Il nome del figlio

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Confesso: la mia storia personale è certamente d’intralcio a quella che potrebbe essere una recensione di questo film. Archibugi mette in scena figli (figlie…speriamo che sia femmina…), padri, madri, sorelle, fratelli.

Io ci ho visto soprattutto amici. Ma quegli amici che si chiamano amici da innumerevoli anni. Con i quali hai fatto le scuole elementari, hai giocato in riva al mare, hai commesso le prime imprudenze, hai dato i primi baci, hai ballato e cantato a squarcia gola.

Non tutti hanno quel tipo di amici. Alcuni, magari giunti a una certa età, rischiano di non averli più accanto perché il destino se li è portati via troppo presto. Proprio come è successo a me. E la loro assenza non è mai colmabile con altri e altrettanto amati amici.

Disgressioni e lacrime a parte, torno a questo film, piacevole anche se in un certo qual modo, incompiuto.

La trama. Paolo Pontecorvo (splendido Gassman) , agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona (una Micaela Ramazzotti sempre più brava e sempre più bella con quel suo pancione tutto vero), aspirante scrittrice della periferia romana, aspettano un bambino.

In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zio Sandro (Luigi Lo Cascio, intellettuale un po’ sfigato) e la futura zia Betta ( Valeria Golino, insegnante ansiosa che per tutto il film fa ginnastica) e un amico musicista (un tenero Rocco Papaleo), Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro.

La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra non reagisce bene davanti a quel nome, un nome ‘inquadrato’ a destra e dentro un passato drammatico. Nonostante Paolo stesse scherzando….l’aria si surriscalda e volano parole grosse.

C’è tensione in questa cena romana. Si litiga, si piange, si lotta. E alla fine si ritorna a volersi bene. In un turbinio di flashback che racconta la famiglia d’origine di Paolo e Betta. Una famiglia illuminata, agiata e piena di cultura che per tutti è stato un nido e un legame irrinunciabile.

Nel nome di quel padre morto da tempo. E all’ombra di una madre che alla fine si rivela più presente di quello che potrebbe sembrare.

Ma prima della riconciliazione, prima che venga alla luce la piccola Anna (vera figlia di Ramazzotti e del regista Paolo Virzì) un colpo di scena metterà di nuovo in crisi i cinque amici. Rivelando anche una qualche ottusità in coloro che aspirerebbero a una visione del mondo aperta e democratica.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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