The wolf of Wall Street

Una scena del film

Forte di cinque candidature agli Oscar e di un Golden Globe come miglior attore protagonista, arriva nelle sale italiane “The wolf of Wall street“, ultimo film dell’accoppiata Martin Scorsese Leonardo Di Caprio, qui alla loro quinta collaborazione dopo “Gang of New York”,  “The Aviator”, “The Departed” e “Shutter Island”. Leonardo di Caprio veste i panni dei Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo nella storia di Wall Street negli anni ’90. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’ononima biografia scritta dallo stesso Belfort.

Nel 1987 il giovane Jordan, fresco sposo, inizia la carriera di broker sotto la guida dell’eccentrico Mark, mago della finanza, che oltre ai segreti di Wall Street, lo introduce anche ad uno stile di vita pieno di eccessi, tra sesso sfrenato e droghe di ogni genere.

Dopo il fallimento della società dove lavora causato dal famoso lunedì nero (19 ottobre 1987: crollo della borsa), Jordan si mette in proprio aprendo una piccola società, la Stratton Oakmont, insieme a Donnie Azoff, un suo vicino di casa ammirato dal suo stile di vita aggressivo e senza scrupoli. Assumono, o per meglio dire arruolano, personaggi poco raccomandabili (anche spacciatori di droga) e li istruiscono su come truffare i clienti attraverso l’acquisto e la vendita di titoli-spazzatura.

Il successo è immediato e stratosferico, i milioni di dollari entrano a palate, e gli affari, spesso oltre il limite della legalità, aumentano a livello esponenziale. Il tutto condito da incredibili feste orgiastiche, tradimenti ripetuti e da eccessi di droga. Alla lunga tutto questo non poteva passare inosservato agli occhi dell’FBI che…

the-wolf-of-wall-street_img2The wolf of Wall Street” è un film fantasmagorico, un lungo e scatenato viaggio nel mondo di Jordan Belfort, uno degli uomini di maggior successo nel campo della finanza, che a 26 anni guadagnava circa 50 milioni di dollari l’anno. Di Caprio è perfetto nell’impersonare un personaggio carismatico, trascinante, distruttivo. Un talento quello di Leonardo che gli ha permesso di aggiudicarsi il Golden Globe come miglior attore protagonista e candidarsi per la 5 volta all’Oscar.

L’agognata statuetta potrebbe però sfuggirgli per l’ennesima volta perché mai come quest’anno la concorrenza è veramente agguerrita, a partire dal poetico Bruce Dern di “Nebraska” e da Matthew Mc Counaghhey di “Dalla Buyers Club“, che (a volte il destino) troviamo proprio all’inizio del film confrontarsi con Di Caprio.

Il film è pieno di scene da vedere e da godere, su tutte quelle Di Caprio e la spalla Jonah Hill strafatti fino a perdere il controllo di arti e della parola, che lottano per il possesso di un telefono, l’incontro-scontro di Belfort con l’ispettore dell’FBI sul suo mega yacht, l’affondamento dello stesso al largo delle coste italiane il salvataggio e i festeggiamenti per lo scampato pericolo sulle note di “Gloria” di Umberto Tozzi.

Va da sé quindi che è un film da vedere, anche se per me è a un livello inferiore rispetto “American Hustle” e “Nebraska”. Per prima cosa, pur considerando che la rappresentazione di tutti gli eccessi era doverosa per qualificare al meglio il personaggio, tre ore di pellicola sono veramente tante. Ma soprattutto imputo a Scorsese un finale fuorviante che poteva anche risparmiarsi: l’eccessivo soffermarsi sulla redenzione di Belfort che fa da contraltare al depresso agente dell’FBI in metropolitana che guarda con mestizia le miserie umane che lo circondano.

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