Cinema / I tre manifesti di Frances McDormand

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Dopo il trionfo all’ultima edizione dei Golden Globes, arriva nelle sale cinematografiche italiane “Tre manifesti a Ebbing, Missouri“, scritto e diretto da Martin McDonagh, che ha vinto ben quattro statuette, e tutte di peso: miglior film drammatico, migliore attrice protagonista a Frances McDormand, miglior attore non protagonista a Sam Rockwell, miglior sceneggiatura a Martin McDonagh. Nel cast anche Woody Harrelson, Peter Dinklage e Abbie Cornish.

Mildred Hayes è una madre divorziata con un figlio a carico e commessa in un negozio di bigiotteria. Sono passati sette mesi dall’orribile morte della figlia Angela: stuprata e barbaramente uccisa. Dell’efferato crimine non è ancora stato trovato il responsabile o i responsabili.

Esasperata Mildred decide di muoversi personalmente. Si presenta dal concessionario pubblicitario della cittadina in cui vive, Ebbing nel Missouri, e affitta tre grandi cartelloni pubblicitari piazzati, uno in fila all’altro, in una delle strade che entrano in paese. Non per pubblicizzare qualcosa, ma per una sua denuncia personale nei confronti della polizia locale, rea a suo dire di non fare nulla per risolvere il caso.

I cartelloni affissi recano scritte le seguenti frasi:Stuprata mentre stava morendo“, “E ancora nessun arresto“, “Come mai, sceriffo Willoughby?”. Questa presa di posizione la porta a scontrarsi non solo con la polizia, come ovvio, ma anche contro i suoi concittadini, che fino allora avevano sempre compatito la situazione di Mildred, ma di fronte a quest’accusa esplicita in molti si ergono in difesa dello sceriffo Bill Willoughby, membro stimato della comunità che tra l’altro soffre di un tumore in fase terminale.

Mildred non si perde d’animo e prosegue imperterrita nel suo intento e …

L’ultima edizione dei Golden Globes è stata un’edizione molto al femminile, con film che parlano di donne e con attrici e registe che si sono prese quasi tutta la scena. Questa può essere stata una naturale reazione e risposta agli scandali degli ultimi mesi a seguito delle molestie sessuali nel mondo del cinema, con il caso Weinstein in testa a tutti.

Ciò non toglie il fatto che “Tre manifesti a Ebbing, Missouriabbia vinto meritatamente e che sia uno dei più bei film della stagione. E’ un film con un’intreccio azzeccatissimo che mescola vari generi: dalla commedia noir stile fratelli Coen, all’indagine poliziesca, al western moderno. I dialoghi sono secchi e taglienti, pieni di insulti scurrili e di sarcasmo, ma mai gratuiti e fini a se stessi.

Il regista McDonagh è bravissimo a rappresentarci un’America profonda e attuale, che è un po’ il mondo in cui viviamo: sporco e cattivo, dove il male può accadere anche senza un motivo particolare o scatenante. Un mondo pieno di stupidità, violenza e razzismo, dove non ci sono ne buoni ne cattivi. Un mondo dove però la speranza non è ancora morta, dove una qualche forma di salvezza la si può ancora trovare.

Il film così com’è strutturato sta in piedi anche sa solo: regia e sceneggiatura sono perfetti. Ma è la prova d’attore che fa fare il salto di qualità alla pellicola.

L’interpretazione di Frances McDormand è stupefacente. Meritatissimo il premio vinto ai Golden Globe, anteprima di una corsa ai prossimi Oscar per la conquista di una seconda statuetta dopo quella vinta con “Fargo” dei fratelli Coen. Il suo personaggio è pieno di rabbia, quella rabbia che sembra che sia la sola arma utile a smuovere una provincia americana resa insensibile dall’indifferenza e dal quieto vivere.

Non da meno la prova di Sam Rocwell, anche lui premiato ai Golden Globes, nei panni del poliziotto razzista e psicopatico, bifolco e ignorante, esaltato e pronto alla violenza gratuita, capace però di slanci umani e di riscattarsi con azioni che non ti aspetteresti.

Come dicevo il film è pieno di battute da antologia:

Tra figlio e madre: “Sei una vecchia troia!” – “Non sono vecchia, Robbie“.

Woody Harrelson a Frances McDormand: “Se dovessi cacciare tutti i poliziotti con tendenze razziste resterei con tre, che comunque odiano i froci

Frances McDormand: “Mia figlia Angela è stata ammazzata sette mesi fa. La polizia è troppo impegnata a torturare la gente di colore per risolvere un crimine vero“.

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