Dick Cheney, un uomo nell’ombra

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Christian Bale è uno degli attori più camaleontici del panorama cinematografico, sia a livello recitativo sia come trasformazione fisica, basti vedere film come “Batman Begins”, “Il cavaliere oscuro” e “American Hustle”, solo per citarne alcuni. Un’ulteriore conferma della sua duttilità artistica è data dalla sua ultima prova d’attore in “Vice – Un uomo nell’ombra”, che gli ha già dato i primi riconoscimenti, vincendo la statuetta come miglior attore protagonista ai Golden Globes che si sono svolti il 6 gennaio.

In “vice” Bale interpreta il politico americano Dick Cheney che all’apice della sua carriera fu vicepresidente degli Stati Uniti per due mandati, dal 2001 al 2008, sotto la presidenza di George W. Bush. Il film percorre, pur con alcuni salti temporali, l’intera vita di Cheney.

Si parte dai primi anni ’60 quando Dick, poco più che ventenne, è in lotta contro l’alcolismo, una battaglia sicuramente persa se non fosse che sua moglie Lynne (Amy Adams) è una donna veramente tosta che lo costringe a disintossicarsi. Si passa quindi al 1969 quando Cheney trova lavoro come stagista alla Casa Bianca durante l’amministrazione Nixon. Lavorando sotto il consulente economico di Nixon, Donald Rumsfeld, Cheney diventa un esperto politico. Talmente “bravo” che dopo le dimissioni di Nixon (“scandalo Watergate”), Cheney assume la carica di Capo di gabinetto della Casa Bianca per il presidente Gerald Ford, mentre Rumsfeld diventa Segretario alla Difesa.

Durante la presidenza Clinton (1993-2001) decide di ritirarsi dalla vita politica e dedicarsi ad attività commerciali. Diventa amministratore delegato della Halliburton, la compagnia petrolifera che, negli anni seguenti trarrà enormi profitti dalla guerra in Iraq. Convinto da George W. Bush a ritornare sulla scena politica come vicepresidente degli Stati Uniti, egli svolgerà il suo ruolo al massimo grado di potere che la Costituzione gli consente, grazie anche alla conclamata incapacità esecutiva del Presidente.

Dopo l’attentato dell’11 settembre, Dick Cheney sarà la vera anima nera della politica estera americana, convincendo il presidente a dichiarare prima guerra ai talebani e a Osama Bin Laden, e poi all’Irak di Saddam inventando prove inesistenti (armi di distruzione di massa e presunti legami con i talebani).
In definitiva molto più di un semplice vicepresidente, le cui azioni hanno influenzato il panorama politico americano e le cui eco riecheggeranno ancora nei decenni a venire.

Squadra che vince non si cambia. Dopo il successo de “La grande scommessa” del 2016 che gli valse l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, il regista Adam McCay, Christian Bale e Steve Carell, ritornano con questo biopic su Dick Cheney e fanno ancora centro. Un film ben diretto e magistralmente interpretato, oltre alla superlativa prova di Christian Bale vi segnalo anche quelle di Amy Adams e di Sam Rockwell nei panni del presidente Bush, che fa luce su alcuni episodi della storia anche recente che già intuivamo ma che che la pellicola ci mostra in maniera più diretta ed esplicita.

Semplificando, Dick Cheney era l’uomo ombra, lui prendeva le decisioni importanti e Bush le avvallava e ci metteva la faccia. Per capire ancora meglio la bussola nella politica estera di Cheney, basti ricordare che nel suo entourage era famoso per la dottrina dell’uno per cento, con cui ha giustificato l’intervento militare in Iraq: “se esiste un per cento di probabilità che qualcosa costituisca una minaccia, gli Stati Uniti sono tenuti a reagire come se la minaccia fosse certa al cento per cento“.

Ritornando a come sia riuscito ad avere tanto potere essendo solo il vicepresidente basta seguire il dialogo tra lui e Bush quando viene convinto a ritornare in politica:

George W. Bush: “Che mi dici? Ti voglio come vicepresidente! Io, George Bush, voglio te!
Dick Cheney: “Eh, io ti ringrazio, ma sono già l’amministratore delegato di una multinazionale e sono già stato Segretario della Difesa e sono già stato Capo di Gabinetto della Casa Bianca, vedi…la vicepresidenza non è che…una carica simbolica! Detto questo, se invece trovassimo un…diverso accordo, se mi dessi le deleghe per cose più…banali: amministrazione, esercito, energia e…politica estera…
George W. Bush: “Sì, certo! Sì, mi piace!“.

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