Dallas Buyers Club

Una scena del film

Dopo i cinepanettoni di Natale, i mesi di gennaio e febbraio sono da sempre dedicati alle uscite dei pezzi da novanta, complice anche i Golden Globe e i premi Oscar. Quest’anno però mi sembra che si stia esagerando, in senso positivo intendo. Sono già nelle sale film straordinari come “American Hustle”, “Nebraska”, “The wolf of Wall Street” e “Dallas Buyers Club”, in attesa di uscite imminenti di pellicole del calibro di “A proposito di Davis”, “Monuments man” e “12 anni schiavo”. Veramente un’ottima annata.

Dallas Buyers Club” è un film sorprendente, magistralmente girato dal regista canadese Jean-Marc Valleé, e con uno straordinario Matthew McConaughey nella parte del protagonista, che per l’occasione ha perso più di venti chili. Il film ha giustamente meritato sei nomination agli Oscar: miglior film, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, un altrettanto sorprendente Jared Leto, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio e miglior trucco.

Il film è tratto da una storia vera e si svolge tra il 1985 e il 1988. Il rude e baffuto Ron Woodroof, elettricista texano passa il tempo libero tra scommesse ai rodei, sesso sfrenato e molta droga. La sua vita spericolata viene però sconvolta dalla scoperta di essere positivo all’HIV e di avere non più di un paio di mesi di vita. Per lui, omofobo incallito e malato di sesso, è un fulmine a ciel sereno, anche perché è abbandonato dagli amici che lo considerano una checca. Eh sì, perché inizialmente girava molta disinformazione sull’AIDS e si pensava che la prendessero soprattutto gli omosessuali. La morte dell’attore Rock Hudson destò molto scalpore.

Sulle prime Ron non accetta la diagnosi e reagisce con strafottenza nei confronti dei medici, ma quando i suoi polmoni corrosi e un fischio continuo nel cervello gli rendono la vita impossibile comincia a documentarsi e chiede di far parte della sperimentazione del farmaco antiretrovirale AZT (azidotimidina), l’unico farmaco anti-HIV esistente al momento e ancora in fase di sperimentazione clinica. Visti i tempi lunghi per entrare nel programma di sperimentazione, riesce dapprima a procurarsi illegalmente l’AZT, poi si reca in Messico da un certo dottor Vass, dal quale viene curato con medicine alternative non approvate negli USA e meno tossiche e costose dell’azidotimidina.

Dopo tre mesi di cure messicane le sue condizioni sono molto migliorate e decide di ritornare in Texas con chili e chili di farmaci alternativi e assieme al travestito tossicodipendente Rayon (Jared Leto) conosciuto tempo prima in ospedale, il Dallas Buyers Club, un’associazione i cui iscritti pagano una retta di 400 dollari per avere tutte le medicine di cui hanno bisogno, e non approvate dalla FDA (Food and Drug Administration). Ovviamente l’FDA non sta a guardare e ….

Come dicevamo un film straordinario, dalla regia sobria ed essenziale, commovente senza però mai scadere nel patetico, sorretto dalla stupefacente bravura di Matthew McConaughley, che ci fa vedere di che stoffa è fatto, regalandoci una delle prove d’attore più intense e drammatiche degli ultimi anni, rivalutando una carriera fatta soprattutto di commedie rosa. In questo è ben spalleggiato da un altrettanto sorprendete Jared Leto elevando il film ben al di là della biografia o della tragedia dell’Aids. Giustamente candidati all’Oscar.

In parole povere, le grandi prove d’attore e una perfetta regia mettono in secondo piano il messaggio, neanche troppo velato, che traspare dal film, che empaticamente indirizza lo spettatore verso la fazione per la quale è più facile parteggiare. Ovviamente le lobby delle case farmaceutiche sono potenti e inaffondabili, su questo non ci piove, ma da qui ad affermare che esse vogliano semplicemente avvelenare di proposito la popolazione è un po’ troppo superficiale e complottista.

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