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Quinto giorno. Splende un sole che brucia la mattina dopo a Guaranda ed è il segno che aspettavamo per ripartire. Attraversiamo nuovamente il deserto in tutto il suo spietato splendore, il vento insistente continua ad avvolgerci, mentre raggi infuocati, sopra le nostre teste, ci bruciano le gote.

Ecuador, adesso ho capito definitivamente perché la pelle dei tuoi bambini appare spesso vecchia prima del tempo, segnata dal sole e dai forti venti della sierra. Il nostro arrivo nella comunità di Simiatug è un’unica festa di colori, anche qui la popolazione, per la maggior parte di origine indigena, si è organizzata ed ha formato una piccola cooperativa locale.

Gli abitanti hanno preparato un’accoglienza senza eguali, le danze e la musica campesina ci accompagnano per i minuscoli vicoli impervi del centro abitato e tutti sono invitati a condividere l’allegria che si sprigiona dalle maschere multicolore dei ballerini, dai colletti ricamati delle ragazze, dai ponchos accesi delle signore che si dischiudono a rivelare piccole sorprese di vita, per la verità, un po’ allibite e diffidenti al passaggio di tanta rumorosa ilarità.

L’arrivo a Riobamba e la visita alla nuova sede del Fepp e Codesarrollo, edificio di cui Cassa Padana ha finanziato la costruzione, hanno per me già il sapore amaro della partenza. Il vortice emotivo che mi aveva rapito dal primo istante in cui ho calpestato questa terra antica, mi hanno fatto scordare il tempo che passa inesorabile, complici il fusorario e una leggera botta in testa (incidenti di una viaggiatrice un po’ naive), i quali aggiungono confusione al mio già precario equilibrio spazio temporale; ma tornare a Quito per la notte significa solo una cosa e io lo so bene: domani si torna a casa.

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Claudia Corini
Claudia è laureata in lingue e letterature straniere e diceva che "non avrebbe mai lavorato in banca" ;). Collabora saltuariamente con Popolis. Ama i viaggi, la lettura, la fotografia e ascoltare musica rock! Dice di lei "potrei definirmi in mille modi...ma ce n'è sempre +1"!

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