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Era capitato a Livio (1876 – 1951), primogenito del famoso Giuseppe Tovini (1841 – 1897), da tempo pure proclamato beato dalla Chiesa Cattolica, di investire un pedone.

Il fatto riporta al 26 settembre 1909, fin dentro i passi intrecciati nell’ambito di una fra le prime casistiche d’incidenti automobilistici, proporzionata al numero delle vetture in circolazione, che sono ravvisabili nella progressiva affermazione di tale privato mezzo di locomozione, destinato, nel vero senso della parola, a farsi poi, letteralmente, strada, attraverso l’allora crescente diffusione del motore sulle quattro ruote.

Ritratto di Livio Tovini

Una testimonianza, fra l’altro, di quanto fosse possibile che tali disgrazie accadessero, purtroppo, anche in quegli anni lontani e di ciò che, in questo caso, promana pure da un riflesso di notorietà connessa alle vicende personali legate ad una famiglia pure oggetto di biografie e di monografie, fra i notabili esponenti della società bresciana del tempo, nella quale, dal “cattolico intransigente” Giuseppe, fondatore, fra l’altro, “della Banca di Valle Camonica, della Banca San Paolo di Brescia e del Banco Ambrosiano”, il figlio, Livio Tovini si era distinto, fra l’altro, in politica, anche per la sua adesione al partito fascista, come si legge, insieme ad altre diffuse informazioni, dall’Enciclopedia Bresciana del compianto mons. Antonio Fappani, perchè “(…) Nel fascismo vede sempre più l’argine alle forze che aveva decisamente osteggiato: Massoneria, Socialismo e laicismo“.

Conseguentemente espluso dal Partito Popolare nel 1923, “(…) Nel gennaio 1924 egli è tra i primi ad aderire al manifesto Crispolti con cui si invitano i cattolici ad appoggiare il governo fascista e a presentarsi nelle elezioni politiche del 24 maggio 1924, riuscendo eletto alla grande come candidato nel listone fascista per il Veneto. Come premio all’appoggio al regime il 2 marzo 1929 viene nominato senatore“.

All’epoca del fatto, assurto alle cronache della stampa locale, Livio Tovini, a seguito delle elezioni del marzo precedente, era già deputato, avendola spuntata, come esponente del movimento cattolico su altro candidato liberale.

Lo si legge nell’articolo dedicato al suo incidente, fra le notizie che il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 27 settembre 1909 metteva nella propria edizione di stampa, quando la voce “automobile” poteva essere ancora espressa al maschile, secondo un sostantivo di genere che, a tale aspetto, risultava in un esplicito accenno corrispondente: “Un uomo investito dall’automobile dell’on. Tovini. Nel pomeriggio di ieri, verso le 14,30, sulla stradale che da Rezzato conduce a Santa Eufemia della Fonte, venne investito un uomo dall’apparente età di 50 anni dall’automobile numero 12-264 pilotata dall’on. Tovini deputato di Brescia. Pare che l’uomo, di cui finora non si è potuto conoscere il nome, fosse un po’ alticcio e che procedeva alquanto a zig-zag. L’on. Tovini, a quanto ebbe ad affermare, cercò di scansare lo sconosciuto, ma disgraziatamente questi andò ad urtare contro il parafango posteriore di sinistra della macchina, tagliandosi in parte il padiglione dell’orecchio destro. Per contraccolpo, poi, l’infelice cadeva ferendosi alla bozza frontale sinistra. Il povero vecchio, raccolto di sulla strada, da due guardie di Finanza, venne messo sull’automobile, fatto fermare appositamente e condotto alla farmacia Pasini di Santa Eufemia dove lo visitò il dottor Maraglio. In seguito, il ferito fu sullo stesso automobile, col dottor Maraglio, trasportato all’Ospitale di Brescia“.

Questa notizia aveva avuto un seguito, raggiungendo un punto fermo e, presumibilmente, chiudendo, entro una circoscritta parentesi, l’incresciosa e sofferta vicenda riferita ad un incidente automobilistico, con coinvolti il figlio di Giuseppe Tovini, parlamentare del Regno d’Italia, ed un uomo, per così dire, “comune della strada” che usciva dal proprio anonimato solo per averci rimesso la pelle, in una dinamica accidentale, mentre con mezzi propri, incontrava la vettura di quel deputato bresciano.

Era intervenuta ancora “La Provincia di Brescia” a documentare l’epilogo del fatto, non senza cogliere la stridente interpretazione della realtà eufemisticamente adottata dall’altro quotidiano del territorio, pure presente, fra i mezzi d’informazione dell’epoca, con la denominazione di “La Sentinella Bresciana” che aveva utilizzato una propria definizione d’altra imputazione, per riferire come fosse avvenuto l’urto patito nell’incidente descritto, a cui cercare di rendere una plausibile giustificazione: in pratica, pare che fosse stato il pedone ad andar contro l’auto e non viceversa.

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Come fosse andata a finire, questa estemporanea vicenda a corollario di un nascente automobilismo bresciano, era spiegato nella cronaca del primo ottobre 1909 da parte del quotidiano menzionato, già fonte dell’articolo riportato, nella fedele trascrizione mediante la quale il nefasto accaduto si trovava dapprima annunciato, nell’originaria ricostruzione dalla quale lo stesso avvenimento risultava interessato, per giungere alla successiva proiezione di un tragico finale, unanimemente inteso per tutti, in quel suo fatale epilogo che, come nessuno mai vorrebbe, si era avverato: “L’investito dall’automobile dell’on. Tovini è morto. Abbiamo ieri l’altro riferito in cronaca come un’automobile, pilotata dall’on. Tovini, nel percorrere lo stradale che conduce da Rezzato a Sant’Eufemia, travolgesse un pover uomo, riconosciuto poi per il contadino Domenico Bianchini. Il disgraziato fu raccolto e soccorso da due guardie di finanza, le quali fermato l’automobile investitore, se ne servirono per trasportare il ferito, prima in una farmacia di Sant’Eufemia, e poi all’ospedale di Brescia. Il Bianchini, malgrado le più diligentissime cure dei medici, ha dovuto soccombere. Pare che l’on. Tovini, subito dopo l’investimento, a spiegare il doloroso incidente occorsogli, dicesse che l’investito procedeva a zig zag, come un uomo che abbia bevuto. Ora, però, si è riscontrato che il Bianchini non era affatto preso dal vino. La Sentinella, alludendo alla sciagura, dice che il Bianchini “andava ad accidentalmente cadere contro un’automobile“. La frase non è esatta: pare, invece, che sia l’automobile che accidentalmente è andata a cadere contro il Bianchini. E il Bianchini ci ha perso la vita“.

Analogo ed al medesimo tempo, diverso scrupolo fra i due quotidiani, pare sia emerso anche nell’estrema propaggine conclusiva, dedicata alla notizia dell’avvenuta autopsia: “La Sentinella Bresciana” non cita il deputato, mentre “La Provincia di Brescia”, nell’edizione del 2 ottobre 1909, ancora ne evoca il nome, per contestualizzare l’informazione: “Ancora l’investito dall’automobile dell’on. Tovini. Ieri alle 9, è stata fatta all’Ospedale dai dottori Ranzoli e Pignatti alla presenza del Pretore del II Mandamento, l’autopsia di Domenico Bianchini, il contadino investito e ucciso il 20 settembre sullo stradale da Rezzato a Santa Eufemia, dall’automobile dell’on. Tovini. E’ stata riscontrata la frattura dell’osso temporale e l’emorragia cerebrale“.

Probabilmente seccato da questa fin qui trascritta sollecitudine giornalistica, l’on. Livio Tovini, non mancava di ribattere, sul piano della stessa visibilità dettata dalla stampa, la propria versione dei fatti, per tutelare la sua immagine, a quanto pare, ritenuta da lui compromessa, dal modo in cui era stata data l’informazione, a margine della fatalità riversatasi, comunque, per ciò che, invece, dell’intera faccenda più conta, ai danni di un pedone: “L’avv. Tovini ed il suo incidente automobilistico: “I lettori ricorderanno la fine miseranda di quel povero Bianchini, giorni addietro investito sullo stradale di Rezzato da un’automobile, pilotata dall’on. Tovini. L’avv. Tovini ci indirizza ora la seguente: – Sig. Direttore del giornale “La Provincia di Brescia”, oggi mi è stato presentato il numero del 1° ottobre del giornale “La Provincia di Brescia”, nel quale leggo una notizia che riguarda l’incidente automobilistico toccatomi il 26 settembre. Tra l’altro, leggo che l’automobile “ha investito e travolto il povero Bianchini” che “furono le due guardie di finanza a far fermare l’automobile ed a soccorrere il ferito” e che “si è constatato che il Bianchini non era affatto preso dal vino”. Ora io protesto contro queste affermazioni e ripeto quanto già ebbi a dichiarare nell’intervista richiestami dal cronista della “Provincia di Brescia” la sera stessa del fatto. 1. Non è vero che io abbia investito e travolto il povero Bianchini perchè il Bianchini si ferì cadendo contro l’estremo limite del parafango posteriore di sinistra. 2. E’ falso che siano state le guardie a fermare l’automobile. Esse arrivarono sul luogo dell’incidente quando io ero già sceso dall’automobile e fui io ad invitarle a fermarsi e prestarmi aiuto. 3. Ripeto che il Bianchini camminava a zig zag come un uomo che aveva bevuto e tale lo giudicarono anche dei testimoni presenti al fatto e tale lo ritenne il dott. Maraglio di S. Eufemia che lo curò subito dopo. Naturalmente, il giornale è liberissimo di fare gli apprezzamenti che crede, ma io non posso lasciar correre, senza oppormi, affermazioni di fatto non rispondenti alla realtà. La prego di pubblicare questa mia. Ossequi. Edolo, 1 ottobre 1909. Avv. Livio Tovini.

Abbiamo pubblicato per debito di imparzialità la lettera dell’avv. Tovini, a cui dobbiamo osservare, in merito alle sue tre rettifiche: 1. Non abbiamo detto che le due guardie di finanza facessero fermare l’automobile appena avvenuto l’investimento, ma che lo trattennero dopo aver soccorso l’investito per trasportarlo a Sant’Eufemia. Ciò che a noi fu riferito. 2. affermammo che il povero Bianchini non era preso dal vino, secondo quanto ci sarebbe risultato a seguito della sua degenza all’Ospedale, dove è morto in causa dell’investimento. 3. abbiamo ritenuto e riteniamo ancora si tratti di un investimento….per quanto l’automobile abbia colpito il Bianchini col parafango. Non abbiamo poi da fare apprezzamenti sull’incidente che ha costato la vita ad un uomo: gli apprezzamenti del caso non sono di nostra competenza“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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