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Crema (Cremona) – Terzo incontro della sessione primaverile della rassegna Storici dell’arte nella Sala musicale Giardino organizzata dalla Libreria Cremasca.
Questa volta gli ospiti saranno Marina Dell’Omo e Filippo Maria Ferro autori del volume Filippo Abbiati regista del barocco in Lombardia (Interlinea, Novara 2018).

La pittura lombarda della seconda metà del Seicento e dei primi anni del Settecento è stata a lungo trascurata dagli studi. Solo negli ultimi decenni si è cominciato a riscoprire e valorizzare gli artisti principali attivi a Milano e nelle maggiori città del ducato.

Fra questi spicca la terna composta da Stefano Maria Legnani, detto Legnanino, (Milano, 1660/61 – Bologna 1713/15), Andrea Lanzani (Milano, 1641-1712) e Filippo Abbiati (Milano, 1643 circa – 1715).

Per i primi due pittori erano già stati approntati dei cataloghi monografici realizzati rispettivamente da Marina Dell’Omo (1998) e da Silvia Colombo e Marina Dell’omo (2007). Grande era quindi l’attesa da parte di addetti ai lavori e appassionati per il catalogo delle opere di Filippo Abbiati finalmente pubblicato sul finire dello scorso anno.

Nato a Milano da padre orefice, nel 1665 si reca a Vienna grazie alla mediazione di uno zio sacerdote, cappellano presso la corte imperiale. Qui esegue copie di dipinti della collezione augusta per la quadreria che il vescovo di Olomouc andava allestendo nella sua residenza di Kroměříž (attuale Repubblica Ceca).

Nel 1667 lo troviamo a Venezia dove rimane fortemente suggestionato dalle ardite composizioni di Tintoretto, ma anche dai pittori contemporanei detti ‘tenebrosi’ come Antonio Zanchi, Johann Carl Loth, Giovanni Battista Langetti e Pietro Negri.

Nella città veneta si specializza nella realizzazione di teleri, cioè tele dipinte di enormi dimensioni. Tornato a Milano nel 1669 si iscrive alla Seconda Accademia Ambrosiana e diviene rapidamente uno degli artisti più richiesti sia dai laici che dagli ordini religiosi.

Trascorrerà il resto della sua vita nel capoluogo del ducato inviando opere in tutte le principali città (Pavia, Como, Novara, Monza, Cantù, Voghera, Saronno, Cassano d’Adda, Caravaggio…) con sporadici lavori oltre confine a Piacenza, Bergamo e Lucedio (VC).

Solo raramente dedito all’affresco, il pittore dà il meglio di sé nelle “storie dipinte”, cioè nei cicli di teleri che raccontano le vicende di santi o di antenati di famiglie nobili come le trentadue tele per il Duomo di Novara con le storie del protomartire novarese Lorenzo.

Il volume si compone di saggi di Ferro e Dell’Omo che ricostruiscono le vicende biografiche, lo stile, le commissioni, l’attività grafica e la fortuna critica del pittore. A questi si aggiunge un contributo di Sergio Monferrini sui committenti del ciclo novarese. Il libro comprende inoltre il catalogo delle opere note dell’artista, quello delle opere perdute e un elenco dei dipinti attestati nelle principali collezioni lombarde.

Ingresso libero.

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