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Brescia – Emigrazione: istruzioni per l’uso. A fine Ottocento, sulla sponda americana, si affrontava, in questo modo, tale contingenza: “(…) E’ inibito lo sbarco a coloro che subirono condanne, agli idioti, ai dementi e agli ammalati, specialmente di malattie contagiose. La tigna e la congiuntivite cronica degli occhi sono ancora, fra i mali contagiosi, quelli che danno il maggior contributo alla repulsione di emigranti al porto di provenienza”.

Era il 22 giugno 1899, quando queste specifiche indicazioni contraddistinguevano, fra l’altro, le notizie date da “La Sentinella Bresciana” nel merito della testualmente scritta “Emigrazione agli Stati Uniti”, a proposito della quale si ribadivano quelle prescrizioni che pare fossero già da tempo diffuse in note informative diramate per un’imposta disciplina degli accessi transoceanici, obbiettivo di piroscafi stracarichi che, dalle più disparate parti d’Europa, recavano in America speranzosi aspiranti candidati all’espatrio: “E’ noto come le vigenti leggi americane vietino lo sbarco degli indigenti, ossia di coloro che per mancanza di danaro o di parenti stabiliti negli Stati Uniti, i quali si dichiarino pronti a garantire per essi, fanno temere che debbano andare a carico della pubblica beneficenza”.

La conclusione dell’articolo sintetizzava, in un perentorio ed in un assecondato monito di incontestata risolutezza, le conseguenze di tali premesse, stabilite in una ufficiale ed assodata linea di perseguita intransigenza, anche se propria di una meta, ricettiva per eccellenza, di numerosi arrivi connaturati ad una diversa provenienza, essendo coincidente alla sede di una nazione nata progressivamente da una colonizzazione nutrita da differenti ondate migratorie, stratificatisi in una diluita consistenza: “Converrà dunque che gli emigranti tengano ben presente che, per recarsi agli Stati Uniti, occorre essere sani e robusti, non aver riportato condanne, e possedere, all’arrivo, una sufficiente somma di danaro che permetta loro di mantenersi finchè non abbiano trovato lavoro. Benchè l’entità della somma non possa essere stabilita in modo assoluto, tuttavia può dirsi che, per un giovane, basti il possedere una settantina di lire al suo arrivo, non compresovi però il prezzo del biglietto ferroviario, se egli deve recarsi in località distante da Nuova York”.

Addio Italia - romanzo di Gianni Favarato sugli italiani in Brasile
Addio Italia – Romanzo di Gianni Favarato sugli italiani in Brasile

Nell’ambito di una mediazione istituzionale, inseritasi nel governo possibile di quei giorni, anche nel merito di quanto pare fosse reputato opportuno nei confronti dell’emigrazione, un analogo pronunciamento era stato diramato dalla medesima fonte di stampa locale, l’otto maggio 1899, nel pubblicare che: “La Società dei lavori di apertura della galleria al Sempione, segnala un’affluenza continua di operai, specialmente braccianti. Ora, la stessa Società avverte, nell’interesse pubblico, che fra due o tre mesi i lavori esterni saranno quasi ultimati, cosicchè si renderà necessario il licenziamento di molti operai. Gli emigranti sono quindi messi sull’avviso”.

Nello sviluppo dello stesso tema, tale contributo di stampa, volto ad agevolare un utile e funzionale aggiornamento sul piano dell’emigrazione, proseguiva nell’offrire un interessante spaccato nei riguardi di coloro i quali avevano, invece, cercato fortuna in America Latina dove, allo stesso modo, le dinamiche di un inserimento da un altro Paese sembra che non fossero state tanto il risultato di un improvvisato ammassamento, ma la proporzione effettiva fra la disponibilità offerta e la ricerca di un lavoro, presenti sul posto, alle quali fare combaciare l’evenienza o meno di una correlata integrazione che, quindi, non appariva disgiunta dall’esito sia degli investimenti che delle altre condizioni che ne favorivano la prosecuzione: “Un rapporto del console generale in San Paolo (Brasile) dice che il Paese, causa il deprezzamento della carta-moneta e del prezzo del caffè – quasi unico prodotto – attraversa una terribile crisi: molte fazendas sono abbandonate; i lavoratori, fra i quali moltissimi italiani, vedono perduti i loro crediti verso i fazendeiros che nemmeno possono convenire in giudizio. Unica salvezza del Paese è cambiare la coltivazione, variandola. Oltre ai cereali, la canapa, il gelso, la vite, i foraggi pei bisogni interni, pei quali il Paese è tributario dell’estero, si potrebbero introdurre la canna da zucchero, il cotone (che già comincia a coltivarsi), l’albero della magabeira per una lucrosa esportazione della gomma elastica. Il console dice che come si sono costituiti sindacati d’inglesi e di tedeschi per l’acquisto di proprietà, sarebbe opportuno che anche i capitalisti italiani rivolgessero la loro attenzione al buon impiego di capitali, con l’introdurre nuove coltivazioni e rendere anche un servizio ai loro connazionali, agevolando loro l’acquisto di piccole frazioni di terreno pagabile dopo alcuni anni, oppure col tentare importanti industrie agricole finora inesplorate”.

Se, in queste latitudini esotiche, un certo evolversi degli avvenimenti, aveva pure ispirato il dissuadere ulteriori partenze, attraverso la messa in chiaro, sull’edizione dell’undici maggio 1899 dello stesso quotidiano, di un breve avviso dal titolo “Non andate al Brasile”, analogamente, il ventidue seguente, il tema trattato era ripreso ulteriormente, per meglio dettagliarsi in un contesto europeo dove sembra che l’emigrazione andasse a circostanziarsi in un simile equilibrio fra le condizioni utili o meno rispetto alla propria propagazione: “Emigrazione in Bulgaria. (Rapporto del Cav. G. Silvestrelli, regio agente e console generale in Sofia). I casi di operai non pagati si ripetono troppo spesso, perchè questo ufficio possa dispensarsi dal chiamare su di essi l’attenzione del ceto operaio italiano. L’intervento della regia agenzia presso il ministero bulgaro riesce, nella maggior parte dei casi, a far ragione ai reclamanti, ma solo dopo esaurite le lunghe pratiche ed inchieste necessarie; il che è sempre cagione di seri di sofferenze per quei disgraziati. I subappaltatori italiani non sono, purtroppo, ed in molte circostanze, migliori di taluni tra i bulgari (…). A Silistra sono adesso una ventina di italiani che aspettano il saldo di tre mesi di salari e la vertenza pende ancora insoluta. (…) Ignari della lingua e degli usi, gli operai italiani si mettono nelle mani del primo venuto ed allorchè sorgono le difficoltà ricorrono alla regia agenzia reclamando quella giustizia che, non per colpa di essa, arriva tardi e non certo compensatrice dei danni subiti nell’attesa. Gli inconvenienti dipendono dalla frequente malafede degli imprenditori e dal fatto che essi prendono a troppo basso prezzo i lavori, perchè possano condurli a termine con sufficiente profitto. Il governo bulgaro è al corrente di tale situazione ed è da sperarsi che adotti, come è avvenuto ed avviene in altri Paesi, provvedimenti legali atti a garantire la mercede di tanta povera gente che recasi a cercare un pane in terra straniera”.

emigrantiAnche qui, la conclusione dell’esaminato teorema dei fatti percepito, recante una serie di problematiche in relazione a ciò che a proposito dell’emigrazione profilava una drammatica visione veritiera, era che “Intanto, però, i signori sindaci dovrebbero dissuadere, con tutti i mezzi, i nostri operai dall’emigrare in Bulgaria, per non rendersi indirettamente complici di quei privati speculatori che tentano di sfruttarli in ogni modo peggiore”.

Attribuite ancora ai primi cittadini dei corrispondenti Comuni d’appartenenza degli emigranti, pare che siano state anche le responsabilità ascritte ad un altro ambito, similmente precisate, sul quotidiano bresciano pubblicato l’indomani, rispetto al caso precedente, nell’informare sulla difficile realtà riscontrabile in quei giorni in Romania dove, anche in quel Paese, a differenza di ciò che si sarebbe verificato in futuro, sembra che si volgesse il cercare fortuna dall’Italia: “Emigrazione in Rumania. Malgrado le disposizioni date dal regio governo perchè gli operai italiani desiderosi di recarsi in Rumania vengano avvertiti dai rispettivi sindaci delle condizioni poste dal governo Rumeno all’ammissione degli operai forestieri ad entrare nel reame, continuano a presentarsi alla regia legazione di Bucarest operai italiani, provenienti direttamente dal nostro Paese, i quali, essendo riusciti, non si sa come, a passare la frontiera, finiscono per trovarsi nel più assoluto abbandono ed invocano favori di sussidi o di rimpatrio che la regia delegazione non è autorizzata a concedere”.

Su questi differenziati panorami migratori dove sembra che le regole prevalessero su certi altri aspetti di una pur sempre complessa caratterizzazione, vagliata dalle istituzioni nel ruolo di riferimento secondo il come avesse dovuto essere prima di tutto intesa l’emigrazione, una serie di monitorati contributi di stampa facevano, nel corso del tempo, il periodico punto della situazione, aggiornando circa l’andamento della intercorrente incidenza migratoria, capillarmente controllata, in una complessiva enumerazione, come lo era anche dalle notizie pubblicate sul giornale bresciano, durante l’avvicendarsi di una successiva generazione, nell’edizione di domenica 30 settembre 1923 dove, fra l’altro, si precisava, limitatamente al primo semestre di quell’anno, che “L’emigrazione transoceanica è stata per metà assorbita dall’Argentina con 33.116 persone. Per gli Stati Uniti partirono 18.131 di cui, 8215, in giugno e circa 2000, in ciascuno dei precedenti mesi. Per il Brasile emigrarono 7.333 persone. I rimpatrii transoceanici maggiori sono stati dati dagli Stati Uniti con 7803 persone e dall’Argentina con 6309“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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