Cinema a casa / Sorry We Missed You: prezioso, emozionante, necessario

Un film prezioso. Emozionante. Necessario. Un pugno nello stomaco. Un abbraccio amorevole nutrito di disperazione ma mai di rassegnazione. Non proprio un film per le feste questo di Ken Loach in sala da oggi. Sorry We Missed You è tutto meno che un film confortante. Dall’inizio alla fine ti tiene attaccato allo schermo senza illuderti mai.

Il nuovo eroe di Loach si chiama Ricky. Ha una moglie che è un angelo e che per lavoro segue a domicilio anziani e disabili che vivono soli. Abbey attraversa la città, Newcastle, da una parte all’altra dalle 7 della mattina alla 9 di sera. Scende da un bus e sale su un altro. Sei giorni su sette. Portando a casa poco più di una miseria. Da precaria.

Ricky e Abbey hanno due figli. Seb adolescente problematico ma in fondo buono e la rossa e adorabile Liza Jane. Una bella famiglia, unita e che si vuole bene nonostante la crisi economica abba loro impedito di comprarsi una casa, li costringa a vivere in affitto in un alloggio molto modesto e soprattutto metta in pericolo la loro quotidianità e la loro serenità.

Colpito dalla crisi economica del 2008, Ricky per molti anni si arrangia come può. Ma è una gran fatica passare da un lavoro all’altro senza avere mai sicurezze. Così decide di comprarsi un furgone (ovviamente a rate e vendendo la piccola e vecchia auto di famiglia) e diventare un corriere a disposizione di un’azienda di consegne.

Come gli dice il terribile capo, «Lavori con noi e non per noi. Ti sta bene?». Già, un lavoro in proprio. Finalmente “libero”. Ma con tempi assurdi da rispettare, penali da pagare se non stai nei tempi di consegna, famiglia da scordare, nessun diritto e solo doveri,  turni massacranti che mettono a repentaglio un equilibrio di per sé già molto complesso.

Sorry We Missed You è un dramma dei nostri tempi. Dei lavori senza diritti. Della globalizzazione che produce nuovi ricchi e nuovi schiavi. Di una classe operaia che non lavora più in fabbrica ma sulla quale non finiscono mai di cadere pietre.

Non c’è momento in questo film in cui quello che vediamo ci può sembrare troppo o non vero. Ogni sequenza, ogni battuta, ogni lacrima, ogni speranza, ogni abbraccio disperato lo viviamo anche noi.

Il vecchio Ken non si smentisce e racconta in maniera perfetta come il precariato del lavoro si insinui nella vita di ognuno minandone certezze e solidarietà di gruppo, di classe. Ogni lavoratore è un mondo a sé. Io vivo e tu muori. Poi succede che giunge anche per me il momento in cui non si potrebbe più andare avanti. Un pestaggio. Nuovi e assurdi debiti. Il respiro che manca. Ma bisogna andare avanti. Abbracciandosi. Ma con un urlo che ti scuote il cuore.

Perfetto il finale. Meravigliosi gli attori. Ma se cercate un cine panettone o se anche avete voglia di leggerezza…girate al largo: Ken Loach non fa per voi.

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