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Brescia – Ernesto Bonera sviluppa la propria ispirazione artistica nella pittura, dove una spontanea inclinazione compositiva si amalgama insieme alla resa efficace dei colori ad olio, attraverso un particolare colloquio empatico con la natura.

A Brescia, al civico 136 di via Chiesa, scenari paesaggistici di ameni scorci naturali, rappresentati dalle attrattive riscontrabili nelle rispettive pertinenze territoriali che, nel bresciano, offrono, fra l’altro, ambientazioni lacustri e collinari, prevalgono tra le suggestive opere allestite nella sua mostra personale, presso la Pieve di Urago Mella, nella quale l’intreccio fra l’estate e l’autunno del 2015 definisce la durata di questa interessante iniziativa culturale, proposta lungo l’avvicendarsi delle due stagioni, legate fra loro mediante l’inizio ed il termine della manifestazione espositiva che, domenica 4 ottobre, conclude il paio di settimane, significativo della propria complessiva proiezione temporale.

Una sessantina di dipinti, della più recente produzione stilistica di questo apprezzato pittore bresciano, è l’eloquente somma sostanziale di un denso itinerario pittorico che, oltre ad una carismatica figurazione espressiva, giunge, in alcuni casi, a comprendere anche gli effetti visivi di un’astrazione introspettiva, realizzata in alcuni manufatti pure compresi nel composito circuito della mostra alla quale si può accedere, per una visita libera e gratuita, dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19, come anche nel fine settimana, secondo gli orari d’apertura che, durante il sabato e la domenica, si sviluppano sia di pomeriggio che di mattinata, dalle ore 10 a mezzogiorno e dalle ore 16 alle ore 19.

Il volgere misurato delle stagioni pervade di una propria peculiarità connotativa le rispettive rappresentazioni pittoriche a cui l’osservazione del reale vi corrisponde le tipiche caratterizzazioni interpretate dall’artista, secondo la sensibilità e la sintesi esplicativa di una rasserenante ed armoniosa mediazione.

Come una sinfonia musicale che dipana le coinvolgenti note melodiche di una raffinata e di una suadente composizione orecchiabile, i colori dei dipinti esposti nella mostra cittadina appaiono funzionali a dirimere figurazioni sospese in vitree soluzioni d’insieme, quali contestualizzanti atmosfere, rese in dimensioni evocative della realtà, per il tramite della pacata contemplazione che vi è specularmente corrispondente.

In occasione di questa mostra, mons. Osvaldo Mingotti, prevosto emerito della “Collegiata Insegne dei Santi Nazaro e Celso” di Brescia, ha affidato alle pagine, aperte alla libera attestazione dei visitatori dell’esposizione, una serie di alcune proprie edificanti considerazioni: “La pittura del professor Ernesto Bonera, internista emerito, ricercato come professionista della salute, mi sembra sia caratterizzata dalla ricerca e dalla espressione dello stupore, della poesia e delle emozioni che la natura ci offre. E’ l’intuizione del mistero che sta al di là delle cose. Ha pure il dono della poesia, il professore: “La terra delle rimembranze, ore e stagioni dell’anima, lo stupore dell’essere, comunque ed ancora”. La pittura e la poesia sono espressioni di intense sensazioni e riflessioni suscitate dalla sensibilità ai misteri del bello, del vivere e del morire, nel cammino accidentato dei giorni tra presente, passato e futuro. Chi non avverte la sorpresa della bellezza, della serenità, della ricchezza dell’essere, espressi nei dipinti come specchio dell’assoluto e del nostro comune destino? I fiori, il paesaggio, le nature morte, le colline, gli ulivi, le splendide ninfee del parco Zoppola di Collebeato, sua patria, sono una armoniosa poesia di toni leggeri, puliti, visioni di intensa bellezza e di grande serenità. Il suo dipingere è come se l’immagine prendesse la sua definitezza del momento rubato alla realtà e fermato per sempre. Grazie a Dio, di questi titoli di pregio del professor Ernesto Bonera che ci vengono offerti, sapienza umile e amorosa, fiamma del giusto e del bello, immagine limpida di cultura, di amore e di serenità”.

Titoli allusivi delle correlate evocazioni pittoriche che sono tematicamente trasposte, dagli effettivi contesti e dagli elementi trattati, nelle riuscite raffigurazioni cromatiche, mediante le quali sono emblematicamente sviluppati:  “Prima luce sugli ulivi in Monte Isola”, “Scorcio di lago”, “Prima della piena luce”, “Euritmia di solidi”, “Torbiere fiorite”, “Poco prima della sera”, “Composizione”, “Siepe autunnale in Sensole”, “Pensieri diversi”, “Neve in Collebeato”, “Inizio d’autunno in Torbiera”, “Via Cava di Collebeato innevata”, “Un cantico”, “Oggetti casalinghi”, “Prime luci in Torbiera”, “Lago d’Iseo: scorcio”, “Neve in Collebeato”, “Quasi sinfonia”, “Parco Zoppola – Collebeato”, “Porticciolo di Sensole – Monte Isola”, “Risonanze”, “Armonie in fiore”, “Quale titolo proponibile?”, “Autunno collinare (Campiani)”, “Quasi un’astrazione”, “Un cantico delle Torbiere”, “La finestra azzurra”, “Ninfee in Torbiera”, “Autunno a Sensole”, “Un silente tempo di Monte Isola”, “Ninfee”, “La spiaggetta di Monte Isola”, “Scorcio di Collebeato innevato”, “Torbiera”, “Composizione”, “Via Trieste innevata (Collebeato)”, “Il vento”, “Piccola nevicata a Collebeato”, “Oltre il reale”, “I fiori della passione oscura”, “Parole sussurrate”, “Ritmo e silenzio”, “Prima del temporale”, “Comunicazione non verbale”, “Quasi un linguaggio”, “Giardino della mamma”, “Piccola nevicata in Collebeato”, “Primo autunno”, “Riflessioni”, “I verdi di via Cava (Collebeato)”, “Senza titolo verbale”, “Giardino di casa Bonera”, “Scorcio di Monte Isola”, “Viale degli olivi – Montisola”, “Ninfee fiorite”.

ernesto_boneraClasse 1929, appassionato pittore da cavalletto, da sempre incline a misurarsi sul posto in cui combacia la propria ispirazione compositiva, Ernesto Bonera sviluppa la propria maestria creativa attraverso una ricorrente varietà di colori prediletti che danno un senso di calma, di serenità e non di violenza espressiva che, nella profusione coloristica, appare invece stemperata sulle miti accentuazioni tonali delle sue opere che, per lo più su tela, ma anche su tavola, danno valore alla bellezza diffusamente percepita nella natura da lui stesso osservata.

La condivisione è l’effetto riscontrabile delle indugianti atmosfere contraddistinguenti i suoi suggestivi dipinti che, come accade, oltre che nella musica, anche in poesia, costituiscono un universale registro espressivo per dare alle emozioni una fattibile e contagiosa allegoria.

In questo modo, l’autore persegue, in un intreccio di accordi comprensibilmente percorribili, la stella polare della propria innata ispirazione che, nel verso cromatico della pittura, travalica gli spazi della natura e dell’animo interiore, per carpirne quella alchemica trasmutazione, offerta alla sintesi di una personale soluzione, costantemente protesa ad una inesausta proiezione, nel verso del continuo sprone di una perseguita rappresentazione pittorica, come, ad esempio, quella attinente la visione di un cielo stellato che racchiude l’oscurità percorsa in una notte vagheggiata, a margine della quale l’artista stesso, può, forse  domandarsi “Quale titolo proponibile?”, pari alla metafora di una riflessione tuttora aperta verso una ineffabile percezione attonita alla quale la stessa domanda risulta rapportata.

Tra le più significative tracce degli estimatori del pittore, un altro contributo di lettura delle sue opere è stato espresso da Piero Platto, secondo l’argomentata attestazione della quale, in seguito alla attenta visione dei dipinti esposti, si è reso partecipe autore: “Ernesto Bonera, illustre internista bresciano, ha arricchito lo sguardo clinico, distillato da un’umanità dolente, con diuturna oblatività e personali virtù, percorrendo, instancabile, l’arcobaleno del colore. Discreto, appartato, ma non dimesso, paziente e perseverante, ha progressivamente steso nella tessitura del reale una tavolozza sapientemente misurata. In questa sua crescita continua, evidente, suggestiva, nel dominio della tela e del colore, possiamo ammirare oggi un caleidoscopio pastoso e rasserenante. Forse il professore ci vuole invitare ad appendere alle pareti i suoi originali equilibri cromatici come intriganti “Fiori di Ernesto”, fiori da accogliere soavemente come viatico all’armonia interiore. Brescia, 26 settembre 2015”.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.