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Le fonti rinnovabili e le attività legate all’ecologia possono costituire una risorsa eccezionale sia per i paesi in via di sviluppo che per le economie avanzate.

A partire da questa consapevolezza, e dalla crescente attenzione della comunità internazionale ed europea su temi ambientali e sociali, la Fondazione SolidaRete promuove un seminario che si propone di riflettere su energia rinnovabile, ecologia, sviluppo di comunità ed inclusione sociale all’interno di Terra Futura, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità che si terrà a Firenze dal 17 al 19 maggio prossimi.

Il seminario, venerdì 17 dalle 14.30 alle 18.30 nella Fortezza da Basso, affronterà questi temi a partire dal ruolo dell’impresa sociale, strumento-ponte efficace tra sostenibilità ambientale e sviluppo di comunità.

A portare la propria esperienza ci sarà anche la cooperativa Cerro Torre. La Cerro Torre ha recentemente accompagnato Cassa Padana in Perù per fare consulenza su sistemi di energia alternativa a beneficio dei soci delle cooperative di risparmio e credito del progetto Cassa Padana-Fenacrep. Una consulenza appena iniziata che si aggiunge ad una rodata attività in Africa.

Popolis intervista Matteo Tebaldini, relatore al seminario di Terra Futura e presidente di CREsco, la società di servizi energetici che all’interno di Cerro Torre si occupa delle rinnovabili. E che già a partire dal nome, Creiamo Energia Solidarietà COoperazione, incarna i temi che si discuteranno a Firenze.

Matteo, parlaci del tuo intervento a Terra Futura: l’impresa sociale cresce nei Paesi in Via di Sviluppo con l’energia rinnovabile.

Dal 2005 a questa parte come cooperativa Cerro Torre ci stiamo dedicando al mondo delle rinnovabili: fotovoltaico, solare termico, geotermico e anche biomassa nell’ultimo periodo. Il mondo delle rinnovabili lo stiamo affrontando come cooperanti sociali, quindi con l’obiettivo dell’inserimento lavorativo.

Negli ultimi quattro anni abbiamo iniziato a cooperare anche nella direttrice nord-sud. In Burkina, Madascar e Congo abbiamo otto progetti che prevedono la produzione di energia da fonte sostanzialmente solare per la fornitura sia di elettricità che di acqua al servizio di strutture sanitarie. Abbiamo collaborato quindi con alcune ong e fondazioni attive in ambito sanitario e, in particolar modo, con Medicus Mundi.

In Perù invece il progetto è ancora da pensare e sviluppare, perché è stata fatta solamente una prima missione di conoscenza del contesto e dei bisogni. Però, dalle prime valutazioni fatte, sembra che si possa sviluppare un micro-settore interno alle rinnovabili, in cui l’obiettivo non è solamente installare impianti in paesi in via di sviluppo. Probabilmente, una volta installati alcuni micro-impianti, il vero obiettivo sarà insegnare a chi vive sul posto a replicare l’installazione. Così, si avranno tecnici locali in grado di fare manutenzione e soprattutto si sarà data loro l’occasione di apprendere un mestiere.

Che futuro vedi per le energie rinnovabili e per l’impresa sociale?
In Italia le fonti rinnovabili stanno subendo una difficoltà legata essenzialmente all’andamento politico. Però è il mondo che vuole le rinnovabili, quindi continueranno nel loro trend ascendente. Sulle imprese sociali ci sarebbero mille cose da dire…Noi ci stiamo inventando attività sempre nuove per poter sopravvivere ma per noi le rinnovabili sono importanti perché ci danno la possibilità di fare impresa sociale in modo differente e perché costituiscono un settore nel quale eticamente crediamo.

Alla luce di quanto ci dici, soprattutto riguardo alla situazione italiana, è più il sud del modo che aiuta l’impresa sociale o viceversa? Cioè, la possibilità di aprire scenari in contesti nuovi può essere un aiuto non prescindibile per un’impresa sociale?
Noi non abbiamo ancora inteso il Sud del mondo come un nuovo mercato, non è al momento il nostro obiettivo. Un cooperante italiano in ambito sociale sceglie di lavorare in un’impresa sociale perché pensa di poter fare la sua professione in modo differente. La stessa cosa vale per il Sud del mondo, per cui si sceglie di portare la propria conoscenza in una comunità che ne ha necessità e che sicuramente saprà dare tantissimo da altri punti di vista.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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