La nuova epidemia di influenza aviaria che coinvolge alcuni paesi europei da quasi un anno, che in Italia interessa in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che ha già portato all’abbattimento di un milione di capi e al fermo di decine di allevamenti, sta mettendo in ginocchio l’intero settore.

Particolarmente grave la situazione nella bassa bresciana. La mappa qui sotto (elaborata dal Centro nazionale di referenza per l’aviaria che fa capo all’Istituto zooprofilattico delle TreVenezie) evidenzia la concentrazione di allevamenti industriali proprio nell’area meridionale della provincia di Brescia. Qui il numero di animali che ha raggiungo il livello record di oltre 13 milioni di capi e che facilità la diffusione del virus.

La mappa dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
La mappa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

I 20 milioni promessi dal Governo sono insufficienti a far fronte ai danni subiti e la Regione Lombardia sta pensando di intervenire a sostegno delle aziende colpite e oggi fortemente in difficoltà. La proposta potrebbe essere quella di anticipare dei fondi di sostegno.

Non poteva ignorare questa emergenza Cassa Padana, la banca di credito cooperativo di Leno, cuore della bassa bresciana.

L’istituto lenese ha messo a punto misure straordinarie per essere vicina alle aziende agricole del proprio territorio che hanno subito ingenti danni diretti e indiretti causati dall’influenza aviaria. Danni sia economici che di mercato, determinati dalle misure di prevenzione rese necessarie per confinare i focolai.

Per questa emergenza Cassa Padana ha predisposto interventi che vanno dai finanziamenti con tassi particolarmente agevolati, che non richiedono rimborsi per 12 mesi, al rinnovo delle cambiali agrarie già in essere.

“Questa per noi è un’azione naturale” ha spiegato Vittorio Biemmi, presidente di Cassa Padana, “come cassa rurale, la nostra origine viene da questo mondo e ancora oggi abbiamo una quota rilevante dei nostri impieghi in agricoltura”.

“Ci teniamo ben stretti – ha aggiunto il direttore generale Andrea Lusenti‐ “i principi di solidarietà, di sussidiarietà, di attaccamento alla terra, di autoaiuto, della tenacia di chi si ingegna e non si abbatte di fronte alle avversità, come sono oggi gli allevatori colpiti dall’influenza aviaria”.

Di influenza aviaria si parla dal 1996, anno in cui sono iniziate una serie di epidemie da virus H7 (H7N7 e H7N9) e H5 (nella sua variante H5N1) che hanno colpito vari Paesi, compresi quelli europei (2005-2006).

In Italia, dal 1997 in poi si sono verificati diversi focolai tra uccelli domestici e selvatici, soprattutto in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Il ceppo riscontrato (H5N8) non è pericoloso per l’uomo: circola in Europa dalla fine del 2016 e dall’inizio del 2017 sono iniziati i casi registrati in Italia con milioni di polli e tacchini morti e abbattuti volontariamente per evitare contagio e propagazione della malattia.