La seconda notte di nozze

Una scena del film

I quarant’anni di carriera di Pupi Avati sono festeggiati con l’uscita di un piccolo film dal grande cuore. E’ un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, quella che ci racconta Avati, con la perfidia e la gentilezza di cui già conosciamo i tratti. Un’Italia dove i matti venivano curati con l’elettroshock e gli imbroglioni erano pronti a vendere la propria madre per due soldi.

Il regista bolognese si conferma, con questa pellicola, uno degli autori italiani più bravi ed apprezzati, con il suo inconfondibile stile asciutto e lineare, e di una coerenza veramente invidiabile. Bravi anche i protagonisti del film, Antonio Albanese, Neri Marcorè ed una sorprendente Katia Ricciarelli, qui alla sua prima interpretazione cinematografica.

Secondo dopoguerra. Liliana (Ricciarelli) è vedova, vive con il figlio Nino (Marcorè) accampata in una chiesa, assieme ad altri sfollati, che presto dovrà sgomberata per riprendere le funzioni liturgiche. Disperati partono per la Puglia per raggiungere il cascinale di Giordano (Albanese), fratello del defunto marito di Liliana, e segretamente innamorato di lei fin dall’adolescenza.

Il loro arrivo porta scompiglio nella vita del fragile Giordano, uscito da poco dal manicomio dove ha subito anche l’umiliazione dell’elettroshock, e risveglia anche antichi dissapori nell’animo delle due vecchie zie di Giordano, che non vedono di buon’occhio l’arrivo di Liliana nella masseria.

Ma, l’arrivo di Liliana fa rinascere l’amore sopito e mai scomparso di Giordano, che, contro il volere delle zie, ospita cognata e figlio nella sua casa, strappandole anche la promessa di un possibile matrimonio tra loro.
Le cose però sembrano non andare per il verso giusto perché Nino ….

Un film lieve e godibilissimo, che mostra la risaputa bravura di Avati di ricreare atmosfere e mondi del tempo andato, che non c’è più, che non torna più. Egli è maestro nel cogliere alla perfezione, nello studiare, una serie di personaggi nella loro routine abituale.

E qui bisogna affermare che il triangolo dei protagonisti gli dà una bella mano, funziona alla grande, riproponendo un’altra volta Albanese nella parte del disadattato, folle quanto buono, un Marcorè inedito ma bravo come sempre, ma, soprattutto, introducendo una splendida Ricciarelli nel mondo del cinema. Sorprendente e bravissima, una scommessa senz’altro vinta, se di scommessa si trattava.

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