Quale valore aggiunto danno le cooperative ai processi di sviluppo internazionale? È la domanda alla quale hanno cercato di rispondere i relatori invitati al convegno “Nutrire il pianeta post 2015: lavoro dignitoso, giovani ed uguaglianza di genere” organizzato lo scorso giugno a Expo2015 da Confcooperative e Coopermondo.

L’appuntamento è parte di una serie di incontri voluti dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo per dare l’occasione ai Paesi partecipanti a Expo, alle organizzazioni internazionali, alla società civile e al settore privato di confrontarsi su idee e soluzioni per promuovere la sicurezza alimentare e nutrizionale e, allo stesso tempo, diminuire sprechi e perdite alimentari attraverso l’applicazione di politiche coerenti, trasferimenti di tecnologia, miglioramento dei sistemi di produzione, migliore accesso ai mercati e modelli di distribuzione e consumo aggiornati.

Tra gli invitati, Paola Testori Coggi, che fa parte del Women for Expo, è intervenuta a sostegno di un maggior empowerment per arrivare a una migliore resa dei terreni agricoli.

A sostegno della tesi c’è quel 43% delle donne che lavorano in agricoltura e il fatto che sono loro a scegliere il cibo per la propria famiglia ed educare i figli. Ecco quindi che includendo le donne nella possibilità di ereditare e possedere la terra (cosa che in molti paesi non è ancora prevista), dando loro buone sementi, istruendole all’imprenditorialità e investendo finanziariamente su di loro, la produzione di cibo crescerebbe enormemente.

A Expo c’era anche Bepi Tonello, presidente di Bancodesarollo. E’ stato lui a ricordare ai presenti l’esperienza ecuatoriana in tema di cooperazione, giovani, donne e sviluppo.

Osservando come oggi la maggioranza dei giovani aspetti un lavoro, ma non lo generi in prima persona, Bepi confida in una crescita dell’autostima nei giovani finalizzata a creare lavoro per risolvere problemi comuni: è risolvendo i problemi della comunità che si triplica la produzione. E si vince la povertà quando si impara a produrre più di quello che si consuma e i proventi della produzione vengono depositati nella cassa del proprio paese.

Marc Noel di Cooperatives Europe ha raccontato come le cooperative, gestite da e per la gente del posto, sviluppano e trasmettono l’esperienza imprenditoriale. Non solo: i profitti generati rimangono sul posto e sono reinvestiti nella cooperativa, nella comunità locale o distribuiti ai soci.

Così le cooperative sono un effettivo strumento di auto-aiuto che vedono un impiego nel mondo di oltre 100 milioni di persone e sono 3 miliardi di persone la cui sussistenza è garantita attraverso esse.

Essendo un business centrato sulla persona, le cooperative hanno lo scopo di fornire lavoro dignitoso, sicurezza sul lavoro e buone condizioni di lavoro per tutti, dagli agricoltori, agli operai, agli impiegati. Inoltre, essendo organizzazioni aperte e democratiche, favoriscono l’uguaglianza di genere.

L’esperienza insegna che molte donne hanno costituito delle cooperative per garantirsi un’entrata e in molte di queste sono loro a ricoprire posizioni elevate.

È infine una donna, Simel Esim della International Labour Organization, a lanciare un appello: come possiamo misurare il contributo della cooperazione? C’è bisogno di molti più dati e di statistiche per incentivare quelle riforme legislative che permettano lo sviluppo cooperativo.