualmente la stessa appare presentata in un’enumerata attribuzione, le sue prime pagine si esplicano in una sorta di prefazione che dettaglia le principali peculiarità trattate, mediante le quali si profila l’interessante dinamica di una praticata caratterizzazione, ispirata alla realtà locale e pure contestualmente attraversata da una serie di mirati spunti d’analisi, evocativi di quanto vi risulta preso in considerazione.

Tra questi aspetti, utili anche per l’esplicito nesso funzionale ad una possibile recensione, si situa, fra l’altro, l’ingente lavoro memorialistico vocato alla cosiddetta “Casa delle Bambole”, quale raccolta di informazioni e di testimonianze su un certo qual versante scandalistico, dove, a suo tempo, si consumava, a Brescia, la licenziosità clandestina di un cenacolo a “luci rosse”, rimasto nel folclore collettivo, ad appannaggio di un trasversale e triste fenomeno edonistico.

Come recita un adagio popolare, analogamente a diversi altri, anch’esso messo in risalto sul “Lonare Bressà (Almanacco Bresciano)”, “El tèp el còr pio del vènt (Il tempo corre più del vento)” anche su tali manifestazioni, per così dire, evasive, diffusamente presenti nelle molteplici memorie che sono state accolte nelle pagine della pubblicazione, come si può leggere in una traccia indicativa di tale scelta di documentazione connotativa: “Questa edizione del “Lonare Bressà” propone ogni mese uno stralcio tratto dal libro “Lei Armando”, Morellini Editore. Fine anni Sessanta, quartiere Carmine di Brescia, un luogo di delinquenza e prostituzione ordinaria. Uno spaccato di una Brescia trasgressiva che ormai non c’è più. Oggi che sono in pochi a ricordare i gemiti di piacere che provenivano dalla “Casa delle bambole” è giunto, dicono convinti gli autori, il momento di rievocarli”.

Altro pulpito, ricorrente, da cui promanano i contenuti di quest’edizione, secernendo, tematicamente, gli interessanti contributi di una pregressa corrispondenza editoriale in altre opere coincidente, è quello del sacerdote bresciano, noto con l’appellativo di “Tone Barbel”, coinvolto, non tanto per la veste talare, ma per l’efficace ruolo di autore di una significativa sequenza di scritti funzionali a narrare, in vernacolo, aneddoti di vicende proprie di racconti assidui a dar voce ad un retaggio popolare, come pure, si precisa nel volume che lo addita come “L’autore de “Le storie de Tone Barbèl” (Editrice La Rosa) che ogni mese vengono proposte in questa edizione del Lonare, è don Piero Rigosa (1889 – 1968) di Collebeato. Fisicamente minuto, gracile, dotato, però, di una vivace e traboccante intelligenza. Nel 1918, con Giovanni Battista Montini, (dallo scorso ottobre San Paolo VI) fonda il periodico “La Fionda”. E’ stato il direttore de “Il Cittadino”. Memorabili le sue lezioni sulla “Divina Commedia”. E’ stato prevosto della parrocchia di San Lorenzo in città dal 1949 al 1961. “Don Piero, nel disincanto del pastore d’anime – ha scritto lo storico Antonio Fappani – aveva finito con l’abbandonare ogni letteratura e si è rifugiato nella narrazione di cose quotidiane, come nei racconti di Tone Barbèl, immediati, semplici, vivi, in un dialetto esemplare”.

A suo modo, in assonanza con lo stile dell’indimenticato Angelo Canossi (1862 – 1943), “poeta della Brescianità” che, anche per quest’edizione, ha più di una citazione, queste pagine in dialetto concorrono, fra l’altro, a profilare vari spunti di lettura dove, accanto alla consueta disamina del tempo, ogni mensilità ha, accanto al calendario, una versatilità di ispirazioni, sviluppate a promozione della cultura locale, qui presa a supremo riferimento, anche nei luoghi e nelle curiosità, spesso mediate dalla riproduzione di amene interpretazioni artistiche, che ne valorizzano, a tutto tondo, l’assortimento.

In questo modo, numerosi richiami, a Brescia ed alla sua composita provincia, rilanciano al tempo in corsa, il nesso, fra passato e presente, intercorrente in un insieme di tradizioni, pure espresse in sopravviventi ricorrenze ed in manifestazioni che ne rivelano l’ambito di documentate coesistenze, nei diversi percorsi che, anche il ricondursi ad una comunità territoriale d’appartenenza, esplicano, in vari motivi d’interesse e grazie alla messa a disposizione di significative immagini d’epoca, il chiaroscuro di determinate contingenze, quali affreschi generazionali su capitoli di storia generalmente attraversati non senza fatiche e sofferenze, pure ad impronta di un destreggiarsi fra le evenienze, come appunto, brescianamente, recita, per il 2019, “Il Lonare Bressà (Almanacco Bresciano)”: “Anche ‘n bastù stòrt el pol fàt caminà drìt (Anche un bastone storto può farti camminare diritto)”.