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Brescia – L’avvicendamento ai vertici istituzionali sembra sia passato attraverso la portata attribuita alla carica epocale di questa parola fatale, nel modo in cui si era inteso utilizzarla nel 1929, riferendosi al periodo del subentro dell’allora nascente stato italiano, durante la guerra risorgimentale del 1859, al governo di Brescia.

Liberazione dall’aquila austroungarica, a favore del tricolore sabaudo.

Più avanti, nel tempo, una volta assuefatti i termini di tali espliciti riferimenti, un altro genere di conclamata liberazione sarebbe andata a contrassegnare un’analoga emancipazione, a sua volta correlata a quel contesto militare che aveva proporzionato la possibilità della sua effettiva realizzazione.

In pratica, il 17 giugno era formalmente reputata la “giornata della Liberazione” per Brescia, secondo quanto testualmente emergeva da una pubblicazione locale, nella medesima epoca che la distanziava da tale avvenimento nel decorso raggio ultrasecolare di un settantennio, durante la quale si riferiva a proposito di questa sostanziale contingenza, nell’incombente coincidenza della sua stessa ricorrenza che, da calendario, il computo della storia esperiva nel lascito di una perdurante attestazione di appartenenza.

Con il titolo omonimo della medesima città, il periodico “Brescia” promuoveva questa peculiare commemorazione, dandovi spazio nell’edizione del maggio del 1929, nella prospettiva di allineare l’andare dei giorni sul piano culturale di un significativo risalto attribuito anche a questa recepita tradizione.

Francesco Giuseppe
Imperatore Francesco Giuseppe

Il cambiamento si era sviluppato entro due porte cittadine. Se da via Milano era entrato Vittorio Emanuele II, da viale Venezia se ne erano prima andati gli austro-ungarici. “Vittorio Emanuele dal suo quartiere di Castegnato appressavasi a Brescia, ed entrandovi da porta S. Giovanni (17 giugno) fu accolto fra mille applausi e cantici e vessilli nazionali”: precisava, fra l’altro, nei termini propri di quel periodo, l’approfondimento storico attinente la fatidica data presa in considerazione, divulgata sull’accennata pubblicazione, nel modo in cui era posta in una tematica correlazione, rispetto pure al cappello introduttivo calzato sulla pagina che ne recava la chiara contestualizzazione: “Ricordiamo il 70° anniversario della Liberazione di Brescia: 17 giugno 1859”.

Un non meglio identificato autore che poneva la sigla di “abv.” al monografico scritto trattato dove questa importante fase delle vicende risorgimentali recava particolare riscontro a certe descritte ripercussioni locali, metteva al centro di una specifica evocazione l’immagine speculare ad una caratteristica dinamica belligerante dove “Brescia che pochi giorni prima aveva veduta con stupore e con gioia uscire per sempre da P. Torrelunga, ora Venezia, gli ultimi rimasugli di quei soldati austriaci che per 44 anni l’avevano tenuta soggetta al potente Impero e contro i quali inutilmente quanto eroicamente aveva lottato nel ’49, vedeva il 17, dalla opposta parte di Porta S. Giovanni, ora Milano, entrare, fra immenso giubilo, il Re Liberatore alla testa delle truppe piemontesi italiane”.

Le stesse cronache, a tale evento collegate, tramandavano che un altro protagonista di quei giorni era stato il futuro condottiero della “spedizione dei Mille” che, dal medesimo varco di una ormai già sguarnita città, era pure entrato a Brescia, come attesta una menzionata testimonianza lapidea che il mensile qui considerato aveva riportato nello stesso scritto esaminato: “Giuseppe Garibaldi/ sgominati gli austriaci presso Como/ entrò da questa porta plaudente il popolo il 13 giugno 1859”.

Ultimo, in tali frangenti, a fare il proprio ingresso in una delle maggiori città cardine dell’ormai in pregiudicato “Regno Lombardo-Veneto”, pare sia stato Napoleone III, messosi personalmente alla testa delle forze mobilitate per l’importante coinvolgimento francese, sancito militarmente nella diplomazia di quell’alleanza che, dopo la sanguinosa battaglia di San Martino e Solferino del 24 giugno, immediatamente seguente ai giorni sopra accennati, si muterà nella risoluzione adottata per la pace, firmata a Villafranca, comportando di fatto, la cessazione delle ostilità con chi avrebbe conservato il dominio sia del Veneto fino al 1866 che del Trentino e della Venezia-Giulia, fino a dopo il primo conflitto mondiale: “L’imperatore Napoleone III entrò da porta S. Nazzaro (ora P. Stazione) e fu ospitato nel palazzo Fenaroli, mentre Vittorio Emanuele dimorava nel Palazzo Valotti, come vi ricorda la lapide che vi è stata apposta: Vittorio Emanuele II/ mentre dai campi di Magenta e di Melegnano/ moveva con Napoleone III/ ai campi di S. Martino e Solferino/ fece soggiorno in questa casa/ 17 – 23 giugno 1859”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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