Steve Jobs, il film

Photo by Francois Duhamel - © Universal Pictures
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A meno di cinque anni dalla scomparsa, Steve Jobs ha già avuto l’onore di essere celebrato da due bellissimi film: “Jobs” di Joshua Michael Stern del 2013, con protagonista Ashton Kutcher, e “Steve Jobs” di Danny Boyle (“Trainspotting”, “The Millionare”) da pochi giorni nelle sale cinematografiche, con Michael Fassbender nei panni del fondatore della Apple, spalleggiato da una superlativa Kate Winslet.

La pellicola ha già avuto importanti riconoscimenti ai recenti Golden Globe, conquistando il premio per la miglior sceneggiatura con Aaron Sorkin (“The Social Network”) e per la miglior attrice non protagonista con Kate Winslet. Due sono anche le candidature per la prossima notte degli Oscar: Michael Fassbender come miglior attore protagonista e ancora Kate Winslet come miglior attrice non protagonista.

Il film si incentra su tre momenti importanti della vita di Steve Jobs: il 1984, il 1988 e 1998. Queste tre situazioni sono ambientate nel backstage di eventi molto attesi e raccontano gli imprevisti dell’ultimo minuto, gli immancabili contrattempi che accadono poco prima della presentazione di un nuovo prodotto.

1984. A pochi minuti dal lancio del Macintosh Steve Jobs discute animatamente con i suoi collaboratori per il fatto che ha appena scoperto che il Mac non dirà “Hello” all’accensione per un problema tecnico. Ha poi un duro scontro con l’ex-fidanzata Chrisann Brennan: l’uomo nega di essere il padre della bimba di cinque anni, Lisa. Chrisann arriva con Lisa per affrontare Jobs; lei è amareggiata dal rifiuto dell’uomo di sostenerle, nonostante la sua ricchezza.

1988. Dopo l’uscita dalla Apple, Jobs fonda una nuova società, la NeXT. Siamo a pochi minuti dalla presentazione del primo computer della società. Jobs discute con la sua segretaria factotum Hoffman sulla direzione poco chiara intrapresa da NeXT; alla fine Hoffman si rende conto che Steve ha concepito il computer solo per invogliare la Apple ad acquisire la società. Jobs ha un’ennesimo scontro con Chrisann, accusata di usare la figlia Lisa, che nel frattempo ha legalmente riconosciuto, solo per ottenere soldi da lui.

1998. Ritornato alla Apple Jobs è pronto al lancio dell’IMac. A pochi minuti dalla presentazione ha un acceso scontro con la figlia Lisa rea di aver permesso alla madre di vendere la casa comprata per loro. Molto forte è anche lo scontro con Wozniak, co-fondatore della Apple nel 1976, con il quale si rinfacciano parecchi fatti del passato. La Hoffman implora Steve di riappacificarsi con la figlia.

Quanto scritto sopra è solamente una scarna schematizzazione della trama. Nel film ovviamente c’è molto altro, è molto più intrecciato e strutturato.

Ambientato interamente dietro le quinte, la pellicola è impostata come un opera teatrale divisa in tre atti, in ognuno dei quali il regista si prefigge di far vedere cosa ci fosse dietro l’immagine pubblica di Steve Jobs. In questo si avvale della bravura e della maestria di Aaron Sorkin che ha costruito una sceneggiatura mozzafiato, dai dialoghi veloci e serrati che, anche se non corrispondono sempre a quanto detto realmente, ci fanno capire il carattere del protagonista: testardo, arrogante, sfruttatore, “incompatibile” con il resto del mondo. Un essere umano, consapevole dei suoi difetti e delle sue debolezze, ma deciso nelle sue convinzioni, creatore alla fine di prodotti rivoluzionari che hanno cambiato la quotidianità di milioni di persone.

Ovviamente l’ottima sceneggiatura non poteva reggere senza la straordinaria prova d’attore di due autentici giganti del cinema. Michael Fassbender (“Shame”, “12 anni schiavo”) si mimettizza perfettamente nei panni di Jobs, una dura corazza che solo alla fine verrà scalfita da chi ama veramente. Kate Winslet, nei panni della segretaria-braccio destro, all’inizio quasi irriconoscibile grazie a un perfetto trucco/parrucco, che per l’ennesima volta da prova della sua abilità di trasformista mettendosi completamente al servizio della trama e del personaggio. Entrambe giustamente candidati alla prossima notte degli Oscar. Riconoscimento che Kate Winslet ha già ottenuto nel 2009 per l’interpretazione di “The Reader – A voce alta”.

Un film che, da come è stato concepito, poteva risultare statico e noioso, si rivela alla fine godibilissimo. Due ore che volano via senza che te ne accorga, grazie alla bravura del regista, dello sceneggiatore e degli attori.

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