Munich

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Una scena del film
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Le olimpiadi di Monaco del 1972 si stavano avviando ad essere ricordate per le 7 medaglie d’oro vinte dal nuotatore americano (di origine ebraica) Mark Spitz. La notte del 5 settembre, invece, un commando palestinese, denominato “Settembre Nero”, assalta il villaggio olimpico, uccide due rappresentanti della squadra israeliana e ne prende in ostaggio altri 9. Dopo 21 ore di assedio e di estenuanti trattative, un blitz della polizia tedesca si trasforma in un massacro: i 9 ostaggi e cinque terroristi rimangono uccisi.

Questi fatti, “noti”, costituiscono l’avvio dell’ultimo film di Steven Spielberg, “Munich”, che tante polemiche ha suscitato prima e dopo la sua uscita, critiche sia da parte palestinese che da parte israeliana. Il film racconta di fatti reali poco conosciuti, e le fonti principali il regista le ha tratte dal controverso romanzo di Gorge Jonas: “Vengeance”.

La reazione ufficiale israeliana alla strage fu la distruzione di alcune basi dell’OLP in Libano e Siria, mentre “Munich” segue le vicende di un gruppo di agenti del Mossad, il famigerato servizio segreto israeliano, a cui il primo ministro Golda Meir ha affidato il compito di scovare ed uccidere tutti i mandanti dell’attentato.

Il gruppo, capitanato da Avner Kauffman (Eric Bana), comincia a muoversi in incognito per l’Europa, raccogliendo informazioni sui terroristi e passando all’azione. Ma la violenza sembra non aver più fine e in alcuni elementi del gruppo comincia ad insinuarsi il tarlo della legittimità, fino a quando ….

“Munich” è sì un film sulla vendetta che il Mossad perpetrò all’indomani del massacro. Ma è anche, e soprattutto, un film sui dubbi di un uomo che cerca con forza una risposta razionale a tutta la violenza che lo circonda che contribuisce ad alimentare, senza trovare ovviamente risposta.

Come si può dire. Vendetta chiama vendetta. Sessant’ anni di guerra infinita, spesso inesplicabile per non dire inspiegabile, generazioni e generazioni che hanno vissuto solo nella guerra. Una guerra della quale non si vede la fine dato che le ragioni degli uni sono lo stesse degli altri.

Un bravo a Spielberg per aver girato un film simile. Ci vuole una buona dose di coraggio nel racontare i risvolti poco o niente conosciuti della rappresaglia israeliana ai danni delle menti palestinesi. Egli cerca di rimanere, sequenza dopo sequenza, il più acritico possibile, molto analitico e senza semplificazioni banali sulla “ragione” e sul “torto”.

Certo che per il fondatore della “Shoa Foundation” è stato molto più semplice girare un film come “Schindler’slist”, che prende al cuore e mette tutti d’accordo. Ma “Munich” resta comunque un bel film, coinvolgente, fortemente politico ma non ideologico, da vedere senz’altro.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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