La famiglia Belier: una commedia garbata e deliziosa

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E’ un dato di fatto che i film francesi degli ultimi anni abbiano hanno una marcia in più: divertenti, ben girati, con idee originali, vedi “Cena tra amici” – “Giù al nord” – “Quasi amici”. Ne è una riprova “La famiglia Belier”, da pochi giorni nelle sale italiane, una diverte e commovente commedia che in Francia è stata vista da più di 7 milioni di spettatori. La pellicola è diretta da Eric Lartigau, con Louane Emera, Karin Viard, Francois Damiens e Luca Gelberg.

Nella famiglia Belier sono tutti sordomuti tranne la sedicenne Paula: lo sono il papa Rodolphe, la mamma Gigi e il fratello adolescente Quentin. Paula, sensibile e premurosa, frequenta il Liceo e aiuta la famiglia nella conduzione della fattoria: allevamento di bovini e produzione di formaggi che vendono poi nei mercati di paese. A Paula quindi tocca il ruolo indispensabile di interprete dei genitori nella vita di tutti i giorni.

A scuola frequenta un corso di canto senza grandi pretese. Un giorno però il maestro di musica scopre le su straordinarie capacità vocali e la convince a partecipare a un concorso di Radio France per giovani talenti che si tiene a Parigi. Ma può lasciare la famiglia lei che ne rappresenta l’unica voce, il solo modo che hanno i genitori di comunicare con il mondo esterno? Questo fatto solleva in Paula un dilemma apparentemente senza soluzione che la porterà a ….

Commedia garbata e deliziosa, delicata e acuminata al tempo stesso. Acuminata perché fondamentalmente “La famiglia Belier” è un film sopra le righe e a tratti irriverente, sia quando si parla di sesso sia per il comportamento strambo della famiglia, che affronta un tema così delicato senza mai cadere nel pietismo.

La bellezza del film è dovuta anche dalla bravura degli attori, dalla debuttante protagonista Emera Louane, vincitrice in Francia del reality The Voice, che per la sua interpretazione ha vinto in patria il Premio Cesar (gli Oscar francesi) come miglior promessa femminile, i genitori Francois Damiens e Karin Viard che hanno dovuto imparare il linguaggio dei segni, il figlio Luca Gelberg l’unico vero sordomuto del cast. Una grande prova di squadra resa tale anche dal perfetto gioco di sguardi e gesti dei protagonisti.

La colonna sonora poi è qualcosa di veramente emozionante. Da cineteca la scena del concorso di Radio France dove la protagonista canta “Je Vole”, traducendo le parole con i gesti, in modo che i genitori possano capire il messaggio della canzone. La parte debole del film la possiamo invece riscontrare nella figura del professore di musica che sprona, anche maniera rude, Paula a non mollare e fare di tutto per realizzare i propri sogni. Qualcosa di già visto e rivisto.

Il film ha suscitato anche parecchie critiche, soprattutto per quanto riguarda la qualità del linguaggio dei gesti e per il fatto che gli interpreti non fossero veri sordomuti, quindi irrispettoso nei confronti della cultura sorda, cioè la cultura che intende il modo in cui le persone sorde rappresentano consapevolmente se stessi e il mondo in cui vivono, in tutti i campi artistici e culturali: letteratura, arte, cinema e teatro.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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