Elena. L’onomastico è il 18 di agosto. Lo è stato anche per quell’anno in cui la stampa bresciana riprendeva e divulgava, nell’edizione a pari data contemporanea, una breve notizia diffusa a proposito dell’allora augusta sovrana, per questa ricorrenza che, nel 1923, la riguardava in una formale ed in una pubblica manifestazione di deferenza, allestita nella superba metropoli romana.

Era l’onomastico della regina Elena (1873–1952) e la storia di quei giorni era intrisa da quelle rispettive espressioni che, tutt’oggi, fatte le debite distinzioni, della realtà incombente ne tratteggiano le interrelazioni, nello stesso modo in cui anche gli organi di informazione le documentano nella dinamica parte emergente delle loro contestualizzazioni.

Quanto balzava all’occhio, in merito alla regina d’Italia, nella capitale della nazione sulla quale regnava la dinastia sabauda, era decritto dal quotidiano bresciano di quell’annata che, nella sua testata, scritta a caratteri cubitali sulla sua prima pagina, presentava nella denominazione “La Sentinella” il ruolo d’interprete di una cronaca monitorata ed asservita alle finalità dell’esercizio dell’informazione, pure fedele al farsi portavoce dei dettami di una istituzionale rappresentazione, attestata nella scala dei valori di una strutturata condivisione culturale, considerata in una visione generale, come quella che, nei riguardi del consesso reale, confermava quell’autorità che era rimarchevole di una particolare considerazione ideale: “Roma, 18 agosto. Ricorrendo, oggi l’onomastico della Regina Elena, la città è imbandierata. Il Presidente della Commissione straordinaria per la Provincia di Roma ha inviato il seguente telegramma alla dama d’onore della Sovrana: “Prego rendersi interprete presso S.M. la Regina dei fervidi e deferenti voti augurali che nella lieta ricorrenza del Suo onomastico la Reale Commissione Straordinaria per la provincia romana, onorasi presentare a nome della popolazione tutta Lazio e Sabina”. Il vice commissario regio per il Comune ha inviato alla Regina il seguente telegramma: Giunga gradito alla Maestà della Regina d’Italia l’omaggio devoto di fervidi auguri che ho l’onore di esprimere a nome di questa romana fedelissima cittadinanza”.

Se questo era il periodo in cui, del re Vittorio Emanuele III, sui giornali dell’epoca se ne annunciava la visita per la fiera del settembre seguente a Cremona, non di meno, l’agosto dell’anno prima era stato puntellato, sull’incalzante dispiegarsi della carta stampata, dalle notizie via via più particolareggiate circa l’arrivo del monarca, in Valle Camonica, a Ponte di Legno, per la posa della prima pietra del monumento-ossario dei caduti della “Grande Guerra” sul Tonale, il tre settembre 1922.

Giornata nella quale anche la sua illustre consorte era stata partecipe dei termini della memorabile manifestazione, dal momento che una specifica struttura di pubblica utilità era stata oggetto di un’attesa inaugurazione, con la contestuale dedicazione di un moderno ambiente per l’infanzia alla “Regina Elena”, nella medesima località camuna dove è ancora perdurante questa altisonante ed esplicita denominazione in capo alla sede educativa che approda al presente a seguito di una affermazione, ormai plurigenerazionale, nella sua patrocinata ed elettiva tradizione.

Prima edizione utile, dopo quella domenicale caratterizzata dal compiersi dell’evento di cui la memoria ne conservava la particolare proporzione, “La Sentinella” di martedì 5 settembre 1922, pubblicava, fra l’altro, a riguardo: “(…) L’attesa riprende, paziente. Finalmente alle 17 giunge un’automobile staffetta. Le truppe e le musiche riprendono il loro posto. Il tempo passa con una lentezza esasperante. Ma alle 17,10 una macchina è avvistata sulla strada che scende dal Tonale. Due minuti dopo se ne ode il rombo. E’ il Re!. L’entusiasmo della folla raggiunge il parossismo: Mentre le musiche intonano la marcia reale, un applauso altissimo saluta l’apparire del Sovrano. Gridando, acclamando, agitando cappelli e fazzoletti, incuranti della pioggia che ora scroscia con violenza inaudita, tutti si riversano a far ala al suo passaggio. L’automobile si ferma. Il Re compare subito, stringe la mano ai presenti e discende lentamente con il suo seguito la gradinata, visibilmente commosso, salutando ripetutamente con la mano alla visiera. Dopo le presentazioni egli entra nell’interno dell’asilo dove riceve i sindaci della Valle, inaugura il gagliardetto dell’Istituto, offerto dalla signora Caterina Ronchi – Romelli e riceve in dono per la Regina un grande mazzo di tuberose legato con un nastro tricolore che porta scritta in oro le parole: “I bimbi dalignesi alla Regina Elena di Savoia”. Il mazzo offerto dalla signora Bolis è presentato al Sovrano dal bimbo Panzarini Pierino: alfiere del gagliardetto è l’altro bimbo Ottorino Prichetti”.

Regina Elena
Regina Elena

Ancora fra le pagine degli stessi giornali locali, la Regina Elena pare abbia avuto anche un maggior risalto per quegli estremi che, sull’intero spettro nazionale, ne circoscrivevano, in una amplificata eco identitaria territoriale, la sua emblematica figura, assurta ai vertici istituzionali e rappresentativi dell’apparato statale.

Di questa sovrana, nata principessa in Montenegro con il nome di Elena Petrovic-Njegos, l’otto gennaio del 1873, dal re di quello stato balcanico, Nicola I (1841–1921), “La Provincia di Brescia” di giovedì 9 gennaio 1919, pubblicava in prima pagina: “Roma 8, – Ricorrendo oggi il genetliaco della Regina Elena i pubblici edifici e molte case private sono imbandierate. Stasera i pubblici edifici saranno illuminati. Il Presidente del Consiglio, on. Orlando, ha inviato il seguente telegramma a S.M. la Regina in occasione del suo genetliaco: “In questo giorno, reso più lieto dalle recenti gloriose fortune d’Italia, giungano graditi alla M.V., simbolo ammirato di pietà e di gentilezza in mezzo agli orrori della guerra, gli auguri fervidissimi che, con animo devoto, io ed i colleghi di Gabinetto formuliamo per la M.V. e per l’invitta dinastia sabauda, verso la quale si elevano, in concorde amore, l’affetto e l’ammirazione del popolo italiano. Con profondo ossequio – Firm. Orlando”.

Lo stesso giornale era pure intervenuto, in un’ottica specificatamente culturale, ad evidenziare la terra d’origine della Regina Elena, mediante un diffuso articolo descrittivo, correlato alla scelta del titolo, esplicitato nei termini di “Attraverso il Regno del Montenegro”, che aveva avuto una certa visibilità, il giorno prima dell’onomastico della testa coronata, nell’edizione del 17 agosto del 1911, dettagliandosi in una personale trattazione, a firma di un tal A. Tragni che concludeva la sua ricca esposizione, precisando che “appare che questo popolo gagliardo e tuttavia ancora primitivo, non tarderà a profittare delle risorse di quella civiltà che già batte alle sue frontiere. Esso ascenderà poi, certamente, ancora a maggiore prestigio, se saprà mantenere intatte le virtù che già lo resero invitto nei tempi trascorsi e se saprà, perciò, determinare la fusione, attorno a lui, di altri popoli, pure anelanti a libertà, nel risveglio delle nazionalità”.

L’epilogo del subentrato esilio, dopo circa un mezzo secolo vissuto come icona vivente del Regno d’Italia, avrebbe per lei delineato quella parabola politica, implicita alle sorti della monarchia, nella fatale traiettoria di deprivazione del suo acquisito Paese d’adozione, conservandole, nella celebrata vita nazionale di una rosa di generazioni, messe a dura prova dal verificarsi, fra l’altro, di due conflitti mondiali, quel ricordo pure legato all’opera “benefica e umanitaria” che anche l’onorevole Alcide De Gasperi (1881-1954) le aveva attribuito nella dichiarazione da lui espressa in occasione della sua estrema dipartita, il 28 novembre 1952, a Montpellier.