Django Unchained

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Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio
Tempo di lettura: 3 minuti

A tre anni di distanza da “Bastardi senza gloria”, il regista cult Quentin Tarantino torna sul grande schermo con un film che è in pratica il sogno della sua vita “Django Unchained”, con un cast stellare: Jamie Foxx, Cristoph Waltz, Samuel L. Jackson, Leonardo Di Caprio e Kerry Washington.

Dopo aver ripetutamente citato nei suoi precedenti film i spaghetti-western italiani, la sua più grande passione cinematografica, ha finalmente deciso che era ora di realizzarne uno in proprio. E lo ha fatto ispirandosi a uno dei western italiani più celebri, “Django” di Sergio Corbucci, del 1966, interpretato da Franco Nero, qui chiamato per un piccolo cameo.

Texas, due anni prima l’inizio della Guerra Civile, l’ex dentista ora cacciatore di taglie King Schultz (Waltz), libera lo schiavo nero Django (Foxx) in cambio dell’aiuto nella ricerca di tre pericolosi criminali. Compiuta l’opera, poiché Django si è rivelato un ottimo aiuto e che ora è un uomo libero, gli offre di unirsi a lui in società per catturare i più pericolosi fuorilegge del far west. Django accetta, e in cambio ottiene la promessa che Schultz lo aiuterà nel ritrovare e nel liberare la moglie Broomhilda (Kerry Washington).

Qualche tempo dopo i due scoprono che Broomhilda è schiava dell’affascinante ma perfido Calvine Candie (Di Caprio), proprietario di una piantagione dove gli schiavi sono allenati per combattere fino alla morte. Spacciandosi per un compratore di lottatori neri Schultz, accompagnato da Django, riesce a entrare nelle grazie di Calvine e farsi ospitare nella sua grande tenuta, ma Stephen (L. Jackson), il suo aiutante nero, sente puzza di bruciato e …

Django Unchained”, come tutte le opere di Tarantino, è un film esagerato, sopra le righe, da godere tutto, dall’inizio alla fine, senza pause o cali di ritmo, nonostante la sua lunghezza, più di due ore e mezza. Un omaggio al western italiano di Corbucci e Leone, e tanta Italia è presente nel film, dal cameo di Franco Nero al brano “Ancora qui” cantata da Elisa e scritto dalla stessa con musiche del maestro Ennio Morricone.

Il tema della vendetta è molto caro al nostro, già visto in Kill Bill 1 e 2, con la tremenda vendetta di Black Mamba-Uma Thurman, rivista in “Bastardi senza gloria”, con la feroce rivalsa degli ebrei contro i nazisti, e rievocata qui con una ancora più violenta, e allo stesso tempo piena di humour, vendetta degli schiavi neri d’America contro i loro padroni bianchi.

Ovviamente le scene pulp non mancano, soprattutto nel finale il sangue scorre a fiumi, ma per buona parte del film si può godere di un’ottima sceneggiatura con dialoghi fulminanti che lasciano il segno e di magnifici scenari, dalle cavalcate nelle pianure del Texas, alle montagne rocciose, alle piantagioni di cotone.

Ma a fare la differenza è soprattutto la straordinaria prova d’attore dei protagonisti: dal bravissimo Jamie Foxx al mitico Samuel L. Jackson, da un sorprendente Leonardo Di Caprio alla bellissima Kerry Washington. Ma è Cristoph Waltz a svettare sopra tutti, fornendo una straordinaria prova di attore, che gli è già valso la statuetta come miglior attore non protagonista nei recenti Golden Globe, e candidato alla prossima notte degli Oscar, premio che ha già vinto come miglior attore non protagonista in “Bastardi senza gloria“.

Scena cult: spruzzata di sangue su un bianchissimo campo di cotone.

Battuta cult: “mi piace come muori, giovane!“.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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