Cinema / Glass, la chiusura del cerchio

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Il regista M. Night Shyamalan aveva girato nel 2000 “Unbreakable – Il Predestinato”, con Bruce Willis e Samuel L. Jackson, un film dalla trama complessa, ma alla fine ben delineata e compiuta. Da allora ha fatto molti altri film – “The Village“, “Sign“, “Verrà il giorno” – fino aSplit, con James McAvoy nel 2016. Nessuno si immaginava che il vero colpo di scena di questo film non fosse nella trama, ma nel cameo finale, quando appare Bruce Willis nei panni del protagonista di Unbreakable, allora si è capito che i due film erano collegati e che presto ne sarebbe uscito un terzo. E così è stato. “Glass” è quindi il terzo capitolo di una trilogia che è stata pensata solo tre anni fa.

La trama. Il vigilante David Dunn (Bruce Willis) è sulle tracce di Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), minaccia devastante nella forma sovrumana e invincibile della Bestia, una delle sue 23 personalità, che ha catturato un nuovo gruppo di ragazze e si prepara a “sacrificarle”. David, grazie all’aiuto del figlio e alle proprie doti psichiche, arriva presto a un confronto con il feroce avversario. Entrambi però finiscono catturati dalla polizia e dalla psichiatra Ellie Staple e rinchiusi in un istituto psichiatrico, lo stesso dove da 19 anni è prigioniero “l’uomo di vetro”, il geniale Elijah Price (Samuel L. Jackson).

La signora Staple ha solo tre giorni per convincere David, Kevin ed Elijah che sono persone “normali” e che semplicemente credono di avere dei superpoteri. Ella sa che la presunta debolezza di David è l’acqua e ha una macchina che costringe Kevin a cambiare in continuazione in una delle 23 identità, disarmando efficacemente così la Bestia. Elijah è invece pesantemente sedato.

Ma Elijah fa solo finta di essere sedato e in stato catatonico, fino a quando non trova il momento giusto per liberare Kevin e David. Il suo scopo è quello di costringere la Bestia e David  di combattere uno contro l’altro sulla torre più alta della città per dimostrare la sua teoria sui supereroi. Ma il piano è molto rischioso e comporta ….

Doveva essere il coronamento del più ambizioso progetto di Shyamalan: dare un senso compiuto a due suoi film precedenti “Unbreakable” e “Split“. Ma a mio modesto parere il risultato non è quello sperato, con una sceneggiatura a dir poco pasticciata che mette in bocca ai protagonisti delle astrusità veramente incredibili, che possono già sembrare esagerate nei fumettoni sui supereroi, ma qui risultano addirittura grottesche dato che il film si prende maledettamente sul serio.

Le sequenze, soprattutto nella parte centrale, sono troppo lunghe e pesanti. Il ritmo, dopo un buon avvio che lasciava ben sperare, diventa lentissimo ed esasperante, e non si capisce perchè il film debba durare così tanto, ben 128 minuti. L’atteso epilogo poi non finisce mai, anzi per l’ansia del colpo di scena finale, che era il suo marchio di fabbrica nei primi film, diventa ripetitivo, ridondante e per niente sorprendente.

Anche gli attori non sono tutti all’altezza. Bruce Willis sempre più fiacco e inespressivo, Sara Paulson alquanto stereotipata e con poco mordente, Samuel L. Jackson stranamente dimenticato per una buona parte del film, e pensare che è il suo personaggio a dare il titolo alla pellicola. Solamente James McAvoy appare in perfetta forma e a proprio agio, confermando la stupefacente prova d’attore di “Split”.

In conclusione si può tranquillamente affermare che il film è una delusione, dato le aspettative. Dopo i primi straordinari lavori, penso a “Il sesto senso” piuttosto che “The Village” o lo stesso “Unbreakable“, Shyamalan ha infilato una serie incredibile di flop che pareva essersi interrotta con la bella prova di “Split”, ma temo che con “Glass” sia ritornato nel tunnel della mediocrità, con la speranza di essere smentito con il prossimo film.

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