A history of violence

90
Una scena del film
Tempo di lettura: 2 minuti

David Cronenberg (“La Mosca”, “Inseparabili”) non è un regista molto prolifico, ma quando decide di dirigere un film non sbaglia un colpo. Ne è una prova l’ultimo “A history of violence”, un thriller tendente al gangster movie, ambiguo e spiazzante, dove tutto sembra non essere quello che appare a prima vista. Film diretto magistralmente da Cronenberg, con stile asciutto e diretto, un po’ fuori dai canoni soliti del regista.

Protagonista della pellicola è Viggo Mortensen, di ritorno dai fasti de “Il signore degli anelli”, codiuvato da una brava Maria Bello e dai caratteristi Ed Harris e William Hurt.

Sposato con due figli e proprietario di una tavola calda nella tranquilla cittadina dell’Indiana, Tom Stall conduce apparentemente una vita serena e pacifica. Apparentemente. Infatti il giorno che due malviventi tentano di rapinarlo, minacciando di morte una cameriere, il nostro non pensa di meglio che stendere i due in maniera definitiva in men che non si dica. Questo gesto imprevedibile ed incredibile lo fa diventare, suo magrado, una specie di eroe locale.

Ma le sue gesta varcano i confini dello stato, arrivando fino alle grandi città. Ecco quindi arrivare da Philadelfia tre loschi figuri, forse dei gangster mafiosi, che cominciano a fargli domande e richieste strane, a molestarlo, lui e la sua famiglia. Ma Tom Stall, è veramente quelli che dice di essere? E che vogliono da lui i tre banditi che sembrano conoscerlo bene, e che lo chiamano con un altro nome? E che farà la moglie che sembra abbia perso la fiducia in lui? ….

Con questa pellicola, David Cronenberg conferma pienamente il suo talento registico, attento sì a cambiare pelle ma rimanendo fondalmente se stesso. Film solo apparentemente dallo stile classico, con una regia sobria ed essenziale, senza fronzoli, addirittura limpida nelle stesure delle scene. Rivediamo invece il solito Cronenberg quando rappresenta una realtà torbida e sfuggente, dove anche una famiglia normale può nascondere al suo interno i germi della violenza.

Quindi non demonizzare la violenza, ma accettarla, capirla, combatterla se possibile, e non condannarla sempre a priori. Questo secondo il regista, che in una intervista dice: “La violenza fa parte della natura umana. Ogni giorno la troviamo nei giornali e nei nostri pensieri. Credo sia importante sia sul piano razionale che su quello emozionale riuscire ad accettarla. E augurarsi di averci a che fare solo sul piano intellettuale e non nella realtà”.

Passando ai protagonisti, ottima e convicente la prova di Maria Bello nei panni della moglie di Tom Stall. Un po’ troppo grottesche, per volere dello stesso regista, ma di grande effetto le interpretazioni di Harris e Hurt, che fanno di giusto contraltare alla pacatezza di Mortensen. Mortensen, appunto. La sua prova è alquanto deludente, inespressivo e a tratti impacciato, il buon David non riesce a tirarne fuori il meglio.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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