Lion – La strada verso casa

300
Tempo di lettura: 3 minuti

La concorrenza era spietata, mi riferisco ai cinepanettoni italiani piuttosto che le grandi produzioni americane o le numerose pellicole per i più piccoli, ma “Lion – La strada verso casa”, diretto dal regista australiano Garth Davis, con Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham e Sunny Pawar, è riuscito a trovare il suo spazio tanto da risultare uno dei film più visti di queste feste natalizie.

Tratto da una storia vera, la pellicola narra di Saroo, un bambino indiano di 5 anni che vive con la madre e il fratello Guddu in piccolo villaggio rurale. Un giorno sale su un treno merci, si addormenta su un sedile e si ritrova nell’immensa stazione di Calcutta a 1600 km di distanza. Sperduto nella caotica metropoli indiano, il piccolo Saroo sopravvive per alcuni mesi per strada e sotto i ponti finchè non viene accolto in un orfanotrofio.

Dopo un po’ di tempo viene adottato da una famiglia australiana e va a vivere nell’isola di Tasmania. Non volendo ferire i sentimenti della nuova famiglia, Saroo decide di dimenticare il passato e di soffocare il desiderio di potersi ricongiungere un giorno con sua madre e suo fratello.

Venticinque anni dopo, Saroo è ormai un uomo adulto, fresco di studi superiori e ben avviato nella vita. Ma il desiderio di ritrovare la vecchia casa non è ancora sopito e, armato solo dei suoi pochi ricordi infantili, da una determinazione incrollabile e da Google Earth, si mette alla ricerca della sua famiglia …

La lunga strada verso casa è un film diviso in due. Nella prima parte abbiamo Saroo bambino che si perde nella grande Calcutta e viene adottato da una famiglia australiana. Nella seconda troviamo un Saroo adulto preso dai suoi tormenti e dalla ricerca della vecchia casa. Molto meglio la prima della seconda. Più coinvolgente, più struggente senza però mai scadere nel pietismo e nella lacrima facile. Lo spettatore è come risucchiato dal magnetismo di questo bambino, interpretato da uno straordinario Sunny Pawar. Si resta incollati al grande schermo dalla sua forza d’animo, dal suo sguardo attento e intelligente che cerca negli occhi degli altri bambini una fratellanza che gli adulti ambigui e meschini sembrano negargli.

La seconda parte invece perde gran parte di questo pathos, risulta più confusa e prevedibile, alla ricerca per forza del dramma e della lacrima, e non ne avrebbe neanche bisogno dato che la storia è coinvolgente già di per se. Complice anche la pessima prova d’attore dei protagonisti. La star Dev Patel (Saroo adulto), lanciato nell’olimpo del cinema da “Millionaire”, fa quel che può ma mostra tutti i propri limiti di attore, è di una piattezza imbarazzante. Nicole Kidman è solo l’ombra della grande attrice che fu e non riesce ad uscire dal tunnel della mediocrità nel quale è entrata già da da alcuni anni. Si salva solo Rooney Mara, convincente nella parte della fidanzata di Saroo. Ne risulta alla fine una parte più confusa e prevedibile, alla ricerca della lacrima e del dramma a tutti i costi, dei quali non ne avrebbe neppure bisogno dato che la storia è coinvolgente già di per se.

In conclusione diciamo che è un film da vedere, pur con i distinguo sopra descritti, perché comunque i temi trattati – i bambini rapiti o abbandonati, l’adozione, il ricongiungimento – sono delicati e sempre attuali e offre in questo senso un significativo spunto di riflessione.

CONDIVIDI
Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *