Amour, tenero e spietato

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Una scena del film
Tempo di lettura: 2 minuti

Ma quanto è difficile morire. Anche quando arrivi a un’età in cui la vita è ormai alle tue spalle.

Quanta sofferenza c’è in alcuni cammini laici verso la morte.
Quanto dolore fisico e psichico nei cuori e nelle membra bianche e flaccide che giorno dopo giorno abbandonano ogni possibilità di ripresa.

E quanto è diffcile è assistere – da vivi – alla morte di una persona cara. Di un padre, una madre, una compagna, ma anche un amico, che hanno accompagnato il fluire dei tuoi giorni. Quelli felici e quelli meno felici.

In un pomeriggio di pioggia incessante, ho visto Amour di Michael Haneke, Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes e uscito sui nostri schermi lo scorso fine settimana.

Seguendo la storia di Anne e George (due attori da Oscar: Emmanuelle Riva e Jean Luis Trintignant) non ho potuto fare a meno di pensare alla morte di mio padre. Alla sua conquista della morte. Al suo desiderio di chiudere il prima possibile un tormento che mai avrebbe portato alla ripresa.

La sua consapevolezza leggera e sincera di aver vissuto una vita piena e felice. Che in un giorno di sole o di pioggia avrebbe voluto chiudere con dignità. C’è vergogna del proprio corpo che non risponde più anche nei confronti delle persone amate.

E ricordo anche la mia impotenza. L’incapacità di poter accelerare un cammino senza uscita.

In Amour è Anne che si ammala. Un ictus forse, che giorno dopo giorno la costringe prima in carrozzina e poi sul letto. Che piano piano la conduce, con troppa lentezza, verso la fine.

George le è vicino come tutti vorrebbero un compagno. Con dedizione, responsabilità, amore. Ma non basta a ridare ad Anne la voglia di vivere. E George, alla fine, con immenso amore e altrettanto dolore, l’accompagna nell’ultimo viaggio.

Amour è un film tenero. Ma prima d’ogni cosa è spietato. Per due ore non c’è tregua. Neppure Schubert allevia il respiro della morte che va ad abitare nella bella casa parigina.

Peccato che la morte abbia la meglio sulla tenerezza. Sull’amore di questi due ottantenni che dividono passioni e ricordi.

E, cosa non da poco nell’avventura di una coppia, lo stesso sguardo complice sul mondo. Che la vecchiaia non appanna neppure per un attimo. Ma anzi rinforza nell’orgoglio e sicurezza di essere ancora insieme dopo una vita intera.

Se ci tenete, andate al cinema a vederlo. Amour non è film per la televisione.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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