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Brescia – Allarme planetario: una presenza che si originava dai vasti spazi eterni ed immutabili delle lontane galassie intorno al pianeta, la si riscontrava, sempre più invasiva e ricorrente, nelle pagine dei quotidiani, attraverso il susseguirsi di vari interventi scritti sul tema ispirato ai presunti avvistamenti di soggetti extraterrestri.

Anche nel bresciano, con le edizioni del Giornale di Brescia, andavano maturando quei frangenti che avrebbero poi portato nel pomeriggio di domenica 27 ottobre 1954 ad affrontare la sensazionalità del noto e conclamato avvistamento sui cieli di Firenze che, nel far sospendere una partita di calcio, giunta già nella competizione del secondo tempo, contrassegnava la gara calcistica fra la Fiorentina e la Pistoiese di un fenomeno legato al vistoso apparire di oggetti non identificati nella volta celeste della zona che, oltre lo stadio, avrebbe pure riguardato lo spazio sopra il duomo nella centrale dislocazione urbanistica della famosa città di Dante Alighieri.

L’imponente avvistamento, rimasto comunque singolare, sarebbe stato in seguito spiegato attraverso un’indagine del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che ne avrebbe messo in risalto la presumibile causa per certe esercitazioni militari in atto, con l’uso di tecniche di contromisura per cercare di tranne in inganno gli aerei, ma durante quel periodo, sia precedente che seguente al fatto, pare che gli extraterrestri rappresentassero più di una fonte di stranezza e di richiamo all’insolito, tanto da costituire fonte di un confronto ambivalente sulle colonne dei giornali, misurati sulla quotidianità degli interventi legati al pulsare delle sensazioni collettive emergenti.

L’avvenimento infatti pare fosse nell’aria già da diversi giorni e, dalla sostanza areiforme, trovava poi concreta forma stampata nell’espressione tipografica di articoli su organi d’informazione locali che avevano preannunciato il suo manifestarsi con un’indiretta sollecitazione, esercitata sull’argomento nebuloso ed interplanetario, per il tramite dell’evocazione di un immaginifico mistero.

Curiosità è che, dopo alcuni interventi documentabili sfogliando il Giornale di Brescia dello stesso ottobre di quel 1954, un ulteriore spessore di cronaca andava ad avvallare la pertinenza dell’inafferrabile concetto d’extraterrestre durante quei giorni in corsa sul limitare dell’ignoto incomprensibile divaricato su dimensioni sconosciute.

Tra le notizie di altro genere, nell’edizione di domenica 17 ottobre 1954, il quotidiano infatti si interrogava “Esistono o sono un mito questi dischi volanti? “, mentre il venerdì dopo, 22 ottobre, rivelava “Travestiti da marziani gli inviati di un giornale” e la domenica successiva, 24 ottobre, nel riferire nella stessa pagina circa l’attesa interpretazione, al teatro “Il Grande” di Brescia in serata, del noto pianista Arthur Rubinstein, ancora poneva i termini della questione in modo interrogativo con il titolo a più colonne “Sono arrivati i marziani?“.

Tutta questa attenzione alle presunte creature d’altri pianeti era dovuta anche a quanto era successo mercoledì 13 ottobre 1954 nella città francese di Tolosa e che aveva prodotto una diffusa eco nella vasta diramazione giornalistica del fatto singolare, nella considerazione attribuitagli da ogni dove. Un “incontro ravvicinato del terzo tipo” aveva riguardato tre persone che, a circa ottanta metri di distanza, avevano notato nelle vicinanze di un campo di calcio una sorta di sfera luminosa dalla luce rossastra ed, in prossimità d’essa, una curiosa entità dalla forma umana che nei suoi movimenti permetteva di osservarne le sommarie proporzioni nelle piccole dimensioni, come se fosse vestita da una tuta da sommozzatore dal colore arancione, di un’altezza approssimativa di solo un metro e venti e con due grandi occhi neri in una testa più grande rispetto al corpo.

Secondo i testimoni, evidentemente stimati esser degni di fede per prestavi orecchio, l’essere, dopo aver notato chi lo osservava, entrava nella sfera con quella velocità con la quale poi si alzava di lì a poco in volo a bordo di quel veivolo sferico decollato con uno scatto vertiginoso che lasciava dietro di sè una scia composta da scintille e da strani residui. Da quell’avvistamento e con l’intersecarsi di altri episodi non meglio spiegati verso fenomeni di attività non identificabili fra cielo e terra, sia in Francia che in Italia, si arrovellavano le congetture sul tema ormai aperto dall’incalzante notorietà della rincorsa verso il tentativo di svelare il mistero dei presunti extraterresti.

Tutto questo mentre in Italia la televisione aveva da poco iniziato le sue trasmissioni quotidiane su un unico canale e nei cinema di Brescia si proiettavano film come “Ulisse” con Kirk Douglas, “Il corsaro verde” con Burt Lancaster, “Tutto può accadere” con Josè Correr e “Ritorna don Camillo” con l’irresistibile coppia, tuttora nota, di Fernandel e di Gino Cervi. Guardando il cielo, soprattutto in quello scorcio di primo autunno, la gente scopriva la possibilità, oltre le parvenze stellari e lunari, di quel che anche in pieno giorno, rischiarato dal sole, poteva animare il vuoto dell’aria fin ad allora percorso solo da volatili e dagli aeroplani prodotti dell’opera umana.

Il tema si prestava alle prime prese di posizione sull’argomento che ad esempio permettevano di confrontarsi con gli interventi di un certo padre Francis O’Connel. Il reverendo cattolico, nelle sue dichiarazioni riprese dal Giornale di Brescia nella stampa del 17 ottobre 1954, definiva gli alieni come “inammazzabili”, nel caso fossero stati quelli che avevano conservato l’immortalità che gli derivava da essere muniti di quelle doti soprannaturali con le quali, come Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, si erano mantenuti in una sorta di privilegiata dimensione dell’esistenza che non conosceva né la morte né il dolore. Oppure, secondo il religioso, avrebbero potuto al contrario essere in una posizione simile a quella di Lucifero e cioè forniti sì di ragione, ma senza più l’originaria grazia di creature di Dio, ormai andata perduta, per essersi ribellati al loro creatore. Altra variante era proposta in confronto di lettura con il presentare quest’esistenze come esseri creati con un destino naturale, ma già definito in una valenza eterna, come evocano, nell’immagine attribuitagli, i neonati morti senza battesimo che non hanno la completezza di un vissuto illuminato dalla grazia dei sacramenti e di un’esistenza d’espiazione. Altra teoria meglio sopravvissuta e più fortunatamente vagheggiata presentava questi esseri come semplici abitanti di altri mondi creati da Dio con un destino soprannaturale che, come gli uomini, potevano pure essere anche stati riscattati nella loro evoluzione spirituale da un intervento divino, e per questo in sostanza equiparati, in un certo senso agli umani, nel loro cammino allineato nell’orbita di una storia parallela e distante.

L’articolo rimarcava la tematica ponendo fra le righe la definizione di “macchine pilotate capaci di neutralizzare il campo di gravitazione terrestre sfruttando una illimitata energia cosmica” a spiegazione dei dischi volanti, mentre evidenziava a rimbalzo molteplici richiami storici, spazianti dal fenomeno della levitazione dal suolo attribuito a noti santi, come Teresa d’Avila e san Filippo Neri, alle leggende vagheggiate nell’antichità più remota che tutti gli uomini potessero volare e dal mito biblico “dei figli di Dio discesi dal cielo a prendersi come spose le figlie degli uomini”, alla dottrina segreta teosofica di madame Blavatsky nella quale la specie umana altro non è che una “migrazione ininterrotta attraverso lo spazio da un pianeta all’altro”, tanto da ritenere che i primi antenati degli uomini fossero sbarcati da altri pianeti, magari a bordo dell’arca di Noè, primo disco volante ante litteram. Una settimana dopo, venerdì 22 ottobre 1954, il Giornale di Brescia riferiva ai suoi lettori circa l’iniziativa di un gruppo di giornalisti francesi del periodico “Samedi-soir” che si erano camuffati sotto le comuni e mentite spoglie di marziani e, facendosi vedere nelle campagne di Tolosa, provocavano la già attizzata sensibilità degli abitanti sul fenomeno degli extraterrestri per constatarne le reazioni e l’affidabilità del conseguente loro racconto.

La beffa, anche a scopo documentaristico e che confondeva un poco le già congestionate acque tese sdrammatizzando l’eventuale ansietà di un’oscura incombenza extraterrestre, aveva naturalmente dato quell’esito che è intuibile e probabile in modo analogo per ogni altro contesto osservato da più occhi e cioè di una certa incongruenza e contraddittorietà di vedute e di versioni di sintesi, nell’insieme di un esperimento nel quale i giornalisti avevano anche dovuto scappare da una battuta di caccia organizzata da alcuni ardimentosi e per nulla intimoriti contadini.

La stampa francese che aveva voluto con quella messa in scena “porre in evidenza la fragilità delle testimonianze terrestri” trovava ancora ospitalità in quella bresciana anche nell’edizione del Giornale di Brescia di domenica 24 ottobre 1954 dove ancora il quotidiano locale trasmetteva nei punti di sua diffusione, fra le vette camune, i laghi ed i fiumi con le rogge della bassa pianura di una vasta porzione lombarda, la sentenziante notizia d’approfondimento su più casi di cronaca del momento con la pubblicazione “dell’occhiello” a sottotitolo “Sigari metallici e palle di fuoco impressionano l’opinione pubblica. Tra incredulità e paura dell’ignoto, la cronistoria delle visioni continua” sullo sfondo editoriale di un crescendo dell’interesse sul tema aperto a mondi sconosciuti che chissà se abbia avuto un qualche riscontro contestuale e concomitante a quei giorni anche nelle innumerevoli zone della provincia di Brescia, dove è più sottile il velo tra le frequenze di note e di ignote dimensioni, nel frastagliato panorama legato al vivere dei suoi abitanti.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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