La battaglia dei sessi

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E’ sbarcato anche in Italia, dopo il buon successo americano, “La Battaglia dei sessi“, film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris (vincitori di due premi Oscar con “Little Miss Sunshine“), con Emma Stone e Steve Carrell. La pellicola è l’adattamento cinematografico della celebre partita di tennis, nota come la battaglia dei sessi, che si è svolta il 20 settembre 1973 tra Bobby Riggs e Billie Jean King.

Sulla scia della rivoluzione sessuale e dell’ascesa del femminismo, agli inizi degli anni ’70 le tenniste americane iniziano ad alzare la voce per avere un sensibile aumento dei premi in denaro che fino ad allora risultava essere di circa un decimo di quelli maschili. La federazione risponde picche e loro fondano una loro associazione la WTA – Women’s Tennis Association, e un loro circuito di tornei, il Virginia Slim, diventando di fatto le prime tenniste professioniste della storia. A capitanare questa rivoluzione la numero uno dell’epoca: Billy Jean King.

Nel 1973 il cinquantenne Bobby Riggs, in testa alle classifiche di tennis negli anni ’40 e ’50, giocatore d’azzardo, scommettitore di professione e grande intrattenitore mediatico, inizia un battage pubblicitario sostenendo l’inferiorità delle donne nello sport e non solo: “non dico che le donne non dovrebbero stare in campo, altrimenti chi raccatterebbe le palle!”.

Ovviamente vuole dimostrare sul campo quanto va sostenendo ai media e lancia il guanto di sfida a Billy Jean King, che dopo un rifiuto iniziale accetta e rilancia. Il 20 settembre 1973 all’Astrodomo di Houston in Texas, davanti a 30 mila spettatori e in mondovisione televisiva, va in scena “la battaglia dei sessi“, la partita di tennis più famosa della storia. La posta in gioco: cento mila dollari e una grande occasione per l’emancipazione femminile.

La partita ha avuto un tale rilievo mediatico che è diventata storia. E’ pacifico quindi che il film si soffermi molto anche sui risvolti politico-sociali di questa sfida e sui rapporti personali e affettivi dei due protagonisti. Viene messo in evidenza tra l’altro il fatto che la King non solo gareggiava per parificare i compensi delle donne a quelli degli uomini, ma che lottava anche per venire a patti con la propria sessualità: infatti pur essendo sposata iniziava proprio allora una relazione con la sua parrucchiera (la sua segretaria nella realtà).

Il sessismo, in quegli anni ancora molto forte, viene qui incarnato soprattutto da uomini come Jack Kramer, fondatore dell’ATP maschile (Association of Tennis Professionals), e il suo entourage, certamente più rivoltanti e pericolosi del gigionesco e tutto sommato simpatico Bobby Riggs.

Se sul lato dei contenuti “forti” si è rimasti a livello di superficie, senza approfondire e drammatizzare più di tanto, niente da dire invece sulla prova d’attore dei protagonisti, tutti all’altezza e in splendida forma: dallo strabordante Steve Carrell alla splendida Emma Stone che passa con non-chalance dalla scarpette leggere di “La La Land” alle ben più pesanti racchette da tennis. Bravi anche i due registi a documentare al meglio il clima, i costumi, i colori e i profumi di un epoca.

Concludo con una dichiarazione della vera Billy Jean King all’uscita americana del film: “Oggi rispetto a un dollaro guadagnato da un uomo, le donne bianche guadagnano 78 centesimi, le afroamericane 64 centesimi, le donne ispaniche e quelle native 54 centesimi. La presenza femminile al Congresso non arriva neanche al 20 percento. Pochissime sono le donne manager. E ciò che la gente non capisce è che la penalizzazione delle donne penalizza anche le loro famiglie. È un’assurdità che provoca disagio a tutti. Spero che la storia di questa partita continuerà a favorire il dialogo, a unire le persone e a non discriminare. Le cose per cui abbiamo combattuto nel 1973 sono quelle per cui ancora combatto e dobbiamo continuare a farlo”.

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