San Pietro in Cerro, Piacenza. Al Castello di San Pietro, quattrocentesco maniero nelle campagne piacentine, è stata inaugurata una particolare mostra sul primo conflitto mondiale “Eppur si mangia”. L’esposizione sarà visitabile fino a domenica 7 giugno, ingresso libero. Racconta con immagini, documenti e oggetti sull’alimentazione al fronte della grande guerra. E’ parte della collezione di Luca Azzini, è una mostra che l’antico castello ospita in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale e in consonanza con i temi di EXPO 2105Ostpreußen, Reichswehr, Herbstmanöver

 “Non riuscii a prelevare che circa 3.000 scatolette di carne in conserva per dar da mangiare a 10.000 uomini”, così si disperava il capitano Antonio Rispoli il 28 ottobre 1917 nei frangenti della battaglia di Udine.

Eppur si mangia… Nonostante la guerra, nonostante le offensive e gli assalti, nonostante i morti e i feriti, la penuria e il razionamento, il caldo e il freddo. Uno dei tanti problemi posti dalla moderna guerra mondiale di massa fu quello di dover alimentare eserciti composti da centinaia di migliaia di soldati, se non di più. Gli eserciti dovevano provvedere all’inscatolamento, alla conservazione, al trasporto e all’immagazzinamento degli alimenti, alla cottura e alla distribuzione del rancio fino alla prima linea.

Le tabelle tipo prevedevano 200 grammi di pasta con relativa conserva di pomodoro, 750 grammi di pane, 375 di carne, 150 di formaggio, 400 di gallette e del vino. Ovvero, ogni giorno per sfamare i soldati italiani erano necessarie 800 tonnellate di pasta! C’era poi da pensare alla dotazione di reparto: pentole di grandi dimensioni e di forma diversa, coltelli, mestoli e secchi. I reparti avevano cucine mobili, collocate su carri adattati e trainati da cavalli, che li seguivano durante trasferimenti o venivano avvicinate il più possibile alle prime linee. Materiale indispensabile alla cottura era il combustibile.gavetta

Ogni soldato doveva poi avere gavetta, il contenitore con coperchio di chiusura, borraccia, cucchiaio, forchetta e coltello. E questo valeva anche per i prigionieri: secondo la Convenzione firmata all’Aia nel 1907, il prigioniero aveva diritto a una razione simile a quella che il soldato del paese che lo aveva catturato riceveva in tempo di pace. Più o meno si trattava di 250 grammi di pane, 100 di pasta, 80 di carne, oltre frutta, verdura e caffè. Una norma che non fu sempre ottemperata.

Il Castello di San Pietro sorge in territorio piacentino sul confine con le province di Parma e Cremona. L’insediamento castellano, costruito sui resti di uno più antico, venne fondato nel 1460 da Bartolomeo Barattieri, giureconsulto e ambasciatore di Piacenza presso la corte di papa Giulio II della Rovere. La struttura è interamente visitabile e racchiude oltre trenta sale riccamente arredate, due saloni d’onore, le cucine, le prigioni. Il castello ospita il MIM – Museum in Motion, con mostre d’arte contemporanea, con laboratori per le scuole.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.