Cremona. La Società Storica Cremonese ha voluto coraggiosamente lanciarsi in un’operazione di avvicinamento al proprio numeroso pubblico utilizzando le nuove tecnologie ideando un percorso di quattro incontri dedicati al tema quanto mai attuale, anche se può sembrare scontato: la peste.

Dal 14 gennaio al 4 febbraio quattro appuntamenti con: “Epidemie in città, storie, rimedi e arte” a cura della Società Storica Cremonese e il sostegno di Cassa Padana. Per iscrizioni: e-mail:societastorica@gmail.com

La conosciamo tutti come la “peste nera” o “peste bubbonica”, l’abbiamo studiata fra i banchi di scuola, abbiamo letto i suoi effetti devastanti con le letture del Decameron di Boccaccio. Dal 1348, l’orribile anno in cui ha cominciato a colpire duramente le nostre città, è rimasta pressoché endemica, accendendo di tanto in tanto nuovi focolai con diversi gradi di intensità anche nei nostri centri urbani. Tanto da riproporsi ancora, mirabilmente narrata da Alessandro Manzoni, con tanta violenza nel 1630 nello Stato di Milano e nelle aree circostanti.

Molto è stato scritto sul tema a carattere generale, specie sulla peste manzoniana, ma in questi incontri ci si soffermerà su Cremona e su alcune epidemie pestilenziali che poco o nulla sono state presentate al pubblico. In particolare di interesse e curiosità sarà il racconto della peste del 1452 in città e soprattutto al castello di Santa Croce.

Elisa Chittò utilizzerà parecchi dei documenti raccolti nel volume “Il castello di Santa Croce” edito nel 2016 per quanto riguarda la situazione sanitaria al castello e documenti nuovi che narrano della città e delle preoccupazioni del duca Francesco Sforza.

La peste poi verrà presentata da Angela Bellardi nei documenti conservati nell’archivio del Comune di Cremona (in Archivio di Stato) e verranno presentati come se si fosse davanti alle bacheche espositive, una piccola mostra on line. Ordini delle autorità comunali per fronteggiare le epidemie (specie quella del 1630), chiusura delle porte ai forestieri, bollette di sanità per chi entra, mancanza di generi alimentari per l’impossibilità degli approvvigionamenti.

Quindi attraverso la relazione di Alessandro Bonci i pittori che nelle due grandi epidemie che colpirono la Lombardia (1576/77 e 1630) diedero vita ad una ben definita scuola pittorica, con opere che offrono allo spettatore uno sguardo privilegiato sulla tragedia dell’epidemia, i famosi “pittori della peste2, termine mutuato da Giovanni Testori.

Infine la presentazione da parte di Giovanni Fasani, collezionista e storico della medicina, degli studi che i medici mettevano in campo o almeno tentavano di mettere per cercare di capire la formazione di queste forme pandemiche. Ma anche gli strani rimedi che venivano consigliati per evitare la diffusione delle varie forme di peste sia bubbonica che polmonare.