Tempo di lettura: 5 minuti

Qualcosa di più di un semplice ricordo, nel genere di una capacità eccezionale, un pensiero simultaneo poteva esprimere le parole esatte, riproducendo fedelmente, a voce, quanto si trovava, invece, custodito nella forma scritta dove tale enunciato era da tempo riposto.

Non era da tutti, come, ovviamente, nemmeno ora, il saperlo fare, oltretutto per un’ampia generalità di brani. Per questa abilità, era valsa quell’esplicita menzione giornalistica che, sotto il riflesso di evidenti facilità mnemoniche, sanciva il mostrarsi atipico di ingegni di prim’ordine, fattibili di porsi all’attenzione di attoniti convegni.

Le dimostrazioni, per accreditare questo dono prodigioso di memoria, si erano imposte, infatti, nel loro essere pubbliche, per poi ritenersi incontrovertibilmente riconosciute.

Nel caso del fanciullo abruzzese, il credito attribuitogli pareva, in un certo senso, surclassare, della terra d’Abruzzo, la figura, pure, ivi originaria, di Gabriele d’Annunzio, quando, tale poeta, all’epoca, trentenne, si era, nel frattempo, già distinto, a suo modo, circa il pubblico ascendente da lui riscosso nel verso della premessa di un successo incipiente.

Se non fosse che d’Annunzio era di Pescara, mentre il fanciullo dalla memoria prodigiosa era di Teramo, quale ambito, comunque, percepibile a nessi di conterranee analogie, per via di pertinenze assimilabili alle prossimità di geografie vicine e territorialmente convergenti.

Proprio nel mese del compleanno di Gabriele d’Annunzio, a proposito di un suo corregionario, “La Sentinella Bresciana” pubblicava, il 30 marzo 1893: “Un fanciullo fenomeno. I giornali d’Abruzzo e anche, un poco, i giornali del resto d’Italia, si occupano da qualche giorno, di un tal fanciullo fenomeno, Vittorugo Foschi, figlio di un maestro elementare di Teramo. Il piccolo Vittorugo Foschi ha cinque anni, è un bel bambino ed ha l’argento vivo addosso. Fin qui, nulla di straordinario. Il meraviglioso è la memoria ferrea, la facilità di apprendere, l’acutezza dell’ingegno, che hanno rivelato nel bambino un nuovo Pico della Mirandola. Il piccolo Pico si è rivelato in un modo strano. Gli avevano insegnato le lettere dell’alfabeto e le cifre: poi, visto che egli imparava presto, gli avevano insegnato a leggere e a fare un po’ di conti. Pareva un ragazzo di ingegno molto pronto, superiore alla sua età; ma i parenti non sospettavano il fenomeno. Vittorugo Foschi si ammalò. Durante la malattia, si fece portare a letto dei libri, libri di scienza, libri di letteratura amena, di poesia e tutto quanto lesse gli rimase nella memoria, chiaro e lucido. Il papà ebbe a rimanere trasecolato quando quel bambino a cinque anni gli propose semplicemente – Prendi uno di questi libri, leggi un brano a piacere ed io ti dirò il numero della pagina dove è stampato quello che avrai letto. Si trattava di una esercitazione di memoria all’Inaudi, il giovane italiano di cui si è occupata, tempo fa, l’Accademia delle Scienze a Parigi. L’esperimento riuscì completamente ed il papà ne rimase terrorizzato. Si trattava dunque di uno scherzo del demonio, che aveva dovuto trovare alloggio in quel corpicino irrequieto? Vittorugo Foschi, adesso, non soltanto ritiene e ripete e non dimentica più, tutto ciò che legge, ma esegue a memoria le più complicate operazioni aritmetiche, recita versi, uditi una sola volta, li ripete dall’ultima parola alla prima, in senso inverso, ed è diventato (forse questo è più spaventoso) un erudito a cinque anni. Adesso, egli dice in dialetto abruzzese “ie sacce ugne cusae e a chius’ ucchie” (io so tutto a occhi chiusi). Il papà che, come ho detto, è maestro elementare si trova, adesso, costretto ad andare a scuola dal figliolo che ha cinque anni. Siccome legge continuamente e di tutto un poco, tutto quanto gli si dice gli resta impresso nel cervello, come su una cera molle, Vittorugo Foschi, a ciunque anni sa già di geografia, di sicenza, di letteratura, di calcoli, di tutto. Il ragazzo è stato esaminato da una Commissione nominata dal Ministro Martini e composta da quattro professori di Liceo. La Commissione ha riferito trattarsi di un bambino d’una memoria portentosa ed ha proposto che il fenomeno sia studiato da professori di psichiatria. Sentiremo cosa diranno gli psichiatri”.

Meningi eccezionali anche quelle di chi, però molto più avanti in età, si era distinto, l’anno prima, per qualità particolari che, in tutt’altra parte d’Italia, si rivelavano in una certa esplicita analogia con le referenze mnemoniche accennate in capo al fanciullo abruzzese che le aveva già dimostrate.

Tale ulteriore caso emergeva ancora dalla stampa locale bresciana del giorno di ferragosto del 1892, pubblicando, appunto, il 15 agosto del 1892, ciò che si riferiva fosse accaduto a Brescia: “Esperimenti di mnemotecnica. Ieri sera, in una sala riservata dell’albergo dell’Orologio, dinnanzi a un nucleo abbastanza numeroso di persone intelligenti, ha avuto luogo un trattenimento di mnemotecnica dato dal signor Cesare Bosio di Medole, del quale La Sentinella si è già occupata giorni sono. Il Bosio ha dato prova di una memoria fenomenale, prodigiosa, sia declamando, in modo chiaro e corretto, interi lavori poetici di moltissimi dei nostri migliori autori, prendendo le mosse da qualunque punto dove i presenti gli avessero citate due sole parole prese a caso, nei diversi volumi posti a loro disposizione. Il signor Bosio fu fatto segno alle più vive congratulazioni e alla fine dell’intrattenimento venne replicatamente applaudito”.

Il giornale “La Sentinella Bresciana” si riferiva a ciò che, fra le sue pagine quotidiane, aveva, nel merito, già esplicitato il 10 agosto precedente, confermando, qualche giorno prima di quel resoconto, quanto le potenzialità di una ferrea memoria, anch’essa applicatasi a decantare pubblicamente, su richiesta, la letteratura assimilata, fosse uno spettacolare parametro inteso ad oggetto di una qualità di attenzione che, nel livello proprio di una diffusa sensibilità intellettuale, a quei tempi, pareva risultare tendenzialmente espressa in alcuni partecipati eventi, a significativa caratura sociale, nei quali potersi, a sua volta, meglio manifestare: “Una memoria prodigiosa. Medole, 8 agosto. Già la stampa di Cremona e di Lodi e, recentemente, anche i giornali di Milano “Il Secolo”, “Il Pungolo”, “L’Italia del Popolo” e la “Lombardia”, ebbero campo di occuparsi in modo molto lusinghiero di un nostro concittadino, il signor Cesare Bosio in causa dei suoi esperimenti di Mnemotecnica nella poesia classica e popolare antica e moderna. Il signor Bosio, già segretario comunale a Gardone Valtrompia, poscia impiegato per 12 anni a Modena, avendo dovuto lasciare il posto per una doppia cateratta agli occhi, ha creduto di valersi della ferrea memoria di cui dispone per lottare colla sventura ed il suo magazzino mnemonico poetico è tale da soddisfare e dilettare le più curiose pretese. Nulla di convenzionale o di preparato: Mnemotecnica pura e semplice, appassionante unita a buona e chiara declamazione. Circa 200 componimenti di 59 fra i nostri migliori autori e raccolti in sei volumi vengono consegnati al pubblico, e questo, citando due sole parole, prese a casaccio, in un punto qualsiasi, con sorprendente facilità e prontezza il Bosio declama il seguito fino a che non venga interrotto dall’altro con parole di altro componimento e così di seguito di tutti, citando, poi, ad ognuno il titolo e l’autore della poesia in cui fu interrogato e mantenendo piacevolmente viva l’attenzione e la curiosità finchè non gli si dice basta. Ripeto che, nei vari esperimenti dati, qui ed in alcuni paesi limitrofi, il Bosio ha confermata la bravura che lo aveva preceduto, e tutti gli augurano di cuore che anche in altri siti i suoi esperimenti vengano constatati da numeroso concorso”.