Il Caso Spotlight – Un film da Oscar

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A un mese dall’uscita nelle sale cinematografiche italiane resiste alla grande il film “Il Caso Spotlight“, grazie anche al traino avuto dopo il trionfo nella notte notte degli Oscar con la conquista della prestigiosa statuetta come miglior film e miglior sceneggiatura originale. La pellicola è diretta da Tom MacCarthy e si avvale di un cast di attori di tutto rispetto, da Michael Keaton a Mark Ruffalo, da Rachel MacAdams a Liev Schreiber, da Stanley Tucci a Brian d’Arcy James.

Il film era stato presentato fuori concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove aveva ricevuto critiche molto positive, soprattutto dalla stampa. Anche il vincitore dell’Oscar come miglior film nel 2015, “Birdman” di Inarritu,  era stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia nel 2014. Una coincidenza veramente sorprendente, o meglio, Alberto Barbera ci ha visto lungo per due anni consecutivi.

La pellicola narra di fatti realmente accaduti a Boston nell’ultimo scorcio del secolo scorso. E’ la storia del team di giornalisti della testata “Boston Globe“, denominato Spotlight, specializzato in inchieste giornalistiche di un certo spessore. Nel 2001 arriva il nuovo direttore (Liev Schreiber) e per prima cosa incarica il team di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni.

Ha così inizio una clamorosa indagine che porta Spotlight a scoprire verità nascoste e di una portata che va molto oltre le premesse. Si viene a sapere che gli ecclesiastici coinvolti sono decine e che l’arcivescovo della città era al corrente e ha fatto di tutto per insabbiare i vari casi con la complicità di avvocati compiacenti e il beneplacito dei maggiorenti della città.

Consapevoli dei rischi cui vanno incontro mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica a Boston, il caporedattore del team, Walter “Robby” Robinson (Michael Keaton), i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel MacAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brian d’Arcy James) proseguono imperterriti nella loro inchiesta che li porteranno a ….

Forse qualcuno ha storto il naso quando gli è stato assegnato l’Oscar come miglior film, si aspettavano che lo vincesse una pellicola un po’ più spettacolare e scenografico. Ma non c’è scritto da nessuna parte che lo debba sempre vincere film magniloquenti. Ci sono diversi motivi per i quali “Il caso Spotlight” si è meritato l’Oscar.

Prima di tutto si tratta di una grande prova corale, con un gruppo di attori ben orchestrati e al massimo della forma espressiva, a partire dal protagonista Michael Keaton che dopo anni di oblio sta rivivendo una seconda giovinezza recitativa, due film di livello superiore in due anni, l’anno scorso era infatti il protagonista del già citato “Birdman”.

C’è poi la sceneggiatura. Anche se la storia era nota, il canovaccio imbastito è risultato cinematograficamente efficace, facendo emergere chiaramente un fatto indiscutibile: la chiesa cattolica, grazie alle manovre poco “cristiane” dei suoi vertici, ha creduto di salvare la fede della moltitudine, proteggendo le perversioni sessuali di “pochi” (decine e decine di preti pedofili, sic!), con il risultato di ottenere l’effetto contrario, con buona parte dell’opinione pubblica che ormai sospetta che quasi tutto il clero sia corrotto e depravato, mentre invece la maggioranza è tutt’altro che questo.

Altro merito della pellicola è il fatto che non è solo un film di denuncia, ma è una vera e propria ode alle inchieste giornaliste fatte con i controfiocchi, come non si fanno più da tempo e delle quali abbiamo parecchia nostalgia oltre che urgente bisogno. Quindi è impossibile non emozionarsi alla visione di questo genere di film.

Per la cronaca il Boston Globe per questa inchiesta giornalistica vinse il Premio Pulitzer.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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