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Era il tempo in cui l’Italia sognava il fatidico “posto al sole”. Tra sillabe, consonanti ed ortografia, la geometria era anche quella delle fedi nuziali: quante ne sono state raccolte, attraverso l’iniziativa della consegna di tali anelli allo Stato, durante la guerra d’Etiopia del 1935/36?

La cosidetta “conquista dell’Impero” non si giocava solo nelle aspre terre africane, ma anche nel, già di per sè, magro contesto quotidiano di molti in patria, aggravato dalle sanzioni economiche, decise dalla Società delle Nazioni, contro l’Italia. Di conseguenza, nella criticità di un’ostile situazione internazionale, pare che bisognasse arrangiarsi.

La scuola degli anni in questione si offre, ancora oggi, come un interessante filtro documentaristico non indifferente, nel quale hanno avuto presa gli avvenimenti sia eclatanti che ordinari di tutta un’epoca dove, a vari livelli, l’Italia stava costruendo da sè le glorie presunte che considerava tali, per poi viverle e celebrarle secondo un proprio stile, codificato fascisticamente dalle direttive dell’allora regime.

Stile che, in pace come in guerra, emerge negli appunti scritti sulle pagine dei registri di classe dai rispettivi insegnanti delle scuole elementari, nelle più disparate località dell’allora Regno d’Italia, come, ad esempio a Travagliato, nel circondario di Brescia, dove, nel caso della maestra della terza femminile, tali annotazioni rendono ancor modo di leggere, in data 18 dicembre, quattordicesimo dell’era fascista, a proposito della: “Giornata della fede. Anche a Travagliato si è svolta una bellissima e commovente cerimonia per la giornata della fede. Ore dieci: formazione del corteo con l’intervento delle Autorità di tutte le Organizzazioni Giovanili, delle madri e dell’intera popolazione. Messa solenne , benedizione delle fedi e discorso del rev. sig. Arciprete .
Il corteo si porta al monumento a salutare i Caduti e a deporre i fiori; poi si reca in municipio, dove le madri offrono le loro fedi d’oro, e l’arciprete dispensa loro le fedi d’acciaio. Durante la dispensa delle fedi, echeggiano per la sala canti patriottici, cantati dai nostri Balilla e Piccole Italiane. Sono state raccolte più di settecento fedi“.

La breve relazione dell’insegnante, tanto chiara quanto esplicita nel riprodurre in poche parole la cronaca di una circostanza così caratteristica, ha modo di ulteriormente spiegarsi, grazie al commento di tutto quel periodo, realizzato con le altre annotazioni riportate dai vari titolari delle numerose scolaresche nei registri di classe dello stesso anno scolastico 1935/36 .

E’ il 31 ottobre del 1935, la guerra italo-etiopica è iniziata da poco e la Società delle Nazioni non ha ancora decretato l’assedio economico dell’Italia, ma l’importanza del valore del risparmio è già affermata nella giornata dedicata a questa forma significativa di risorsa, come scriveva il maestro della terza maschile:”E’ la giornata del Risparmio. – I popoli ricchi sono i popoli risparmiatori – Davanti agli occhi dei ragazzi è la favola della cicala e della formica che ho narrato, e che essi ora si provano ad illustrare sul loro quaderno. Hanno preso anche un soldino e ne ricalcano le due effigi. Qualcun altro invece fa il disegno del salvadanaio o del libretto della Cassa di Risparmio“.

Se da un lato, il risparmio è, soprattutto, per l’etica vigente di quel tempo, consueto e primo motivo d’economia, dall’altro, rivestiva un significato altrettanto rilevante la spontanea consegna delle fedi nuziali che pare costituisse un segno concreto di come certi presunti valori di percepita solidarietà nazionale si potessero accompagnare al peso della materia delle cose che, a certi principi, veniva ad essi subordinata per importanza.

A metà novembre del 1935, calava nella vita scolastica l’eco delle sanzioni imposte all’Italia in guerra per la conquista dell’Impero d’Etiopia, secondo lo scritto dello stesso titolare della scolaresca appena sopra menzionata: “18 Novembre . Abbiamo scritto sulla lavagna questa fatidica data: 18 Novembre 1935 – XIV . Quanto prima la troveremo scritta su tutte le Case dei Comuni d’Italia . Sarà memorabile: sulla pietra e nei nostri cuori. Cominceremo anche l’album di disegno con la data dell’inizio delle inique sanzioni. Il nostro Capo con il discorso del 2 ottobre, ha dichiarato che noi risponderemo alle sanzioni economiche con la nostra sobrietà ed il nostro spirito di sacrificio. Faremo così . Questa è la via giusta . (…..)” .

La scuola seguiva il proprio corso, non come se fosse isolata nello stretto ambito culturale di imperturbabili programmi didattici, ma accompagnandosi alle cronache che il tempo offriva alla straordinarietà dei fatti, così come si legge sul registro della classe quinta maschile, il giorno 4 dicembre del 1935: “……Tutti gli italiani con spirito patriottico cercano di aiutare più che possono a combattere le inique sanzioni. Da giorni si è iniziata con buon esito la raccolta dei rottami di ferro e di altri metalli. Gli alunni, compresi dell’importanza di questa raccolta, si affrettano a consegnare al loro insegnante quel poco che dispongono”.

Del medesimo tenore, anche il contenuto messo nero su bianco, qualche giorno dopo, il 16 dicembre, quando lo stesso insegnante scriveva: “La raccolta dell’argento e dell’oro continua. Anche gli alunni portano qualche piccola cosa di poco valore, ma certo di grande significato“.

Intanto, la conquista dell’Etiopia che sarebbe stata completata nel maggio successivo, proseguiva, così come anche l’imposto blocco economico al Paese e di conseguenza, per ordine del Ministero dell’Educazione Nazionale, veniva ridotto l’orario scolastico a tre ore: dalle nove a mezzogiorno, per risparmiare “il forte consumo di carbone per il riscaldamento“.

Di pari passo, era congeniata una serie di iniziative per rivalutare le possibili risorse offerte a vari livelli di disponibilità, in modo che, sul citato registro dell’insegnante della terza maschile, in data 10 dicembre successivo, tale situazione si materializzava pure nello scritto, secondo cui: “Perchè le ingenti spese che la Nazione ha a carico, siano ridotte al minimo, è stata indetta la raccolta della carta e si invita a non farne spreco. Di contro, per aumentare le entrate nelle Casse dello Stato è cominciata la raccolta dell’oro e dell’argento. Sono falangi della nostra gente più pura che portano con suprema dedizione il prezioso metallo alla Patria per la nuova grande causa. Anche alte personalità ecclesiastiche sono state tra le prime in questo movimento. Esso si va facendo sempre più vasto e culminerà con la giornata della fede“.

Giornata che ha avuto luogo il 18 dicembre 1935, quando, a Roma, la regina Elena, insieme ad altre madri di famiglia, offriva all’Altare della Patria la propria fede, mentre, a Travagliato, secondo la maestra della classe prima mista, una certa dinamica acquisiva, parallelamente a quella della capitale, una contingente analogia rappresentativa: “Giornata della fede. Anche le spose di Travagliato hanno risposto molto generosamente all’invito che in questa giornata veniva loro rivolto. Quasi tutti i bambini hanno potuto rispondere orgogliosamente alla mia richiesta: “anche la mia mamma ha dato la fede alla patria”. Alcuni per scusa: la mia mamma non l’ha data perchè era matta“. Cioè falsa e quindi non utile ad aggiungersi al cospicuo insieme delle fedi nuziali raccolte in quella manifestazione che, dalle diverse testimonianze degli insegnanti presenti, tutte quante concordi per la buona consistenza del numero, erano quantificate in più di settecento o, in altre testimonianze, già in ottocento, oppure, nella più larga versione quantitativa registrata, in circa mille: dalle settecento alle mille fedi travagliatesi hanno sposato le suscitate aspettative di un’epoca, sfilandosi dall’anulare nuziale al conio prezioso di ogni singolo donare, fino all’ideale stampo comune delle raggiunte disponibilità, raggranellate a livello nazionale.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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