Lincoln, una lezione di cinema

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Una scena del film
Tempo di lettura: 3 minuti

Il maestro del cinema Steven Spielberg, dopo il mezzo flop di “War Horse“, ritorna sul grande schermo con un autentico capolavoro, “Lincoln” magistralmente interpretato da Daniel Day-Lewis, che dopo “Gangs of New York” e “Il Petroliere” mette in scena un’altra prova d’attore di rara intensità.

La pellicola è tratto dal libroTeam of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln” di Doris Kearns Goodwin che Spielberg aveva letto ancora prima che venisse pubblicato e subito gli venne l’idea di trarne un film. Un film per certi versi sorprendente dove vediamo per la prima volta nella carriera del regista americano il visivo cedere il passo al parlato e riconoscere alla forza del dialogo una priorità che mai abbiamo riscontrato nelle sue precedenti opere.

La storia racconta gli ultimi mesi di vita del 16° presidente degli Stati Uniti, e punta l’attenzione su un momento decisivo del suo mandato. La lotta nel gennaio del 1865 per far approvare il tredicesimo emendamento alla Costituzione, quello che abolisce la schiavitù, e che nel progetto del Presidente diventa più importante addirittura della pace con gli Stati della Confederazione, dopo quattro anni di cruentissima guerra civile.

Il gesto è una vera e propria sfida, e Lincoln deve attingere a tutte le sue capacità dialettiche, al coraggio e alla forza d’animo che faranno di lui una leggenda. A dire il vero quando queste doti non saranno sufficienti egli non impedirà che i suoi collaboratori usino metodi un po’ più persuasivi per convincere alcuni membri del parlamento. Ma la posta in gioco è altissima: convincere il popolo americano e i membri di tutto il Congresso a considerarsi una nazione unica ed unita, faro illuminante del genere umano.

Il film, quasi interamente imperniato sulle straordinarie capacità oratorie del presidente incrociate e la vita familiare alla Casa Bianca (l’instabilità psichica della moglie, il figlio che vuol partire per il fronte) e sul dibattito parlamentare per l’approvazione del tredicesimo emendamento, inizia e termina su due campi di battaglia.

La prima scena ci mostra un impressionante campo di guerra gremito di soldati che si massacrano in un infernale corpo a corpo. La seconda, di terrificante bellezza visiva, ci mostra Lincoln a cavallo e con lo sguardo dolente che passa in rassegna il campo di battaglia letteralmente coperto di cadaveri, è la fine della Guerra Civile.

Tra questi due tragici quadri di guerra si svolge la parabola di Abramo Lincoln, che Spielberg descrive come il simbolo della nascita dei grandi principi universali sui quali si fonda la nostra civiltà contemporanea, non senza scavare però negli oscuri giochi di potere che a volte sono necessari per raggiungere interessi superiori.

Ovviamente essendo un film che punta molto sui dialoghi, fondamentale è la prova d’attore dei protagonisti, ed è qui che il film diventa un capolavoro. Una prova corale di assoluta efficacia dove spiccano le performance straordinarie di Sally Field nella parte della moglie del presidente (candidata all’Oscar come attrice non protagonista), di Tommy Lee Jones nei panni del senatore Stevens (candidato all’Oscar come attore non protagonista) e soprattutto quella di Daniel Day-Lewis che con la sua perfetta interpretazione del presidente Lincoln ha tutte le carte in regola per vincere la sua terza statuetta d’oro dopo aver già trionfato ne “Il mio piede sinistro” e ne “Il Petroliere”, entrando di diritto nei più grandi di sempre.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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