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Con un vocabolo piuttosto aulico, pare si sia inteso alludere ad una certa quota in altezza.

“Ertina” è località di Ome, con tanto di torre. Sia la toponomastica che la torre, rivivono più in un rispettivo pannello illustrativo atto ad evocare l’amenità dei luoghi naturali circostanti a tale caratterizzazione locale, connessa tanto al nome, quanto alla vetustà di una turrita costruzione, più che all’evidenza di una smaccata salita e dell’apparire del quadrangolare turrito di un’antica fortificazione.

Per raggiungere questa meta paesaggistica, è possibile percorrere la via san Lorenzo di Ome, quale territorio che, nella Franciacorta, sembra, fra l’altro, differenziarsi in molteplici peculiarità attrattive, come, ad esempio, il Santuario della Madonna dell’Avello, la chiesa di San Michele, la “Casa Museo Pietro Malossi” ed il “Maglio Averoldi”, insieme ad altre che, come in questo caso, abbinano il considerevole impatto della vegetazione autoctona e della laboriosa cura vitivinicola ed olearia, con l’intero ambiente della realtà locale.

L’armoniosa dinamica collinare di valli e di campagne è inghiottita da questo percorso che, nell’oltrepassare l’ultimo agglomerato di case, si infila a seguire, in ascesa, il discendere cristallino ed inesorabile del torrente Gandovere, fra le cascatelle, le anse e le pareti frastagliate e scoscese di una boscaglia dove, ad un certo punto, trova accesso anche l’apertura di uno sbocco del testualmente indicato “Sentiero dei funghi”.

Oltre ancora, è la volta dell’Orto Botanico delle Conifere, pure individuabile orientandosi all’indirizzo del civico 21 di via san Lorenzo, completamente immerso nel verde, come rara oasi di numerose essenze, scelte e messe a dimora in loco, per la maggior parte sempreverdi, che si uniformano, per un’incidente analogia di vegetazione e per una verosimiglianza di un’aleggiante forestazione, con l’incombente massa silvana della zona attigua, in tutto proporzionata all’intero assetto dell’avvallamento sinuoso della accogliente estrinsecazione dove è stato realizzato questo parco.

Tale riserva arborea, accuratamente valorizzata dall’indicazione, collocata nei pressi, di quale albero si tratti, premia, in distanza superata, quanti, incamminandosi in questa zona “Ertina”, lasciano alle spalle le tracce di ciò che strutturalmente rimane di una torre medioevale, ed, in altra posizione, collocato più avanti, di un mulino obliato nella datazione di quanto gli si vuol ragionevolmente applicare da epoche remote, perseverando in un originario assetto solitario ed assegnato ad un verace contesto incontaminato.

In questo scampolo di insediamento strutturale, innalzato secondo i canoni d’altri tempi e mediante l’impiego delle grezze pietre del posto, si incardina quell’opera dell’uomo che esercita un’impronta caratteristica all’ambiente dove si pone, distinguendosi in una ancora percepibile e netta sintonia di rispetto a non stravolgerne la natura.

Qui, tracce recano indizi dell’eco fuoriuscita dalla dimensione del tempo, come sul portale di uno degli ingressi, con l’incisione dell’anno 1717, mentre più celato e maggiormente difficile nell’essere individuato, è l’anno 1444 su una parete di questa struttura, mentre in un pilastro si intravede una vaga e minuta rappresentazione in pittura, a distinguo di questa costruzione, a proposito della quale un pannello divulgativo delle caratteristiche di ciò che vi risulta presente spiega che “si tratta del mulino di Ertina, un complesso formato da due edifici, di epoca diversa, accostati fra loro che ebbe una funzione macinatoria fino agli anni Trenta del Novecento. Il nucleo edilizio più antico del mulino non ebbe però in origine la funzione produttiva come è attestato dall’aggregazione di due corpi di fabbrica, divisi sia sotto l’aspetto dell’epoca di costruzione sia sotto quello della destinazione d’uso. Il manufatto più antico è sicuramente il corpo sud, caratterizzato tipologicamente come una casa torre di pianta quadrangolare (…)”.

Al concetto architettonico di questa versione medioevale del materializzare anche dimore, pare si conduca anche la testimonianza del primo nucleo dei rustici incontrati, lungo il percorso che porta a ravvisare, in una raccolta posizione di defilata misura, anche l’accennato mulino dalle grezze mura possenti ed avviluppate da silenzi pervadenti.

E’ l’attrattiva, sita in un certo risalto nei pressi della camminata, che, a tutta vista, è pure rimarcata dalla segnaletica, ispirata in loco, rispetto alla vicina prospicienza inerte fra il concomitante profilo virente: “(…) Il sito è particolarmente significativo perché rappresenta l’esempio di uno dei primi insediamenti medioevali a carattere residenziale – difensivo (XIV – XV secolo) oggi riconoscibili nel territorio Ome. Il complesso architettonico è strutturato a cortivo: un recinto fortificato racchiudeva una torre, un palazzetto romanico ed altri corpi rustici. (…)”.

Il resto è d’uopo, per una possibile immaginazione, nel senso che, se la torre in questione non è più, ne resta la verosimile interpretazione per mezzo dei resti inclusi entro ciò che resta, compatibilmente con una visione di mero affaccio su una coincidente proprietà privata che pare custodirne i profili più occulti, nell’inglobazione dei vari aspetti che vi erano stati anticamente ingiunti.