Mantova. Ventitreesima edizione di Festivaletteratura. Negli oltre trecento appuntamenti previsti in programma risuonano voci ora autorevoli e già familiari al grande pubblico, ora più fresche, spiazzanti, insolite, ma certo mai anonime o indistinte.

Di queste voci riconosciute, delle narrazioni, delle idee e delle visioni spesso contrastanti di cui sono portatrici si alimenta ogni anno il dialogo del Festival. Ogni incontro è costruito con gli autori, per assecondare al meglio il desiderio di condividere storie e pensieri che li porta a Mantova: trovare le forme più adatte, spesso inventarle insieme, favorire incontri.Sono centinaia le voci di Festivaletteratura per orientarsi nel presente e riflettere sul futuro.

Festivaletteratura consolida la sua dimensione internazionale con oltre 70 gli ospiti stranieri presenti, segnando un record assoluto per la manifestazione. Una scelta voluta, che risponde alla diffusa richiesta di chi viene al Festival di estendere il più possibile il raggio di ascolto e accrescere la pluralità del confronto. Questa scelta si riflette anche nell’inserimento in programma di un numero più consistente di eventi in lingua, per favorire chi non ha necessità di traduzione e ridurre ulteriormente la distanza rispetto all’autore.

È Tirana la città in libri scelta da Festivaletteratura per il 2019. L’intricata storia del vecchio continente si riflette in modo eccentrico e brutale su Tirana. Apparentemente straniera a tutto, la giovane capitale albanese tiene insieme i collassi europei e le rinascite della speranza, l’orgogliosa rivendicazione identitaria e la diaspora infinita, i totalitarismi, tutti,  e la scommessa nella democrazia, l’ateismo di Stato, l’Islam e il Cristianesimo.

Lo sport, la scienza, l’arte, la storia, la radio, la moda e ovviamente la letteratura saranno chiamati a mobilitarsi in prima persona per un’ambiziosa e indifferibile impresa culturale: la nascita di un museo della lingua italiana. Un progetto mai tentato fino ad oggi che, secondo il disegno di Giuseppe Antonelli, dovrebbe realizzarsi come un percorso espositivo di oggetti: libri, iscrizioni, sculture, raffigurazioni pittoriche, materiali multimediali, ma anche abiti, mezzi di locomozione, strumenti di lavoro, apparecchiature tecnologiche, oggetti d’uso comune, che rimandano a un momento particolare o a una vicenda significativa della nostra storia linguistica.

C’è spazio per la fotografie e il fotogiornalismo, nel racconto giornalistico contemporaneo l’immagine rappresenta indubbiamente il mezzo più potente e insieme più utilizzato. La scelta di una descrizione meramente didascalica di un evento o ancor peggio di una composizione estetica che distoglie dalla comprensione di ciò che si fa vedere è spesso la soluzione più praticata da chi sta dietro la macchina fotografica. Guardare oltre la superficie, puntare l’obiettivo là dove si può trovare l’inizio di un racconto è invece la cifra etica e poetica di un fotogiornalismo che sta trovando sempre migliori interpreti a livello internazionale.

Bambini e famiglie tornano ad occupare la Casa del Mantegna. Stanze, cortili e giardini della splendida dimora quattrocentesca del pittore padovano ospiteranno anche quest’anno – dal mattino fino a notte inoltrata – incontri, laboratori, letture e altre fantasie pensati per il pubblico che va dagli zero ai 12 anni e ai genitori.