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Felina di Castelnuovo ne’ Monti, Reggio Emilia. Un elogio della lentezza e al buon vivere a 360 gradi è il filo conduttore del Festival Città Slow , la manifestazione per la biodiversità organizzata a Felina di Castelnovo ne’ Monti, che quest’anno avrà come tema specifico i grani antichi, l’importanza del loro recupero e la conseguente valorizzazione. Un luogo prezioso tra Parco Nazionale e Terre Matildiche, un paesaggio di media montagna attraversato da morbide vallate, ecco come si presenta oggi Castelnovo ne’ Monti, territorio ricco di potenzialità naturali e generoso di proposte culturali.Dal 27 al 29 Luglio la comunità sarà chiamata alla discussione e alla riflessione sui vari punti di vista della tematica e, proprio a questo scopo, saranno allestiti ben tre zone esclusivamente dedicate ad essa. “La corte dei grani”, dove con mostre, filmati, incontri e laboratori si cercherà di comprendere meglio la produzione territoriale nel corso della storia, i suoi usi, e perché dal punto di vista scientifico e culturale è così importante il mantenimento di un’agribiodiversità consistente ed estesa.

L’area del progetto “Agrobiodiverso”, una rete di piccole aziende emiliane dedite alle produzioni minori, all’agricoltura biologica, presso cui ritrovare i sapori dimenticati; E la mostra-mercato dell’associazione Contadino d’Appennino, portatrice del sogno di riportare l’agricoltura in alta montagna.

Sogno condiviso anche da Coop Alleanza 3.0, che parteciperà all’evento e sarà presente con contributi diversi in ognuna di queste aree. Con uno stand in cui assaggiare e conoscere i prodotti locali presenti nella rete di vendita della Cooperativa e con la partecipazione al convegno “Appennino e grani antichi tra ricerca ed esperienze concrete”. Perché l’iniziativa virtuosa di un paese reggiano possa fare da esempio ed essere estesa all’Italia intera.

Festina lente, affrettati lentamente, dicevano i padri latini. Oggi, in realtà, non ci sarebbe nessun bisogno di affermare le ragioni di una vita slow: basta guardarsi attorno, vedere e vivere quotidianamente la “fast life” e i suoi effetti su ciascuno di noi.

E’ chiaro a tutti, dal manager all’operaio, dall’agricoltore al broker di borsa, dal ricercatore scientifico all’impiegato, quanto lo stile di vita delle società evolute occidentali e orientali sia accelerato, talvolta fino al parossismo. Certo questo è lo scotto da pagare, potrà dire qualcuno, per poterci permettere un alto livello economico di vita, per poter progredire nella scala tecnologica e sperare di affrancare dalla fame e dalla miseria qualche milione in più di persone all’anno, tra quelli che hanno avuto la sfortuna di nascere nel cosiddetto Terzo e Quarto Mondo.

Ma da poco più di quindici anni si è sviluppato in Italia, in Europa e poi nel mondo, un movimento culturale spontaneo che si oppone agli effetti indesiderati della velocità a tutti i costi e del produttivismo quantitativo. Si tratta di una vera e propria controcultura che sta crescendo ogni giorno di più, ramificandosi e andando ad includere un universo sempre più vasto di cittadini, associazioni, cooperative, soggetti economici e produttivi.

Quando nel 1989 a Parigi, Carlo Petrini insieme alle delegazioni di 22 nazioni fondò Slow Food, forse non aveva fino in fondo immaginato, o forse sì, come e quanto “la difesa del tranquillo e il lento piacere materiale contro la follia universale della fast life” avrebbero inciso sulla società contemporanea.

Se velocità non significa sempre efficienza e vantaggio competitivo, le Cittaslow offrono un modello per un nuovo concetto del vivere, del produrre, del consumare basato sulle “qualità lente”. Forse la fast life ha raggiunto livelli di saturazione tali da impedire ai suoi stessi promotori di trarne vantaggio.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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