Elena, nave e regina. Mezzo dell’allora Regia Marina e testa coronata effettiva che, della nave corazzata pluricalibro, aveva ispirato una certa dedicazione, da prediligere su tale nuova ammiraglia esclusiva, mediante una deferente versione evocativa.

Il varo era prossimo. Ci sarebbe presto stata una nave da guerra con il nome di Elena di Savoia (1873-1952), declinato semplicemente con il popolare appellativo, suo personale, e la correlata qualifica, notoriamente interpretata in un’investitura particolare.

Anche nelle terre dove il mare è quasi un miraggio, per i chilometri da dover superare, in modo da raggiungere un qualsiasi lembo marittimo dello Stivale, la notizia si concretizzava nella sua specificità spendibile a livello nazionale.

Tra i vari territori dove il nesso, con il fatto in sé, si rivelava in una familiare maggior confidenza, per la famosa personalità implicata in tale risvolto ad immagine istituzionale, anche Brescia, lontana dal mare, era interessata dalla notizia di una nave che avrebbe solcato i flutti, portando avanti uno dei più bei nomi con cui la storia mieteva il riconosciuto fascino nobile di una regina antica e di un’altra, al tempo stesso, attuale.

Madre, ancora una volta, lo sarebbe stata presto, Elena di Montenegro, sposa del re Vittorio Emanuele III (1869-1947), quando per tale lieto evento si contempla il medesimo anno a riferimento dell’inaugurazione dell’accennata nave corazzata, pure annunciata su un quotidiano bresciano, il 10 febbraio 1904, secondo un breve articolo, riservato al riferire circa un prossimo e sicuro appuntamento, con il battesimo di un agguerrito prodotto dell’industria nautica, nell’imminenza di un suo ufficiale svelamento, grazie all’approssimarsi di una raggiunta definizione ultimativa e contestuale dello stesso lavoro, giunto, ormai, a compimento, nel merito di un’annata gravida di ben più alte speranze, per la gestazione del momento.

Sette mesi avanti, rispetto al quel mese di febbraio, come periodo, quest’ultimo, in cui la nave in premessa cominciava a notarsi con il fendere metaforicamente il sottile velo di una pagina di giornale, e, nel periodare del tempo successivo, nasceva il futuro Umberto II (1904-1983), “re di Maggio”, venuto al mondo nel settembre dopo, in relazione ad una importante novità dinastica sulla quale, già la rotta di quei giorni era indirizzata, per il tramite di una naturale ed ancor taciuta premessa di massima, di fatto coesistente, però, ai contorni ufficiosi di quella nave che era destinata a precedere la nascita dell’erede al trono di un certo lasso temporale, ma in un concomitante anno di vicendevole appaiamento fattuale.

Intanto, della nave che, entro lo spazio di neanche un decennio, da allora a venire, proporzionerà parte della sua, comunque, mite storia, per lo più marginale, nella guerra Italo-Turca, “La Sentinella Bresciana” già precisava, ad inizio di quel febbraio, il suo varo imminente che si verificherà nell’arco di quel medesimo primo semestre, essendo che occuperà la prima pagina della stessa testata giornalistica locale, nell’edizione del 20 giugno seguente, riferendosi all’evento inaugurale del giorno prima.

A La Spezia, un posto d’onore lo avrà, però, un’altra Elena, rispetto alla regina, ovvero quella figura femminile citata nella notizia che si limiterà al tradizionale ruolo propedeutico al debutto in mare della corazzata, giunta finalmente alla sua fatidica tappa iniziale: “(…) Sulla prora il Vescovo di Sarzana benedisse la nave, quindi la madrina signora Elena Coltelletti dette alla nave il rituale battesimo con la bottiglia di champagne che si ruppe al secondo colpo fra grandissime acclamazioni. Quindi, la signorina Coltelletti, accompagnata dal direttore delle costruzioni, ing. Valsecchi, si recò nel palco reale, ove il Re le consegnò, come ricordo, una splendida broche in brillanti. (…)”.

Ottomila lire, in dono alla muncipalità spezzina, da destinare ai poveri, oltre alla personale partecipazione alla manifestazione dedicata, invece, alla posa della prima pietra dell’ospedale di San Cipriano della zona, erano altri particolari colti dalla cronaca, riguardo alla disponibilità dimostrata dal re Vittorio Emanuele III, a ridosso di quella mattina, prossima all’estate di un’annata memorabile per la regina, sua consorte, nel corso della quale diverrà madre per la terza volta, partorendo l’unico figlio maschio, come pure per quella nave, ormai assegnata al mare, con il nome di una indelebile dedica, graziosamente impressa anche alla storia della Regia Marina militare.

Un accostamento che, pare, ancora, non si potesse fare, mentre un’ulteriore traccia, significativa dell’epoca, emergeva a proposito del corso degli avvenimenti lungo i quali i due aspetti si sarebbero, soltanto poi, annodati insieme al fattore comune di un anno condiviso sul fronte di un proprio manifestarsi consequenziale, se, il 10 marzo 1904, “La Sentinella Bresciana” esplicitava con una certa prudenza lo stato interessante della sovrana: “Lo stato della Regina Elena. Roma, 9 – Quantunque sia generale l’augurio che si prepari un lieto evento nella Casa Reale, e le ultime notizie diano a bene sperare, contuttociò, fino all’annuncio ufficiale, le notizie sono accolte con riserva, a causa delle vooci sparse parecchie volte in questi ultimi tempi senza fondamento. Quando, a Racconigi, l’anno scorso, accadde l’incidente dell’automobile reale, incidente di cui non si seppe la gravità, poiché la macchina si fermò fortunatamente sull’orlo del lago, dove con un passo di più sarebbe precipitata, si disse da moltissime persone che la caduta della Regina aveva disperse le speranze già sicure. E, invece, era vero trattarsi solamente di distrazione di un piede. Più tradi, sorsero e la stampa le raccolse, nuove notizie di prossimi avvenimenti desiderati e ciò in occasione di un viaggio, dato per certissimo del prof. Morisani a San Rossore. Ma il professore che si recò effettivamente in Toscana, a San Rossore non si fece vedere. Uguali voci, anche nei circoli di Corte,  si riverificarono al principio dell’inverno, ma esse furono smentite dal fatto che la Regina ascoltò in ginocchio tutte le tre messe di Natale, mentre, una delle prime cure che veda costretta ad aversi quando trovasi in quelle circostanze, è di non inginocchiarsi”.