Il Codice Da Vinci

Raramente nella storia del cinema si era assistito ad un battage pubblicitario simile. Dopo aver venduto, in tutto il mondo, più di 40 milioni di copie del libro scritto da Dan Brown, è arrivato sul grande schermo il film più atteso: “Il Codice Da Vinci” diretto da Ron Howard ed interpretato da Tom Hanks. Un bombardamento mediatico senza precedenti durato mesi, e ora il film. Si pensi che solo in Italia sono state distribuite quasi mille copie, praticamente un terzo di tutte le sale.

E come sempre, quando l’attesa è molta, quando il libro ha avuto un successo clamoroso, è facile incorrere nella delusione, anche quando il film non è poi così scarso. Come nel caso de “Il Codice Da Vinci”, non all’altezza delle premesse, ma nemmeno da stroncare in toto.

Il film è quasi completamente fedele al libro, infatti alla sceneggiatura ha collaborato lo stesso scrittore. Jacques Sauniere, curatore del Louvre, viene assassinato in una sala del museo, quella dove sono esposte le opere dei più grandi artisti italiani. Il suo assassino è Silas (Paul Bettany), un misterioso monaco albino aderente all’Opus Dei. Dell’omicidio viene accusato Robert Langdon (Tom Hanks), un professore di Simbologia Harward, a Parigi per delle conferenze, e che doveva incontrarsi con Sauniere.

Sicuro della sua colpevolezza è il capitano della polizia francese, Bezu Fache (Jean Reno), che cerca in tutti i modi di incastrarlo. In aiuto di Langdon accorre Sofie Neveu (Audrey Tautou), nipote di Sauniere ed esperta crittografa, che non crede nella sua colpevolezza e lo aiuta a fuggire.

Considerando che il motivo per il quale è stato ucciso il curatore del Louvre è la ricerca del Santo Graal, Langdon e Sofie si rifugiano presso la villa di Leach Teabing (Ian McKellen), un eccentrico studioso inglese, che ha fatto del ritrovamento del Sacro Graal la sua ragione di vita. Ma i colpi di scena non sono ancora finiti e …

Preso per quello che è, “Il Codice Da Vinci” è un film ben confezionato, diretto con mestiere ed esperienza da Ron Howard, che ha ormai alle spalle un bel pacchetto di film importanti (vedi “Apollo 13” o “A Beautiful Mind”). Una pellicola ritmata, carica di tensione, tra scene mozzafiato, inseguimenti e colpi di scena, seguendo fedelmente la trama del film. Quindi un bel thriller classico con tutti gli ingredienti del caso, che come tale andrebbe visto e goduto.

Ma questo non è un film qualunque. E quindi il giudizio non può essere certo positivo, tutt’altro. Anche se in apparenza la vicenda sembra scivolar via lineare, la trama appare spesso complicata e non sempre comprensibile. Chi non ha letto il libro non sempre riesce a cogliere tutti i passaggi e tutte le implicazioni.

Per non parlare dei protagonisti, una delusione completa. Il più volte premio Oscar Tom Hanks è alquanto inespressivo e non sempre a proprio agio nella parte, un vero e proprio pezzo di legno; appena più vivace è l’interpretazione di Audrey Tautou, anche se ci sembra troppo straniata come se stesse ancora interpretando Amelie. Lo stesso Jean Reno lo abbiamo visto meglio in altri film.

Gli unici che si salvano sono gli attori non protagonisti: Ian McKellen nella parte dell’eccentrico miliardario inglese, e soprattutto Paul Bettany, veramente notevole nell’interpretare il monaco albino Silas, un moderno angelo della morte, che ci ricorda molto, visivamente parlando, il replicante biondo di “Blade “Runner”.

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