Tempo di lettura: 2 minuti

A Passariano, nel parco di Villa Manin, il più importante giardino storico del Friuli Venezia Giulia, un’oasi di quasi diciotto ettari sospesa tra magredi e risorgive, ritorna anche quest’anno, al termine di una stagione estiva ricca di concerti, eventi teatrali e spettacoli per bambini, Nel Giardino del Doge Manin, un appuntamento molto atteso dedicato al miglior florovivaismo.

La manifestazione è promossa dall’ERPAC FVG, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, e coordinata dalla cooperativa sociale Agricola Monte San Pantaleone, una realtà triestina con oltre quarant’anni di esperienza nella cura del verde e nella promozione del benessere attraverso il verde.

Una novantina di espositori italiani ed esteri, sapientemente selezionati da Lili Soldatich, curatrice anche di Horti Tergestini, sono pronti a invadere pacificamente il Parco e a mettere in mostra prodotti e competenze: piante rare, grasse, aromatiche, decorative, carnivore, le immancabili rose, i melograni, ma anche tanta oggettistica in sintonia con la natura.

E di natura che nutre l’anima e il corpo, che racconta il passato e garantisce il futuro, si parlerà anche durante le ormai consuete conversazioni nel Parco, che vedranno alternarsi sul palco agricoltori, fotografe, cuochi, musicisti, giornaliste, artisti, esperti di biodiversità.

Si dialogherà sulla forza e la resilienza della Terra, capace di generare e regalare bellezza ad ognuno dei nostri sensi, ma bisognosa di attenzione e di sollecitudine, di tempo e di cura.

Una relazione a cui dobbiamo educarci sin da piccoli, motivo per cui anche quest’anno non mancheranno i laboratori per le bambine e i bambini, e che dobbiamo coltivare e mantenere, motivo per cui anche quest’anno non mancheranno le visite guidate al Parco.

Camminare sui magredi, salvare un gelso, far suonare le mani, sono gesti che aiutano a riconciliarsi con se stessi e con gli altri e che sono frutto di un rinnovato rapporto tra l’ambiente e l’umanità.

Perché come dice l’attivista indiana Vandana Shiva, «possiamo continuare a camminare come sonnambuli verso l’estinzione o possiamo divenire consapevoli delle nostre possibilità e di quelle del pianeta.»