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Brescia. “Fili da Riannodare. Dal carcere a nuovi spazi di libertàè un progetto che nasce dall’iniziativa dell’Associazione ‘Fiducia e Libertà Carcere’ che opera nelle carceri di Brescia dal 2017 ove svolge la propria attività di volontariato alla popolazione carceraria attraverso colloqui, progetti culturali, iniziative di sensibilizzazione, attività teatrali e laboratori sul tema della genitorialità ed affettività.

Il progetto prevede cinque incontri dal 14 maggio al 2 luglio aperti alla popolazione, che si svolgeranno presso il Teatro S’Afra,  via Dell’Ortaglie, 6 dalle ore 18,30 alle ore 20,30, con prestigiosi ospiti impegnati da anni in attività di formazione culturale e artistica, promozione sociale, difesa dei diritti dei detenuti, impegno divulgativo negli istituti di pena italiani.

Il significato dell’iniziativa è mettere a fuoco uno dei momenti più delicati per un/a detenuto/a: quello del termine della pena. Tornare a tessere la vita dopo anni di reclusione, infatti, non è davvero facile, è indispensabile osare il coraggio della speranza ma per questo non basta la buona volontà o i percorsi formativi del carcere. E’ necessario il coinvolgimento della società civile che va responsabilizzata, coinvolta e informata. L’idea guida del progetto ‘Fili da Riannodare’ è quella di mettere al centro le testimonianze e l’esperienza delle persone detenute, consentendo di accorciare le distanze tra il “dentro e il fuori”, alzare il velo di diffidenza dell’istituzione che talvolta vive come un’intrusione lo sguardo esterno, e della società civile combattuta tra il pregiudizio e l’indifferenza.

L’esperienza della detenzione crea una lacerazione nell’esistenza, sancisce un prima e un dopo, si impone come evento apicale e traumatico. Il tempo della pena e della detenzione delinea nuovi significati e impone interrogativi: è ancora il carcere un luogo di rieducazione? Cosa significa avviare e implementare processi di umanizzazione dentro e fuori dal carcere, con quali scopi, competenze? Con quali esiti? Scontare la detenzione non esaurisce evidentemente la pena: implica la ricostruzione di trame esistenziali, sociali, affettive attraverso percorsi che quando ben preparati, arginano la recidiva e favoriscono il reinserimento sociale del detenuto.

Fili da Riannodare. Dal carcere a nuovi spazi di libertà’  è  un’esperienza-esperimento in quanto, per la prima volta, si è creato un laboratorio teatrale fuori dal carcere in un housing in via Mantova a Brescia, dove dei detenuti in misura alternativa, sono stati coinvolti nell’allestimento degli incontri, guidati con grande competenza e passione dal regista Abdul Abderrahim el Hadiri di Cicogne Teatro, in un positivo clima di rispetto e collaborazione.

Durante il laboratorio teatrale, durato più mesi, si è lavorato sul valore del tempo, del suo trascorre, della sua importanza. Sulla capacità creativa ed interpretativa della persona: il teatro è metafora della vita abitua alla puntualità, al rispetto, alla responsabilità del lavoro di gruppo. il teatro può rivelarsi uno strumento privilegiato per creare relazioni significative, giocare le proprie modalità espressive senza il timore del giudizio, aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza e fiducia in se stessi.

Le circostanze che portano un uomo o una donna alla rottura del patto sociale sono molteplici, non è facile oggi vivere come non è facile talvolta resistere alle tentazioni in una società basata sull’effimero, ma la maggior parte delle persone che perdono la libertà spesso ricadono perché non hanno trovato opportunità e accoglienza che andasse oltre al giudizio.

L’associazione FILI è formata da un ristretto numero di persone che danno valore all’essere umano, che del valore della vita e la fiducia che si possa dare una seconda possibilità ne hanno fatto una filosofia. Fili da riannodare è stata per gli ospiti in detenzione alternativa di Fiducia e Libertà un’occasione unica per parlare, raccontare emozioni e sofferenze di una delle peggiori esperienze di vita dopo la morte.

Durante l’evento sarà inoltre possibile visionare le opere di artisti di varia nazionalità. L’esposizione è stata coordinata da Karen Alvarez Velasquez.