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Brescia. Una riflessione sull’Europa e il mondo di oggi: sui “nuovi muri”, materiali e immateriali, che dividono la famiglia umana, impedendo la pacifica convivenza e le relazioni tra le persone e i popoli; sull’importanza di continuare a costruire relazioni positive e pacifiche quali alternative alla cesura che i muri costituiscono.

Questo è il tema che da venerdì 15 a sabato 30 novembre sostiene la terza edizione il Festival della Pace. Anche quest’anno la kermesse ospiterà figure di grande rilievo che, a livello internazionale, si sono esposte per difendere i diritti umani e l’armonia tra i popoli. Quest’anno ricorrono i trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, un evento epocale nella storia contemporanea europea e mondiale.

Per questo gli organizzatori hanno voluto che la nuova edizione del Festival divenisse occasione per sviluppare una riflessione sull’Europa e il mondo di oggi. Sono ancora troppe le zone del pianeta che non hanno conosciuto un periodo di pace, negli ultimi anni. Dalla fine del “secolo breve” e della guerra fredda gli equilibri internazionali sono cambiati, tuttavia la logica della contrapposizione e dello scontro non è affatto superata. Persino a casa nostra, in Europa, in forme e modalità differenti i valori universali di giustizia, solidarietà, cooperazione e rispetto per l’altro, guadagnati a fatica, sono messi in discussione da ondate di intolleranza, xenofobia e sterile nazionalismo. I fatti della cronaca recente mostrano una crescente inquietudine anche tra i cittadini del Vecchio Continente.

È allora utile che le pubbliche amministrazioni promuovano una riflessione che faccia crescere all’interno delle proprie comunità la cultura della pace. Quest’anno lo faremo attraverso l’utilizzo di linguaggi diversificati, per meglio rispondere alle esigenze di pubblici e sensibilità differenti, e con il Presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, che ha voluto esprimere la sua piena condivisione, oltre che con la sua prestigiosa presenza all’inaugurazione di venerdì 15 novembre (ore 17 salone Vanvitelliano), assegnando al nostro Festival l’alto patrocinio del Parlamento Europeo.  Il tema centrale dell’appuntamento sarà una riflessione sull’Europa di oggi e sui “nuovi muri”, materiali e immateriali, che minacciano la pacifica convivenza e le relazioni tra gli esseri umani.

La cooperazione internazionale e la collaborazione tra i popoli sarà un altro importante filo conduttore del Festival. Se ne parlerà nel corso dell’evento “Museke 2030: Talks & Trends, sul cooperare per crescere” di sabato 16 novembre nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dalle 10.30 alle 12.30, a cura di Associazione e Fondazione Museke. L’argomento verrà ripreso anche martedì 26 novembre alle 10.30 nel corso del convegno a cura di Intermed Onlus nell’Auditorium Primo Levi. Inoltre il tema sarà oggetto di una tavola rotonda del “Dopo il Festival”, organizzata per sabato 7 dicembre, alle ore 20.30, dalla Consulta per la Pace del Comune di Brescia, dal titolo “Cooperazione internazionale oggi. Sfide e opportunità”.

Il programma proseguirà con eventi, spettacoli, incontri e mostre. Tra queste ultime merita un’attenzione particolare la personale dell’artista e giornalista curda Zehra Doğan dal titolo “Avremo anche giorni migliori – Zehra Doğan. Opere dalle carceri turche”.

Mercoledì 20 ottobre avrà, invece, al centro la tematica del femminicidio: nel pomeriggio, alla Chiesa di San Giorgio, con la tavola rotonda promossa da Opal – Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere sulla prevenzione dell’illegittimità della difesa e sulla tutela delle vittime, mentre la sera, in largo Formentone alle 20.30, ci sarà il presidio con fiaccolata per Silvia Romano, cooperatrice italiana rapita l’anno scorso in Kenya.

Altro evento di rilievo sarà la presentazione del libro di Behrouz Boochani “Nessun amico se non le montagne”, per la rubrica letteratura e resistenza, che si terrà giovedì 28 novembre alle 18 alla Chiesa di San Giorgio. Durante l’incontro si terrà un dialogo via Skype con l’autore che tuttora si trova sull’isola di Manus, dove è detenuto da cinque anni.
Il Festival della pace, dunque, anche in questa terza edizione ha concentrato i suoi sforzi nell’offrire un programma ricco di spunti e di riflessione per comprendere meglio il mondo che ci circonda.

“La pace è un sogno, può diventare realtà… Ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare” (Nelson Mandela)

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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