“Folzameron”, ovvero il “Decameron” di Folzano, località nel territorio di Brescia capoluogo. Il titolo di questa pubblicazione esercita un ideale accostamento fra l’antica opera letteraria del Boccaccio e l’ideazione, in chiave analogamente novellistica, di un’edizione significativa di un dato legame, allacciato fra le due, afferente un simile sperimentare un compendio narrativo, nel tormentato svolgersi di un particolare periodo.

Fuori il contagio, dentro, fra precauzionali restrizioni rispetto alla consueta interazione sociale, il convidere racconti. Tale diversivo, frapposto all’incombere, proprio di un pericolo tanto individuale che collettivo, se era valso per ambientare l’ispirazione poetica dell’autore del Decamerone, secoli e secoli dopo, fatte, ovviamente, le debite distinzioni, sembra che si sia parimenti prestato allo slancio compositivo del selezionare alcuni racconti per una sorta di “frangi-pandemia”.

In questa pubblicazione bresciana si evince tale diretta parentela con quanto pare, ancora, sussistere, a fine 2020, in un’insistente eco quotidiana, anche solo per il tramite delle parole usate per dare una sostanza introduttiva al pur breve racconto intitolato “Un aiuto inaspettato”, a firma di un non meglio identificato Diego, con le illustrazioni di un altrettanto ruolo fermo al nome di battesimo, con la sola iniziale di un presumibile cognome, cioè, Stefano P.: “C’era una volta un brutto virus che impediva alle persone di: stare vicine, divertirsi con gli amici e abbracciarsi…Nessuno usciva di casa e il paese sembrava disabitato e monotono (…)”.

Una serie di giovani autori esprimono la propria fantasia, dandogli la forma codificata di un racconto, liberamente ispirata al metro di misura di quella fanciullezza che, di solito, si approccia ingenuamente alla realtà, con una disarmante naturalezza che gli adulti, rei confessi, usano chiamare innocenza.

Ad apertura di questa pubblicazione, risulta utile quanto scritto a dovuta presentazione rivelatrice della iniziativa che ne ha sotteso la realizzazione espiatrice dal gravare inconsueto di un ambito generalizzato, nella sua incidenza esplicitamente ammonitrice.

Il monito è implicito in una convergenza narrante, catalizzatrice di una condivisa traccia esperienziale, assurta a comune matrice, nel merito di un darsi da fare per la sintesi di una produzione letteraria, attraversata anche dai contributi delle generazioni più attempate, che, per quanto riguarda gli studenti, di tutto un subito ammanco scolastico, pare poter porre la solerte disponibilità elaborata, nonostante tutto, in una laboriosa quota parte compensatrice: “Le seguenti storie brevi sono state raccolte in occasione di un concorso realizzato dalla parrocchia di Folzano, rivolto a bambini e adulti. Successivamente, I racconti sono stati illustrati da alcuni disegnatori. Il diverso approccio narrativo degli autori e degli illustratori forma qui un piccolo universo di sensibilità e sfumature stilistiche”.

Note stilate durante la fatidica contingenza che lo sviluppo del 2020 ha contraddistinto nei mesi in avvicendamento fra l’inverno e la primavera, ponendo la sfida di un notevole cimento, ancora, riemerso, nel tempo più in là, nella sorta del recrudescente riproporsi di un contesto, già stigmatizzato in un simile problematico assortimento.

Quel contesto dove ancora pare potersi rappresentare “Il mostro sconosciuto”, alluso nel titolo dell’omonimo racconto, dove, al suo esordio, un tal autore “A.G.” scrive, fra le illustrazioni di Nicola e di Stefano P.: “C’è questa volta un essere terribile, invisibile e sconosciuto, il quale non permette alle persone di stare vicine e di abbracciarsi, facendo perdere a tutti gli umani il senso del contatto fisico. Ma soprattutto, fa perdere ai bambini il piacere delle comunità e del gioco (…)”.

Queste considerazioni, emanate da una comprensibile visione fanciullesca, paiono scorrere, in altro registro espressivo, insieme alle parole usate, in pari tema, fra le pagine dell’enciclica di papa Francesco, intitolata “Fratelli tutti”, nello specifico dello sviluppare tale motivo di riflessione affermando, fra l’altro, che “(…) 32. Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo, ho detto che – la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, I nostri progetti, le nostre abitudini e priorità – (…)”.

Nei vari racconti di “Folzameron” c’è la ricchezza dell’essenzialità dei maggiori ambiti di fondamentale profilazione del creato, fra la natura ed I suoi abitanti, come, ad esempio, I due asinelli che, in un dato racconto, fungono da figure utili all’immaginazione, per modellare la realtà, anche sperimentabile in quel di Folzano, con quella gemmazione immaginativa che, in un altro componimento, cede, invece, il passo ad un’interessante estemporanea paesaggistica, nella descrizione, cioè, dei luoghi effettivamente rilevabili in quel dei “Ronchi”, alle spalle della città di Brescia, dove pure trovare, fra l’altro, una significativa impronta storica, impressa ad evocazione memorialistica di una pagina sofferta di storia patria, gettando, in questo, il presupposto che, anche in queste giornate da emergenza sanitaria, si possa certamente, a sua volta, ancora, e “a Dio piacendo”, poter da esse girare pagina.