Leonardo, il Redivivo

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L’anno appena iniziato ha visto l’arrivo sul grande schermo di “Revenant – Redivivo”, una delle pellicole più attese della stagione, diretta dal pluripremiato regista messicano Alejandro González Iñárritu, con protagonista un’incredibile Leonardo Di Caprio, la cui performance è stata fortemente acclamata dalla critica e che gli è valsa la quinta candidatura all’Oscar, premio mai vinto tra l’altro. Altri protagonisti da tener d’occhio sono i bravissimi Will Poulter e Tom Hardy, quest’ultimo pure candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista.

La pellicola ha fatto incetta di candidature, ben 12. Oltre alle due di cui sopra segnaliamo quelle per il miglior film e la miglior regia a Inarritu, vincitore già l’anno scorso di tre premi Oscar pesanti per “Birdman” con Michael Keaton. Nell’attesa il film ha già trionfato ai recenti Golden Globe, conquistando i premi come miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista a Leonardo Di Caprio.

La vicenda narrata è parzialmente ispirata alla vita del trapper ed esploratore Hugh Glass, vissuto a cavallo tra il settecento e l’ottocento. Siamo nel Nord Dakota, anno di grazia 1823. Costretti a lasciare il territorio dove stavano cacciando animali da pelliccia a causa di un attacco indiano che li ha decimati, i sopravvissuti della spedizione si affidano a Glass per trovare una via di fuga sicura e tornare al loro forte. La sua preoccupazione, oltre che a far da guida è proteggere il proprio figlio, avuto da una moglie indiana.

Lo scontro con un enorme grizzly lo lascia a terra praticamente moribondo. Dopo essere stato trasportato per un tratto di strada su una lettiga di fortuna, mentre il resto della compagnia cerca di raggiungere l’accampamento, viene accudito da due cacciatori che hanno il compito di accompagnarlo alla morte e dargli degna sepoltura. Ma con un vile tradimento viene presto abbandonato al proprio destino. La feroce voglia di vendetta lo rimette in piedi, dando inizio ad una odissea leggendaria tra pericoli incombenti e paesaggi mozzafiato e incontaminati.

La pellicola è un magnifico sfoggio di stile, da vedere nel vero senso della parola. Per gli scenari da cartolina illustrata che ci offre, merito di una magnifica fotografia da dieci e lode di Emmanuel Lubetzki, giustamente candidato all’Oscar. Per le scene forti del film, tra cui quella dell’aggressione dell’orso è veramente da brividi, di un incredibile realismo, grazie anche all’uso magistrale del digitale. Va da se quindi che, pur nella lunghezza della pellicola, la trama è volutamente essenziale – un grave ferimento, il tradimento, la resurrezione – e la sceneggiatura a prova di bomba, senza sfumature, dove esiste solo il bene assoluto o il male spudorato.

Per quanto riguarda la candidatura all’Oscar per Di Caprio, avrei qualche riserva in proposito. La prova fisica è veramente da applausi, decisamente credibile ma poco incisiva, praticamente muto, a parte qualche lamento, per quasi tutto il film. Mi era piaciuto molto di più in “The wolf of Wall Street” o in “The Departed – Il bene e il male”. Mi sembra molto meglio riuscito il personaggio interpretato da Tom Hardy, molto efficace nella parte dell’orribile cattivo, cattivo che alla fine spiega al buono che la vendetta non gli restituirà quello che gli è stato tolto.

Dalla storia dell’esploratore Hugh Glass era già stato tratto un’altro bellissimo film, “Uomo bianco, va col tuo dio!“, del 1971 con Richard Harris.

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