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Ho letto da qualche parte che alla Peonia sono dedicati decine di migliaia di Haiku, la minima poesia giapponese. Un soffio di poesia. Un profumo di meraviglia. Un attimo di eternità. Una fuggevole caducità.

Proprio vero: la peonia è tutto questo. Poesia, meraviglia, eternità, caducità.

Il bel  cespuglio di peonie rosa del mio giardino vive lo spazio di pochi giorni. E se arriva la pioggia, come è successo, la loro somma bellezza si trasforma in petali infiniti e solitari sparsi sull’erba. Non lo sopporto.

Aspetto un anno, dico un lungo anno, per rivedere quei fiori, tra i più venerati in Oriente, portatori di fortuna, amori felici, nobiltà d’animo e pace. E restano con me solo pochi giorni.

Considerata la ‘regina di tutti i fiori’ nella Cina antica, si è diffusa come pianta ornamentale con l’imperatore Yang (605-617) della dinastia Sui (581-618), diventando popolare e protetta nei palazzi imperiali durante la successiva dinastia Tang.

Le varietà migliori erano molto costose, tanto che le peonie diventarono spesso parte della dote.

La città di Luoyang, oggi Heze,, nella provincia dell’Henan, ne diventò il centro principale durante la dinastia Qing (1644-1911) e continua tutt’oggi a celebrare questo primato ogni aprile con un festival internazionale della peonia.

Innumerevoli le storie mitologiche sull’origine della peonia. Una leggenda racconta che le ninfe si nascondevano fra i suoi petali che così sono diventati simbolo di timidezza.

Ma a me piace ricordare soprattutto un libro che leggevo a mia figlia Marta quando era bambina: protagonista è Pasqualina, un’elefantina che non riusciva a diventare rosa.

E’ la storia di un gruppo di elefantini giocherelloni. I maschi vengono lasciati scorrazzare nel fango e divertirsi. Le femmine sono invece costrette a mangiare petali di peonia per colorare di pallido rosa la loro rugosa pelle.

Ma Pasqualina non ci riusciva a diventare rosa e guardava con invidia i fratelli e cuginetti saltare nell’acqua sporca.

Ribelle e ambiziosa, Pasqualina voleva uscire dagli schemi che le erano stati imposti. Voleva smetterla di mangiare peonie e ambiva a rotolarsi nel fango e a diventare tutta grigia. Grigia, sì, forse non tanto bella, ovvio. Ma felice assolutamente sì. 

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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