Cinema / La forma dell’acqua, la forma dell’anima

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La forma dell’acqua – The shape of water“, dopo aver vinto il Leone d’Oro come miglior film all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, e dopo essersi aggiudicato i premi come miglior regia e miglior colonna sonora originale agli ultimi Golden Globes, è ora candidato a ben 13 statuette alla prossima notte degli Oscar che si terrà domenica 11 marzo.

Il film, da pochi giorni nelle sale italiane, è diretto dal regista messicano Guillermo del Toro (“Il labirinto del Fauno“, “Pacific Rim“), e splendidamente interpretato da Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Octavia Spencer e Doug Jones nei panni della creatura.

La storia è ambientata negli anni ’50, in piena guerra fredda, in un laboratorio scientifico di Baltimora. Elisa, giovane muta, vi lavora come donna delle pulizie ed è legata da profonda amicizia a Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti sia sul posto di lavoro che dentro il matrimonio, e a Giles, vicino di casa, artista omosessuale e per questo discriminato sul lavoro, con i quali condivide una vita fatta di solitudine ed emarginazione.

Un giorno in laboratorio arriva una vasca piena d’acqua, sigillata e contenente una creatura anfibia dall’aspetto umanoide, catturata in Sudamerica dove veniva adorata come un dio. Qui viene studiata e sottoposta a sanguinosi esperimenti da una equipe di scienziati diretta dal violento e sadico colonnello Strikland.

Pochi giorni dopo, durante il suo giro di pulizie, Elisa rimane sola nel laboratorio dove la creatura è custodita ed incatenata. Subito capisce che la stessa è dotata di intelligenza e sensibilità e decide di andare a trovarla di nascosto tutti i giorni. Tra i due si instaura un rapporto di profondo affetto, anzi, Elisa se ne innamora proprio, tanto che quando viene a sapere che l’esperimento sta per finire e la creatura verrà soppressa decide di …

L’eterno tema dell’amore impossibile tra la bella e la bestia ritorna sullo schermo in uno dei più bei film dell’anno, giustamente pluricandidato ai prossimi Oscar. Del Toro va addirittura oltre, sottolineando al massimo il tema della diversità: non solo l’amore tra Elisa e la creatura, ma anche la discriminazione razziale (l’amica Zelda), quella sessuale (Giles, l’amico gay), oltre la solitudine della protagonista in quanto muta.

Pur se ambientato in piena guerra fredda, con le contrapposizioni e le violenze dell’epoca, “La forma dell’acqua” è un film intriso di emozioni e sentimenti, di amore spirituale ma anche carnale, drammatico ma che riesce a strappare anche qualche sorriso: esilarante la scena nella quale Elisa spiega a gesti all’amica Zelda i particolari dell’approccio fisico con la creatura. E’ anche un’ode al cinema classico con i due amici, Elisa e Giles seduti sul divano a vedere film con Shirley Temple e altri classici degli anni d’oro di Hollywood, e a provare passi di danza al ritmo del tip tap.

La bellezza del film deriva soprattutto da un grande lavoro di squadra, dal regista all’ultimo del tecnici. Ma sono soprattutto due i fattori a determinarne la grandezza. Il primo è che Guillermo Del Toro ha pensato e costruito questo film nel corso degli anni e lo ha presentato ai produttori solo quando ha avuto le idee ben chiare su quello che voleva girare. Il secondo è la bravura degli attori: dalla strepitosa Sally Hawkins che con questo film viene definitivamente consacrata attrice di prima grandezza, giustamente candidata all’Oscar, come inevitabile è stata l’ennesima candidatura per la bravissima Octavia Spencer come attrice non protagonista, a Richard Jenkins, perfetto e da applausi nei panni dell’amico vicino di casa, anche lui candidato come migliore attore non protagonista.

“La forma dell’acqua”, ovvero gli emarginati sugli scudi: una muta, una nera e un omosessuale.

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