Nebraska

Una scena del film

Dopo i fasti di “Paradiso Amaro” con George Clooney, per il quale ha vinto il premio Oscar nel 2012 per la miglior sceneggiatura non originale, ritorna sul grande schermo Alexander Payne con “Nebraska”, un bellissimo film in bianco e nero che emoziona, commuove e fa anche sorridere. Un film che giustamente ha ricevuto sei nomination ai prossimi Oscar, sei nomination pesanti: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia, miglior attrice non protagonista a June Squibb e miglior attore protagonista a un monumentale Bruce Dern.

L’inizio è da cineteca. Un vecchio cammina a gambe larghe e con il vento contro lungo il ciglio di una strada trafficata, un poliziotto lo raggiunge alle spalle e lo tocca gentilmente, il vecchio trasale leggermente e alla domanda “dove sta andando?” lui risponde candidamente “a Lincoln in Nebraska”, a 2000 km di distanza!!

Il vecchio è Woody Grant (Bruce Dern), alcolizzato e con l’Alzheimer, che dopo aver ricevuto una lettera che dice che ha vinto un milione di dollari a una lotteria, s’incaponisce per andare a ritirare il suo premio, anche dopo che moglie e figli gli hanno spiegato che è una bufala.

Dopo vari tentativi di fuga, bloccati dai poliziotti o dai familiari, il figlio minore David, contro il volere della madre, decide di accompagnarlo in macchina facendogli toccare con mano l’amara verità. Fanno prima tappa nella cittadina in cui è nato e dove ha vissuto per tanti anni, e dove vivono ancora alcuni suoi fratelli. Qui è raggiunto dalla moglie e dall’altro figlio e con tutti i parenti e i vecchi amici fanno una bella rimpatriata. Dopo di che, la moglie e il primogenito ritornano a casa mentre Woody e David riprendono il viaggio per il Nebraska dove …

Il sesto film di Alexander Payne è un meraviglioso e poetico viaggio on the road nella provincia americana più profonda e devastata dalla crisi, ma è anche un viaggio nel rapporto tra padre e figlio e nella riscoperta delle nostre origini. Chi sono i nostri genitori? Da dove vengono? Possiamo dire di conoscerli veracemente?

Una scena del film
Una scena del film

Con “Nebraska” Payne si conferma uno dei registi più intelligenti e profondi degli ultimi anni, oltre che darci una conferma ulteriore della sua sensibilità al paesaggio che ci circonda. Dopo le belle estese vinicole californiane di “Sideways” e le terre vergini hawaiiane minacciate dalla cementificazione turistica di “Paradiso amaro“, ecco ora gli struggenti paesaggi poveri e piatti del Midwest americano, fotografati in un perfetto bianco e nero.

Ovviamente una regia impeccabile e un’ottima sceneggiatura non bastano a fare di un film un capolavoro. Ci vogliono anche gli attori. Bruce Dern ci regala una magistrale interpretazione nei panni del testardo Woody Grant, la migliore della sua carriera, a settantasette anni ha raggiunto una maturità artistica veramente inaspettata che potrebbe essere premiata con l’Oscar. Da incorniciare anche la prova di June Squibb nei panni della logorroica moglie e giustamente candidata all’Oscar. C’è poi il figlio David interpretato dall’attore comico Will Forte, qui volutamente utilizzato da Payne in un ruolo di basso profilo, quasi come fosse un osservatore, come se noi spettatori fossimo dentro al film.

Se la prima scena del film era un vecchio che camminava incerto sul ciglio della strada verso la telecamera, l’ultima scena è un pickup con sopra padre e figlio che si allontana verso un orizzonte sconfinato. Da cineteca.

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