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Edizione riveduta ed aggiornata, in lingua inglese ed italiana, da parte della “Compagnia della Stampa” di un’altra sua riuscita pubblicazione che affrontava l’interessante tema di notevole spessore, grazie al medesimo autore, nella qualificata figura di Franco Robecchi che, riguardo la serie documentaristica, dipanata su un lungo elenco di diverse tematiche storiche, si è applicato nell’apprezzato ruolo di un solerte ricercatore.

EXPO libro copertinaSi tratta di “Expo – Londra 1851 – Milano 2015 – Dai mercati di piazza alle esposizioni universali – From markets in squares to Universal Expositions” che, fino a prova contraria, appare l’unica opera sistematica sull’argomento, profilandosi come pietra miliare per chiunque voglia inoltrarsi ad approfondirne le numerose curiosità relative all’evento che, nel genere, interessa il nostro Paese nel programmatico periodare del suo internazionale appuntamento, giunto a Milano, per tutto quanto, da ogni dove, per il 2015 se ne è inteso approntarne l’allestimento.

Il concretizzarsi dell’ingente proposta interculturale, per la serie di queste iniziative economiche e commerciali, intese nella ormai tradizionale risoluzione di una iridata rappresentazione, è al centro di un’accurata analisi tematica, documentata nel libro, attraverso le varie epoche, nelle quali le rispettive edizioni dell’Expò hanno progressivamente stemperato le diverse caratteristiche di una perdurante evoluzione, da sempre mutante.

A circa un mese e mezzo dalla naturale conclusione della manifestazione se ne è parlato al “Brend”, quale sede cittadina, nel palazzo Martinego – Colleoni, del “Fuori Expo di Brescia”, con l’autore, Franco Robecchi, l’editore e, pure, presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti, il presidente della Camera di Commercio di Brescia, Giuseppe Ambrosi, l’assessore al commercio e turismo regionale, Mauro Parolini, secondo una rosa di interventi moderati dal giornalista Enrico Mirani.

robecchiGli argomenti sono molteplici. E’ l’unico libro che esiste sulle esposizioni universali, dall’Ottocento in poi. Sarebbe, altrimenti, difficile capire appieno l’oggi, senza sapere di allora: il concetto di base è il commercio. L’expò è nato senza quel pudore sperimentato riguardo al “vendere ed il comprare” verso cui sembra, invece, di poter assistere attualmente nei riguardi di tale assodata dinamica di radicata interazione. In questo senso, il libro fa l’apologia del commercio, come funzionale catalizzatore di un intraprendente indotto, connesso allo scambio di prestazioni e di servizi, che è stato al centro dell’orgoglio ottocentesco, come frutto dell’euforia per il progresso, di cui si sentiva la necessità di un’esibizione, al pari di una grande vetrina in un grandissimo negozio, senza il camuffamento odierno e senza l’autocritica strisciante che sta accompagnando le edizioni più recenti dell’Expo, sollecitate a riflettere su temi, ad esempio di sostenibilità, come quella attuale”: ha spiegato, fra l’altro, Franco Robecchi che non ha mancato di sottolineare alcune curiose particolarità attestate nell’ambito delle trecento pagine di grande formato del volume da collezione mediante cui il suo lavoro risulta significativamente rapportato.

Fra queste, nella somma dei capitoli sviluppati nell’enciclopedico tomo illustrato, sia le realtà via via rilevate a proposito delle esposizioni maggiori, a caratura internazionale, che la storia di quelle minori, di più circoscritto tenore e spettro d’azione, come quella di Brescia del 1904: a prescindere da tutte, merita una riflessione il complesso dell’EUR di Roma, acronimo non casuale di “Esposizione Universale di Roma”, del 1942 che, nonostante in quell’anno, per la drammatica e sfavorevole contingenza bellica, la ravvisata manifestazione fosse infine saltata, permette di appurare l’utile e significativo mantenersi di quelle strutture, ideate in marmoreo stile stentoreo per l’imponente iniziativa che, tuttora, si profilano in un notevole esempio architettonico a cui avevano lavorato artisti di chiara fama, nella sostanza di un quartiere dall’eloquente impronta monumentale, attualmente denominato “Europa”, come ridimensionamento toponomastico pari ad un piccolo frammento dell’ispirazione originaria del volerlo, appunto, universale, come sede dell’expo di quell’epoca, impaludatasi, invece, nel baratro della Seconda Guerra Mondiale.

Dell’expò milanese, pare rimanga, una volta finita l’incombente edizione, il cardo ed il decumano, come ancora operativamente pare che si conservi, aperto e fruibile, il “padiglione Italia”, in quell’area espositiva, pure prossima a restare risorsa di spazi fruibili per la vicina metropoli, dove l’imprenditoria e l’artigianato hanno accolto la sfida della manifestazione anche attraverso iniziative mirate a promuovere il lavoro italiano in un intreccio di ulteriori e possibili relazioni con altri Paesi. E’ questo il caso dell’esposizione dedicata ad una provincia ogni settimana, della quale ne ha, fra l’altro, riferito, Eugenio Massetti, al vertice di Confartigianato Lombardia, precisando come la propria organizzazione abbia investito in incontri anche fuori dall’Expò, negli ambienti di un esponente del settore, in via Tortona a Milano, dove è stato realizzato il “Fuori Expo di Confartigianato”, per favorire una peculiare attenzione ad alcune eccellenze e specificità produttive, a ridosso dell’evento internazionale concretizzatosi nelle vicinanze ed, al medesimo tempo, profilandosi fuori dal clamore esponenziale dello stesso.

Un evento in cui, come ha, fra l’altro, messo in risalto Giuseppe Ambrosi, presidente della Camera di Commercio bresciana, si profila una possibile rete di opportunità in mezzo a quell’euforia generalizzata distribuita tra le varie attrattive delle rispettive esperienze confluitevi che, per quelle di Brescia, trovano un simbolico pronunciamento nella struttura dell’ormai noto “albero della vita”, frutto di una perspicace e fortunata intuizione di una vicina realtà territoriale corrispondente.

Opera, questa, che secondo l’assessore regionale Parolini resterà nel tempo come “frutto dell’orgoglio di Brescia”, quale azzeccato emblema marcatamente individuabile nell’insieme delle varie parti costituenti la manifestazione, in relazione alle quali era opportuno documentarne il percorso, fra i vari giorni della loro estemporanea rappresentazione, attraverso un apposito libro, iconograficamente ricco e dettagliatamente compendiato da numerose informazioni, in modo da poter culturalmente valorizzare il diffuso auspicio che questo slancio partecipativo possa mantenersi alimentato anche in una proiezione esorbitante nel prossimo futuro, contestualmente al fatto che “i frutti dell’Expò li raccoglieremo da ora in poi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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