Brescia. Arriva in tarda serata di ieri, dopo 43 anni, la sentenza definitiva per la strage di piazza Loggia: ergastolo per gli “ultimi” imputati, il neofascista Carlo Maria Maggi e l’ex informatore dei servizi segreti, alias Tritone, Maurizio Tramonte. A Roma la cassazione ha confermato la convalida del verdetto dell’appello bis.

In piedi ad ascoltare il verdetto del tribunale Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria e marito di una delle otto vittime della strage, che in questi anni, con famigliari e cittadini, non ha mai smesso di lottare per la verità e la giustizia.

Brescia, 28 maggio1974. E’ mattina. In piazza Loggia c’è una manifestazione sindacale antifascista. Piove. Molti manifestanti si sono riparati sotto i portici. 10 e 12 minuti, un boato. Una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti deflagra: è una strage. Rimangono uccise sul colpo sei persone, altre due moriranno alcuni giorni dopo.

Sono Giulietta Banzi Barzoli, 34 anni insegnante; Livia Bottardi Milani, 32 anni insegnante; Euplo Natali, 69 anni pensionato;Luigi Pinto, 25 anni insegnante; Bartolomeo Talenti, 56 anni operaio; Alberto Trebeschi, 37 anni insegnante; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni insegnante; Vittorio Zambarda, 60 anni operaio. Le vetrine di uno storico negozio di abiti della città vanno in frantumi e feriscono decine di persone. Alla fine saranno un centinaio i feriti.

E’ difficile oggi immaginare il clima funesto di quegli anni. L’escalation di violenza innescata a Brescia nei mesi precedenti alla strage. Le tensioni sociali, le paure, i disordini, gli attentati alle sedi di partito e di sindacato, sino alla morte di Silvio Ferrari, giovane neofascista trucidato dal tritolo che trasportava sotto la sella della sua vespa. Il 1974 è stato un anno tragico. Il 4 agosto dello stesso anno il treno Italicus Roma-Monaco esplode in galleria vicino a Bologna: muoiono 12 persone. Una tensione che inserisce la strage di piazza Loggia in un quadro molto più ampio e sconcertante, non ascrivibile al solo attentato terroristico di colore politico.

Benedetta Tobagi, figlia di Valter, giornalista assassinato il 28 maggio del 1980 dai terroristi della colonna XXVIII marzo, nel suo libro “Una stella incoronata nel buio” (Einaudi) tesse le trame con minuziosa perizia. Parole inquietanti come depistaggi, inquinamenti, complotti, cospirazioni, servizi deviati, si susseguono per tutte le tre inchieste. Provocano un senso di impotenza tra la ricerca della verità e il suo raggiungimento. Si rimane confusi, con uno sguardo fuori fuoco di fronte ai crimini occulti di un passato il cui fragore si propaga insoluto fino al nostro presente.

Nella Casa della Memoria, dove è stata raccolta tutta la documentazione della strage e non solo, Manlio Milani non riposa mai. L’associazione promuove iniziative e mostre, collabora con altre onlus, istituisce borse di studio, gestisce la biblioteca e le attività culturali. Ma soprattutto contribuisce a fare storia per le future generazioni. Perché la memoria non si ritiri nei suoi luoghi più sotterranei per divenire oblio o contorcersi in revisioni fuori asse o sfuocate.

Il grande lavoro della Casa della Memoria pone la strage di piazza Loggia nella ragione per cui è stata ordita: un attacco diretto alle istituzioni dello Stato e alla democrazia. Perché il racconto di quel giorno, nella sua essenzialità, non venga disperso e nulla venga taciuto. Perché siano la storia e la memoria a giudicare una delle stragi più efferate degli “anni di piombo.